quasi un manifesto generazionale.

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Dopo la bellissima esperienza delle primarie mi domandavo se sia giusto andare avanti o fermarsi per un po’ a rifiatare. In fondo non vivo di politica come molti amici e colleghi, anche se la mia vita è sempre più coinvolta dalla politica. Poi mi sono improvvisamente risposto con un sì. Sì, e lo devo alla mia coscienza e a tutte quelle persone – molti giovani – che mi hanno sostenuto a cuore aperto durante questa esperienza democratica dal basso. Credo che il patrimonio culturale e politico nato da questo percorso non possa essere disperso, ma vada necessariamente valorizzato dentro una forma politica nuova. Insomma la sfida consiste nel dare fiducia – nonostante le resistenze gerontocratiche  interne al partito e dei soliti affaristi locali – a tutti quei giovani che hanno pensato che anche a Follonica si potesse cambiare. Prima che prendersi cura degli altri, dobbiamo infatti imparare a “dare fiducia” agli altri:  per vincere la sfida in politica si deve imparare a fare i salti nel buio di kirkegaardiana memoria, per alleggerire il peso delle solite corti dei miracoli che orbitano come zavorre intorno alla politica locale e  per ridare credibilità alle nostre liste. Vorrei poi che si imparasse a pensare con la propria testa e che si fosse valorizzati per quello che sappiamo fare e per quello che siamo disposti a realizzare: senza farsi sponsorizzare dai soliti capibastone “in alto”, parlamentarti e papaveri,  che spesso fanno parte di grosse lobby che difficilmente si occupano di cose locali. Vorrei vedere i consigli comunali incendiarsi di passione per la rigenerazione delle pinete o per il miglioramento dei servizi negli asili nido o nei centri anziani. Questa per me è la missione che mi impedisce di lasciar perdere. Far crescere in pubblico nuove generazioni , come diceva Lou Reed, è la moneta con cui vorrei venisse ripagato il nostro impegno di questi anni. I giovani in politica, nei consigli comunali, dovranno essere quasi una missione. Senza di loro saremo invasi da giovani vecchi, politici prezzolati di carriera, accordi di potere e  affaristi locali. E’ una missione che dovremo necessariamente riassumere in un manifesto incendiario, che configuri una nuova democrazia, fatta dal basso, fatta di idee e progetti nuovi.   Lasciamoci travolgere, fidiamoci e non lasciamo spazi alla platea di finti politici che quotidianamente sfregiano la parola politica. Per tutto questo vado avanti.

Up patriots, imus, missa est.

#quarantaduevirgolaventi

Oggi all’una , di ritorno da un’udienza a Grosseto, ho incontrato, insieme ad altri due candidati,  i commercianti del Mercato Coperto. Devo dire a malincuore che anche qui la situazione è molto, molto lamentosa. Tra le cose che venivano richieste c’erano anche  le detrazioni in tariffa del servizio non effettuato da Sei Toscana e dato in carica dai commercianti ad altre ditte private di smaltimento. Insomma, se è il servizio che si deve pagare, non possiamo calcolare a loro anche quello che non viene fatto dal gestore dei rifiuti.  Un altro elemento collegato ala TARES , di cui vorrei si parlasse di più in questa campagna, e che fu oggetto di quella precedente (almeno da parte mia) è la raccolta differenziata: i dati del comune di Follonica dal 2009 al 2014 sono quasi identici : si va dal 40,21% di inizio legislatura al 40,20 % di oggi. Questo è lo specchio – e lo dico a malincuore –  della troppo superficiale attenzione di questi anni al problema dei rifiuti. E non possiamo neanche cullarci sulla scandalosa media provinciale del 28,00 % perché ci si deve confrontare con le realtà virtuose, non con quelle pessime. Quindi , un’altra “prima cosa” che farò da Sindaco sarà portare la raccolta a Follonica all’80% entro metà mandato. Ma per far questo si deve finalizzare gli sforzi e creare un impianto dentro il Comune o in zona limitrofa a servizio del territorio del nord grossetano che si occupi della gestione e della valorizzazione della raccolta differenziata. E che dia anche un po’ di lavoro, che ce n’è tanto bisogno, mettendoci d’accordo con l’area vasta e cercando un interlocutore che ci aiuti a fare presto questa sintesi.

Senza più trovarci, come spesso accade in queste faccende legate ai rifiuti, a rimbalzare da un ufficio all’atro, da una competenza all’altra, un po’ come faceva Bud Spencer in “Banana Joe” per ottenere la licenza a vendere le banane.

Episodio 12 . Più che di endorsement parliamo di lavoro e sviluppo per Follonica.

Permettetemi una piccola polemica.

Come cittadino follonichese,  confesso che i vari endorsement importanti di presidenti di province e vari sindaci e consiglieri regionali, non hanno mai influenzato il mio voto. Il mio voto, anzi, doveva andare a chi aveva dimostrato con fatti e non parole di stare dalla parte delle persone e dei cittadini, e non già dei maggiorenti della politica. Per carità, nulla contro di loro, ma non mi piace onestamente il metodo che sembra dire: vota me perché sto con Pinco o perché ho Pallino dietro,  anziché vota me perché faccio queste cose per migliorare la vita della nostra comunità e dei nostri giovani.

Fine della polemica.

In questi giorni di incontri sono stato anche a trovare alcune cooperative sociali di tipo B che danno lavoro sul territorio a persone svantaggiate, unendo meritoriamente l’inclusione sociale alle politiche del lavoro. Credo siano realtà da tutelare e da incentivare, perché offrono opportunità a chi , normalmente, per vari accidenti della vita, queste opportunità non ce l’ha mai avute, limitando il rischio di deviazione sociale di queste persone. Sono realtà importanti, che danno lavoro stabile a tempo indeterminato a centinaia di persone a Follonica. Insieme a loro, visto che il mio tema sarà principalmente lo sviluppo e il lavoro,  si deve però anche incentivare la piccola impresa artigiana, che conta a Follonica migliaia di piccole aziende, spesso ditte individuali, che lavorano nei settori più disparati (commercio e edilizia in primis) . Dico due cose semplici per favorire questi settori di mercato: una consiste nella riduzione degli oneri comunali sulla conversione dei capannoni , ad esempio nel passaggio da artigianale a commerciale. L’altra , riferita all’edilizia, consiste nel ridurre il dimensionamento minimo degli edifici, per portarlo dagli attuali 50 metri quadri a 35/40 mq, così da incentivare le divisioni degli edifici e aumentare i lavori di ristrutturazione per le piccole ditte edili. Insomma chi eredita un appartamento di 85 mq a Follonica perché deve sobbarcarsi i costi dell’IMU e della TARES senza trovare poi nessuno disponibile a comprarlo?  Se divento sindaco sarà la prima cosa che farò.

Non nei primi cento giorni, ma nei primi 10.

diario di bordo . puntata 11. #nonsoloColonia …

Per la serie, “non solo colonia”,  parliamo d’altro. Il turismo ha varie gambe, che passano dalla creazione di nuovi alberghi, all’immagine della città. Sappiamo tutti che le strade sono dissestate in molte parti di Follonica. Sappiamo che ci sono i giardini incolti, spesso poco curati. Ci sono inoltre punti luce davanti ai giardini in Piazza Vittorio Veneto che sembrano quelli della tangenziale est di qualche città del terzo mondo.  Quali soluzioni? Intanto partiamo dall’asfalto: nel piano delle opere pubbliche rimettiamo gli stessi soldi che abbiamo tolto per finanziare il Parco Centrale, perché la città sta diventando pericolosa e i risparmi nell’asfalto rischiamo di perderli nelle cause di risarcimento fatte dai cittadini. Sul secondo punto voglio citare invece l’interessante suggerimento di un ragazzo che fa parte dell’associazione ristoratori:  diamo alcuni degli spazi verdi della città in concessione gratuita a vivaisti della zona o – aggiungo io , ad attività economiche limitrofe, per ottenere un’esplosione di fiori in tutta la città e risparmi consistenti sulla gestione. L’ultimo punto: i lampioni. In Italia ci sono società che si occupano di risparmio energetico: una di queste è Enel Sole (che cito solo come esempio) che alcuni anni fa si propose per realizzare un “piano dell’illuminazione” in grado di sostituire quasi gratuitamente – in vari tempi – i vecchi lampioni e di metterne di nuovi a risparmio energetico (con tecnologia a LED , in grado tra l’altro di abbattere dell’80% il costo in bolletta dell’energia per il Comune).

Non c’e dubbio che per fare turismo serve una città pulita, che, oltre alle importantissime infrastrutture , abbia anche un tessuto urbano curato,  fiorito e accogliente. Sembra scontato, ma non lo è.

Perché è importante sviluppare la città

A me sinceramente a volte sembra di vivere in un paese immobile e congelato. Sento discorsi da molti candidati che mi ricordano discorsi fatti da altri candidati di altre elezioni di 5, 10 , 20 anni fa (oltre non ricordo bene) .  E mi riferisco anche alla girandola di risposte piccate sulla colonia, come se avessi detto chissà quale bestemmia.  A me , sinceramente, dire che la colonia deve essere data in concessione lunga a un  privato perché possa rientrarci nell’investimento e possa garantire posti di lavoro ai nostri giovani (cioè a tanti coetanei che non hanno la fortuna di essere più appoggiati da altri) , non sembra una cosa abominevole.  Qualcuno mi ha detto che questo è un tema di destra, altri mi hanno ricordato la funzione sociale del processo partecipativo. A quelli della destra  nemmeno rispondo, perché usare le questioni ideologiche sui temi serve solo a riempire i social network di chiacchiere a vanvera.  A quelli della funzione sociale dico: perché creare posti di lavoro, riqualificando un immobile che casca a pezzi e che costa al comune 100.000 euro l’anno di manutenzione, è una sporca  manovra neoliberista? Ma poi che vuol dire? Le parole sono importanti diceva un famoso regista. A quelli, infine, che mi accusano di aver violato il programma sottoscritto col PD, rispondo che il PD parla di mantenimento della proprietà pubblica e io, infatti parlo di concessione al privato col mantenimento della proprietà. E poi mi pare che il processo partecipativo famoso si concludesse anch’esso con una richiesta ai privati.  Sulla funzione sociale, parliamone. Magari anche 50 posti di lavoro da cuoco, cameriere, receptionist, oltre all’indotto, possono di certo, dato il momento difficile, avere una funzione sociale e – aggiungo io – costituzionale, oltre che naturalmente economica …  Insomma, e mi rivolgo ai giovani e alle loro famiglie, vogliamo provare a cambiare o vogliamo davvero emigrare?

Episodio 11: Arsenico e vecchi merletti

Molti mi chiedono come candidato di pronunciarmi sul recente studio di Ambiente SC commissionato dal Comune di Scarlino, relativo ai lavori di bonifica della falda superficiale intorno alla piana di Scarlino. Ho  letto questo studio con molta attenzione e credo che, diversamente dalla posizione espressa dalla Provincia, dobbiamo essere un po’ preoccupati. L’estensione dell’inquinamento nella falda di arsenico e manganese nella zona est di Follonica (Cassarello e zona industriale) dimostrato dallo studio in parola, ci deve tenere drizzate le antenne , perché – senza dire niente contro le attività produttive di Scarlino – si deve  pretendere che le bonifiche vengano fatte a regola d’arte e che il Comune di Follonica venga coinvolto in tutte le Conferenze di Servizi dove si prendono decisioni sull’argomento. Personalmente ho scritto, insieme ad Anna Gaggioli e Francesco Aquino (Presidente e membro della Commissione Ambiente Comunale) una mozione da discutere al prossimo consiglio del 14 febbraio che impegna la Provincia e Arpat a monitorare – in continuo –  le acque reflue derivanti  dalla depurazione dell’acqua contaminata previsti dai quindicinali lavori di bonifica. Chiediamo anche che venga incaricato un geologo esperto che rappresenti tecnicamente il Comune di Follonica nelle Conferenze dei Servizi relative alla corretta esecuzione di questi lavori di bonifica. Insomma, non è vero che che parlo solo di buche e di lavoro, cose peraltro molto importanti, ma anche di tutela della salute dei nostri cittadini .  Cosa ancora più importante.

puntata 10: mercato del venerdì e l’assessore di quartiere

Oggi, venerdì sette,  sono stato con la mia amica Romina  in giro per il mercato settimanale. Ho incontrato molte persone; ascoltarle per me è un privilegio. Metto qui insieme, in ordine sparso,  i problemi più sentiti dai cittadini che ho ascoltato stamani: salute pubblica, decoro urbano, lavoro per i giovani, case popolari e relative disparità di trattamento nell’assegnazione. C’era la signora con il marito non completamente autosufficiente che aveva bisogno del sollevatore nel bus per portarlo in centro , c’era chi aveva avuto problemi di salute gravi ed era preoccupato per la qualità dell’aria e dell’acqua , c’era l’ambulante che parlava della crisi e della difficoltà a trovare un  dialogo con i vigili urbani di Follonica. In sintesi ciò che prevale è il pessimismo, di un paese in ginocchio che cerca la strada per rialzarsi. Mentre li ascoltavo pensavo a quale debba essere il nostro ruolo, quello della politica, davanti a questo mutato quadro sociale. Alcune soluzioni sono semplici, altre un po’ più complicate. Due sono le strade parallele: entusiasmo e pragmatismo. L’entusiasmo e pragmatismo ci aiutano a restituire ai cittadini una visione positiva del futuro, serve a dire:  “sì, ok,   alcune cose vanno male,  ma là fuori c’è un mare di cose belle e semplici che possiamo fare insieme per migliorare la nostra vita e quella dei nostri figli e nipoti” . Il messaggio deve essere insomma: non abbattiamoci, perché ce la possiamo fare alla grande!  Per la signora, come per l’ambulante, il pragmatismo suggerisce di pensare ad un assessore di quartiere: io lo penso giovane, con un taccuino (o un notebook) in mano che gira la città 8 ore al giorno e prende nota dei problemi. Poi va in comune negli uffici e assegna ai funzionari il tempo per risolverli e le priorità. Fatto questo ritorna dai cittadini e dice che il problema è risolto oppure spiega i motivi del ritardo.  Ecco, se divento sindaco, prometto che oltre ai vigili urbani, ci sarà anche un rappresentante dei cittadini a girare tutti i giorni per ascoltarli e per cercare insieme a loro la soluzione.  Se vinco, insomma, ci sarà la delega di giunta “alle piccole cose” . Lo prometto.

Diario di bordo: puntata 8. Il dovere del silenzio e quello della parola.

Oggi 31 gennaio è una data molto triste. Sono morte due persone di Follonica, forse a causa dell’alluvione.  In momenti del genere si può solo rimanere in silenzio davanti a un dolore che non si può rappresentare; ma è invece dovere politico interrogarci davanti alle cause di questi disastri per capire se si potevano evitare, se ci sono responsabilità , se questa bancarotta di stato e regioni potrà prescindere dalla manutenzione delle nostre strade e dalla loro messa in sicurezza.  Ho visto in questi giorni su facebook e sui social circolare molte foto, postate da fotografi improvvisati, che rappresentavano uno scenario apocalittico. Ho visto una comunità solidale, che preoccupata dell’evento, cercava di dare informazioni ai cittadini sui livelli di piena dei nostri fiumi e fiumiciattoli.  Ho visto anche una comunità che si stringeva nel dolore di questa immane tragedia. Insomma,  vedendo le foto della vecchia Aurelia completamente allagata, nonostante le casse di espansione da poco realizzate, ho pensato all’insensatezza di un tracciato autostradale sulla nuova Aurelia senza la messa in sicurezza di un tracciato alternativo.  Ho pensato, addirittura, per macabra associazione,  ai morti sulla vecchia Aurelia di quando ero ragazzo e alla paura che i miei genitori e nonni mi hanno sempre inculcato per quella maledetta strada.

Ho pensato, però, che questa comunità potrà rivoltarsi a queste imposizioni irragionevoli e saprà recuperare il dialogo con la Regione Toscana, ad esempio.  E ce la farà di sicuro, se resterà unita.  Come  ha dimostrato in questi giorni di grande dolore.

diario di bordo puntata 6: i miei concorrenti

Oggi, domenica 26 dell’anno 2014 , si è presentato anche Gesuè Ariganello. Ieri ho letto sui giornali anche della presentazione di Andrea Benini. Ne manca uno per completare il quadro dei quattro che si sono resi disponibili. Personalmente,  sono molto felice che le primarie a Follonica siano partecipate e non l’antico plebiscito bulgaro sul predestinato dai “gruppi di potere”. Perché la predestinazione non serve a migliorare la città e spesso fa male anche al predestinato, se davvero ce ne è uno tra noi.  Dal mio ottimistico punto di vista sono anzi sicuro (senza finta prudenza) che il risultato di queste primarie sarà indecifrabile fino alla fine. Sarà difficile, sarà faticoso, ma non sarà uno sforzo vano quello di misurarsi tra noi. Certo, senza inutili prove muscolari sul più forte, ma con la passione che ognuno di noi metterà per migliorare la vita di questa città e di questi cittadini. Di Ariganello leggo che parla molto di discontinuità con il sindaco Baldi, citando in concreto il suo impegno sull’abbattimento della TARES ai ristoratori e ai piccoli commercianti. Credo sia brutto e , a volte un po’ antipatico, volersi prendere il merito di un’azione amministrativa, che deve essere sempre il frutto di un’azione comune: ma , per amore di verità, quell’emendamento, pensato per evitare gli aumenti dell’imposta fino al 350%  l’ho proposto io insieme ad altri, con PdL incomprensibilmente uscito dall’aula : qui le prove e  qui il video della seduta .  Comunque non importa chi propone cosa, l’importante, come detto fin dalla lontana apertura di questo blog, è fare il bene della città e dei tanti cittadini scoraggiati e delusi. Il rinnovamento, infatti,  non deriva dall’essere supporter di un candidato alla segreteria nazionale, ma si dimostra quotidianamente con i fatti e con la buona amministrazione.

Comunque benvenuti Andrea e Gesuè.  E Buone primarie anche a voi …

Euforia, nostalgia e apatia : quasi un manifesto per non morire

In questo clima precongressuale, di sperata rinascita di un modello di società politica più partecipato,  penso che si debba ripartire dalle passioni.  Quelle che mi vengono in mente ora, guardando al presente sono due: nostalgia e apatia. Una – invece – è quella del futuro:  l’euforia.   Quanto alle prime, si possono distinguere due generazioni politiche in antitesi tra loro: i ventenni-trentenni e gli ultra sessantenni. Abitano nello stesso spazio fisico, ma in due distinti spazi sociali e culturali: i primi sono gli apatici, rassegnati e difficilmente integrabili (spesso disintegrati) , mentre i secondi abitano uno spazio più ampio di socialità e di partecipazione, ma – per ovvie ragioni anagrafiche –  rimangono attaccati al trasporto agrodolce per il tempo che fu, per le passioni “nostalgiche” di una sinistra felice. Ma rimane questo un ricordo non vero, rappresentato, filtrato dagli inganni della mente, una rappresentazione irreale e dolorosa, appunto, perché Itaca al ritorno non è più quella che si era abbandonato, è , anzi, un’isola nuova, dove si stenta a trovare se stessi fuori da quel mondo fatto di passioni, affetti e ricordi.  Tra gli apatici oggi si trova una prepotente maggioranza di giovani. Tra i nostalgici, un’enorme pletora di anziani e ex militanti di una sinistra idealizzata che nessuno oggi – della mia generazione – può capire.  In tutto questo clima “eternamente presente” sembra non ci sia più spazio per immaginare una passione che rompa il contenitore della nostalgia e dell’apatia e si ponga come passione trascinante, folle,  portatrice di bene e fertilità.  Oggi dobbiamo immaginarci l’euforia come passione guida e traghettatrice verso un nuovo modo di pensare la politica: dobbiamo rimanere politici “euforici”durante tutto il corso della nostra vita. E le passioni euforiche sono quelle della creatività, della condivisione, della solidarietà,  della fratellanza tra più deboli, mentre quelle apatiche (o tristi) rimangono quelle dell’impotenza, della solitudine, della rassegnazione del “non ci sono alternative” . E’ vero che l’immagine del politico che entra ed esce dai palazzi romani, con stuoli di giannizzeri e ballerine, non ci rende forse euforici. Ma a quell’immagine decadente dobbiamo contrapporre una nuova era, che parte dalla rivolta a quel modello culturale che tanto male ha fatto alla politica e al bene della nostra comune terra.  Un’era dove i nostri figli e nipoti non odino il politico, perché loro stessi saranno politici, felici di essere parte attiva e solidale di una nuova civiltà umana e politica. Per fare questo serviamo tutti. Non solo i potenti o i gestori del potere per il potere a tempo indeterminato. Anzi, quelli non dovranno più avere il diritto d’asilo in un mondo nuovo, fatto di persone che rispondono le une alle altre. In un mondo meno apatico, meno nostalgico e portatore di sana euforia trasformatrice.