Episodio 12 . Più che di endorsement parliamo di lavoro e sviluppo per Follonica.

Permettetemi una piccola polemica.

Come cittadino follonichese,  confesso che i vari endorsement importanti di presidenti di province e vari sindaci e consiglieri regionali, non hanno mai influenzato il mio voto. Il mio voto, anzi, doveva andare a chi aveva dimostrato con fatti e non parole di stare dalla parte delle persone e dei cittadini, e non già dei maggiorenti della politica. Per carità, nulla contro di loro, ma non mi piace onestamente il metodo che sembra dire: vota me perché sto con Pinco o perché ho Pallino dietro,  anziché vota me perché faccio queste cose per migliorare la vita della nostra comunità e dei nostri giovani.

Fine della polemica.

In questi giorni di incontri sono stato anche a trovare alcune cooperative sociali di tipo B che danno lavoro sul territorio a persone svantaggiate, unendo meritoriamente l’inclusione sociale alle politiche del lavoro. Credo siano realtà da tutelare e da incentivare, perché offrono opportunità a chi , normalmente, per vari accidenti della vita, queste opportunità non ce l’ha mai avute, limitando il rischio di deviazione sociale di queste persone. Sono realtà importanti, che danno lavoro stabile a tempo indeterminato a centinaia di persone a Follonica. Insieme a loro, visto che il mio tema sarà principalmente lo sviluppo e il lavoro,  si deve però anche incentivare la piccola impresa artigiana, che conta a Follonica migliaia di piccole aziende, spesso ditte individuali, che lavorano nei settori più disparati (commercio e edilizia in primis) . Dico due cose semplici per favorire questi settori di mercato: una consiste nella riduzione degli oneri comunali sulla conversione dei capannoni , ad esempio nel passaggio da artigianale a commerciale. L’altra , riferita all’edilizia, consiste nel ridurre il dimensionamento minimo degli edifici, per portarlo dagli attuali 50 metri quadri a 35/40 mq, così da incentivare le divisioni degli edifici e aumentare i lavori di ristrutturazione per le piccole ditte edili. Insomma chi eredita un appartamento di 85 mq a Follonica perché deve sobbarcarsi i costi dell’IMU e della TARES senza trovare poi nessuno disponibile a comprarlo?  Se divento sindaco sarà la prima cosa che farò.

Non nei primi cento giorni, ma nei primi 10.

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diario di bordo . puntata 11. #nonsoloColonia …

Per la serie, “non solo colonia”,  parliamo d’altro. Il turismo ha varie gambe, che passano dalla creazione di nuovi alberghi, all’immagine della città. Sappiamo tutti che le strade sono dissestate in molte parti di Follonica. Sappiamo che ci sono i giardini incolti, spesso poco curati. Ci sono inoltre punti luce davanti ai giardini in Piazza Vittorio Veneto che sembrano quelli della tangenziale est di qualche città del terzo mondo.  Quali soluzioni? Intanto partiamo dall’asfalto: nel piano delle opere pubbliche rimettiamo gli stessi soldi che abbiamo tolto per finanziare il Parco Centrale, perché la città sta diventando pericolosa e i risparmi nell’asfalto rischiamo di perderli nelle cause di risarcimento fatte dai cittadini. Sul secondo punto voglio citare invece l’interessante suggerimento di un ragazzo che fa parte dell’associazione ristoratori:  diamo alcuni degli spazi verdi della città in concessione gratuita a vivaisti della zona o – aggiungo io , ad attività economiche limitrofe, per ottenere un’esplosione di fiori in tutta la città e risparmi consistenti sulla gestione. L’ultimo punto: i lampioni. In Italia ci sono società che si occupano di risparmio energetico: una di queste è Enel Sole (che cito solo come esempio) che alcuni anni fa si propose per realizzare un “piano dell’illuminazione” in grado di sostituire quasi gratuitamente – in vari tempi – i vecchi lampioni e di metterne di nuovi a risparmio energetico (con tecnologia a LED , in grado tra l’altro di abbattere dell’80% il costo in bolletta dell’energia per il Comune).

Non c’e dubbio che per fare turismo serve una città pulita, che, oltre alle importantissime infrastrutture , abbia anche un tessuto urbano curato,  fiorito e accogliente. Sembra scontato, ma non lo è.

La colonia #parte seconda …

Non penso sia vantaggioso per nessuno mantenere posizioni ambigue su argomenti importanti per lo sviluppo della città; quindi, come per l’arsenico nella piana di Scarlino, che ha attirato le ire di certi esponenti provinciali, credo si debba parlare il linguaggio della verità anche sulla colonia marina, in merito alla sua possibile vendita.  Ripeto, non sono favorevole alla “svendita” della Colonia, ma sono convinto però di alcuni dati. Primo: perché chi ha amministrato negli ultimi 10 anni  non ha mai attivato i finanziamenti europei e regionali per mantenerne la proprietà pubblica? Se questi soldi c’erano, avremmo dovuto impegnarci per reperirli velocemente,  ma evidentemente non si sono trovati. Secondo: mantenere la pubblicità senza finanziamenti , non rischia di creare un ulteriore aggravio di costi pubblici di manutenzione per evitare il crollo? Ma proviamo invece a scrivere tutta un’altra storia, che forse non è la stessa degli ultimi 30 anni. Proviamo a dire le cose che potrebbero servire ai cittadini  e ad immaginare la cessione al privato della colonia (con vendita o concessione di 50 anni) e a valutarne i benefici. Intanto si avrebbe un investitore qualificato in grado di dare lavoro a circa 100 persone. Visto lo stato di disoccupazione dei nostri giovani, non mi sembra una cosa così da buttare via. Poi, con il controvalore economico della vendita o concessione, (non della svendita!) si potrebbe reinvestirne il ricavato in un nuovo plesso del volontariato e delle associazioni, peraltro già previsto  nel nostro Regolamento Urbanistico in zona Parco Centrale. Poi, ancora, avremmo entrate di ulteriori oneri di urbanizzazione per la ristrutturazione . Poi ancora faremmo lavorare architetti e ditte edili nella costruzione di una struttura nuova, bella ed efficiente sul piano energetico,  facendo ripartire l’edilizia da anni ormai in ginocchio.

Insomma, se facessimo questo gioco ci guadagneremmo un po’ tutti.  Ma per farlo,  dovremmo avere il coraggio di aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà, senza temere di sganciarsi da quel vecchio, incrostato ancoraggio sul quale non possiamo più fare affidamento.

Episodio 11: Arsenico e vecchi merletti

Molti mi chiedono come candidato di pronunciarmi sul recente studio di Ambiente SC commissionato dal Comune di Scarlino, relativo ai lavori di bonifica della falda superficiale intorno alla piana di Scarlino. Ho  letto questo studio con molta attenzione e credo che, diversamente dalla posizione espressa dalla Provincia, dobbiamo essere un po’ preoccupati. L’estensione dell’inquinamento nella falda di arsenico e manganese nella zona est di Follonica (Cassarello e zona industriale) dimostrato dallo studio in parola, ci deve tenere drizzate le antenne , perché – senza dire niente contro le attività produttive di Scarlino – si deve  pretendere che le bonifiche vengano fatte a regola d’arte e che il Comune di Follonica venga coinvolto in tutte le Conferenze di Servizi dove si prendono decisioni sull’argomento. Personalmente ho scritto, insieme ad Anna Gaggioli e Francesco Aquino (Presidente e membro della Commissione Ambiente Comunale) una mozione da discutere al prossimo consiglio del 14 febbraio che impegna la Provincia e Arpat a monitorare – in continuo –  le acque reflue derivanti  dalla depurazione dell’acqua contaminata previsti dai quindicinali lavori di bonifica. Chiediamo anche che venga incaricato un geologo esperto che rappresenti tecnicamente il Comune di Follonica nelle Conferenze dei Servizi relative alla corretta esecuzione di questi lavori di bonifica. Insomma, non è vero che che parlo solo di buche e di lavoro, cose peraltro molto importanti, ma anche di tutela della salute dei nostri cittadini .  Cosa ancora più importante.

puntata 10: mercato del venerdì e l’assessore di quartiere

Oggi, venerdì sette,  sono stato con la mia amica Romina  in giro per il mercato settimanale. Ho incontrato molte persone; ascoltarle per me è un privilegio. Metto qui insieme, in ordine sparso,  i problemi più sentiti dai cittadini che ho ascoltato stamani: salute pubblica, decoro urbano, lavoro per i giovani, case popolari e relative disparità di trattamento nell’assegnazione. C’era la signora con il marito non completamente autosufficiente che aveva bisogno del sollevatore nel bus per portarlo in centro , c’era chi aveva avuto problemi di salute gravi ed era preoccupato per la qualità dell’aria e dell’acqua , c’era l’ambulante che parlava della crisi e della difficoltà a trovare un  dialogo con i vigili urbani di Follonica. In sintesi ciò che prevale è il pessimismo, di un paese in ginocchio che cerca la strada per rialzarsi. Mentre li ascoltavo pensavo a quale debba essere il nostro ruolo, quello della politica, davanti a questo mutato quadro sociale. Alcune soluzioni sono semplici, altre un po’ più complicate. Due sono le strade parallele: entusiasmo e pragmatismo. L’entusiasmo e pragmatismo ci aiutano a restituire ai cittadini una visione positiva del futuro, serve a dire:  “sì, ok,   alcune cose vanno male,  ma là fuori c’è un mare di cose belle e semplici che possiamo fare insieme per migliorare la nostra vita e quella dei nostri figli e nipoti” . Il messaggio deve essere insomma: non abbattiamoci, perché ce la possiamo fare alla grande!  Per la signora, come per l’ambulante, il pragmatismo suggerisce di pensare ad un assessore di quartiere: io lo penso giovane, con un taccuino (o un notebook) in mano che gira la città 8 ore al giorno e prende nota dei problemi. Poi va in comune negli uffici e assegna ai funzionari il tempo per risolverli e le priorità. Fatto questo ritorna dai cittadini e dice che il problema è risolto oppure spiega i motivi del ritardo.  Ecco, se divento sindaco, prometto che oltre ai vigili urbani, ci sarà anche un rappresentante dei cittadini a girare tutti i giorni per ascoltarli e per cercare insieme a loro la soluzione.  Se vinco, insomma, ci sarà la delega di giunta “alle piccole cose” . Lo prometto.

Puntata sette …L’energia pulita dal sole e dalla terra anche a Follonica.

L’obiettivo dei prossimi 5 anni sarà quello di rendere Follonica sempre più efficiente e indipendente dal punto di vista energetico.

Per fare questo si deve fare un piano energetico per tracciare un punto zero da cui partire per abbattere gli sprechi e creare nuova energia rinnovabile. Mi diceva un geologo che nel nostro territorio non è mai stata fatta una seria mappatura dei pozzi per verificare le temperature dell’acquifero follonichese che dovrebbero attestarsi intorno a 22 gradi ( sei gradi in più della temperatura media esterna) . Senza entrare in tecnicismi, perché non è la mia materia,  tale mappatura permetterebbe di sfruttare questo “serbatoio termico” che, attraverso pompe di calore,  potrà dare agli edifici fresco d’estate e caldo d’inverno. Un tale studio permetterebbe infatti di sviluppare una fonte rinnovabile di energia e di far risparmiare molti soldi in condizionatori e riscaldamenti a Follonica. L’altro pilastro sarà il risparmio energetico associato all’energia solare. Tutto questo si inserisce in quell’idea di città smart (intelligente) che dovrà tracciare il sentiero di Follonica verso il domani e di cui parlerò ancora a lungo. E per incentivare questo, se sarò Sindaco, ci metterò davvero tutte le mie energie (non rinnovabili, purtroppo).

Insomma,  afferreremo terra e sole per farne energia perché Follonica sia riconosciuta come una vera città smart e green.

Ps: “Habemus slogan! ” : Sarà “E’ tutta un’altra storia” e quella del post si chiamerà  “è tutta un’altra … energia”.

pps: ho materialmente (se non ci sarà un furto stanotte) raggiunto quota 60 firme e sono ufficialmente “candidato”.

Ma questa “è tutta un’altra storia” …

diario di bordo puntata 6: i miei concorrenti

Oggi, domenica 26 dell’anno 2014 , si è presentato anche Gesuè Ariganello. Ieri ho letto sui giornali anche della presentazione di Andrea Benini. Ne manca uno per completare il quadro dei quattro che si sono resi disponibili. Personalmente,  sono molto felice che le primarie a Follonica siano partecipate e non l’antico plebiscito bulgaro sul predestinato dai “gruppi di potere”. Perché la predestinazione non serve a migliorare la città e spesso fa male anche al predestinato, se davvero ce ne è uno tra noi.  Dal mio ottimistico punto di vista sono anzi sicuro (senza finta prudenza) che il risultato di queste primarie sarà indecifrabile fino alla fine. Sarà difficile, sarà faticoso, ma non sarà uno sforzo vano quello di misurarsi tra noi. Certo, senza inutili prove muscolari sul più forte, ma con la passione che ognuno di noi metterà per migliorare la vita di questa città e di questi cittadini. Di Ariganello leggo che parla molto di discontinuità con il sindaco Baldi, citando in concreto il suo impegno sull’abbattimento della TARES ai ristoratori e ai piccoli commercianti. Credo sia brutto e , a volte un po’ antipatico, volersi prendere il merito di un’azione amministrativa, che deve essere sempre il frutto di un’azione comune: ma , per amore di verità, quell’emendamento, pensato per evitare gli aumenti dell’imposta fino al 350%  l’ho proposto io insieme ad altri, con PdL incomprensibilmente uscito dall’aula : qui le prove e  qui il video della seduta .  Comunque non importa chi propone cosa, l’importante, come detto fin dalla lontana apertura di questo blog, è fare il bene della città e dei tanti cittadini scoraggiati e delusi. Il rinnovamento, infatti,  non deriva dall’essere supporter di un candidato alla segreteria nazionale, ma si dimostra quotidianamente con i fatti e con la buona amministrazione.

Comunque benvenuti Andrea e Gesuè.  E Buone primarie anche a voi …

Diario di bordo (Puntata V) : Disoccupati follonichesi: Unitevi!

pelizza

Ritorno a scrivere dopo giornate bellissime trascorse a raccogliere firme nelle case di molte persone. In questi momenti si scopre quanto sia un privilegio poter fare politica nella città dove sei nato e cresciuto. Il privilegio di ascoltare i problemi delle persone, di cercare di entrare nelle loro vite, che , alla fine, non sono poi così lontane dalla mia; il  privilegio di poter provare ad aiutarli, cercando soluzioni insieme; il privilegio anche di schiantarsi contro un bus a due piani , come dicevano gli Smiths, perché la soluzione sembra impossibile.  E guardate ciò di cui si parla di più è il lavoro e la sua assenza:  a Follonica ci sono casi disperati di anziani che mantengono figli disoccupati e nipoti con pensioni poco superiori a mille euro. E noi che si fa? Sarebbe troppo facile e populistico trovare soluzioni immediate, ma non possiamo neanche, come ente più vicino al cittadino, ignorare questo dramma.  Qualche giorno fa ero a Roma , alla Commissione Europea, per un incontro conoscitivo dei nuovi canali di finanziamento europei. Il tizio del ministero del lavoro che parlava ci diceva che in Italia si spendono tutte le risorse in politiche passive del lavoro (sussidi di disoccupazione, cassa integrazione) e quasi nulla in politiche attive, cioè in quelle azioni concrete volte a promuovere e favorire l’occupazione. Il comune in questo non ha la bacchetta magica, ma può svolgere un ruolo attivo nella intermediazione, funzionando , assieme ad altri soggetti  (centri per l’impiego) , per favorire  il primo contatto ai giovani in cerca di prima occupazione e selezionare i curriculum. Servirebbe una/due persone qualificate che tengano aperto un front-office 8 ore al giorno per rispondere alle richieste dei giovani disoccupati. I finanziamenti ce li facciamo mettere all’Europa con un bel progetto.  Se fossi sindaco, sarebbe la prima cosa che farei. Ripartirei davvero dal lavoro. Senza bandiere rosse e proclami ideologici.

Al grido antico di: “disoccupati di tutto il comune: Unitevi!”

5 anni dopo: perché ancora #primarie …

Sui giornali locali si parla di primarie e di una mia certa candidatura.   Non nascondo il mio piacere di mettermi a disposizione per un progetto politico di cambiamento della città . In modo sommesso, semplice e concreto per portare nel dibattito “pre elettorale” la mia esperienza in consiglio in questi cinque anni. Il mio impegno da sempre  è quello di coinvolgere nell’immobile vita politica locale un po’ di delusi, abbattuti, rassegnati. Un po’ di giovani e di piccoli imprenditori che nel tempo si sono inesorabilmente allontanati.  E su questo voglio continuare a lavorare. Questo blog è stato , in un certo senso , un tentativo di fare questo lavoro: portare alla politica quelli che la politica non la amano più.  Non so quali saranno “i giochi politici” nel mio partito sui candidati, ma io rimango fermo,

perché forte della convinzione che non possiamo lasciare tutto come era prima; perché bisogna rendere più semplice il contatto tra utente e p.a, perché vanno tolte norme che concretamente impediscono lo sviluppo di certe attività a Follonica (vedi oneri troppo alti per convertire un capannone in attività commerciale o soglie minime troppo altre per dividere unità immobiliari, perché vanno incentivate le riqualificazioni con premi di volume) .

Perché bisogna dare spazio ai consorzi di promozione turistica e spostare molte delle decisioni sul livello intermedio della società locale.  Perché bisogna insegnare ai giovani a mettersi in proprio per rendere più qualificata l’offerta di beni e servizi a follonica, soprattutto nel turismo e nelle nuove tecnologie.

Perché bisogna progettare un quartiere nuovo dentro l’Ilva , recuperando il patrimonio esistente.

Un quartiere verde e eco-sostenibile con appartamenti a prezzi bassi di nuovo abitato da giovani follonichesi. Perché bisogna ridare entusiasmo a tutti i volti che ho incontrato in questi anni.

Perché bisogna creare una classe politica nuova, pulita e motivata. Piena di passione.  Ecco questa è la parola magica da cui si deve ripartire.

Alla fine a me interessa davvero questo . E per questo continuerò a cercare questa strada.

E’ difficile, ma si deve farlo per noi e per chi verrà.

Ora più che mai.

Euforia, nostalgia e apatia : quasi un manifesto per non morire

In questo clima precongressuale, di sperata rinascita di un modello di società politica più partecipato,  penso che si debba ripartire dalle passioni.  Quelle che mi vengono in mente ora, guardando al presente sono due: nostalgia e apatia. Una – invece – è quella del futuro:  l’euforia.   Quanto alle prime, si possono distinguere due generazioni politiche in antitesi tra loro: i ventenni-trentenni e gli ultra sessantenni. Abitano nello stesso spazio fisico, ma in due distinti spazi sociali e culturali: i primi sono gli apatici, rassegnati e difficilmente integrabili (spesso disintegrati) , mentre i secondi abitano uno spazio più ampio di socialità e di partecipazione, ma – per ovvie ragioni anagrafiche –  rimangono attaccati al trasporto agrodolce per il tempo che fu, per le passioni “nostalgiche” di una sinistra felice. Ma rimane questo un ricordo non vero, rappresentato, filtrato dagli inganni della mente, una rappresentazione irreale e dolorosa, appunto, perché Itaca al ritorno non è più quella che si era abbandonato, è , anzi, un’isola nuova, dove si stenta a trovare se stessi fuori da quel mondo fatto di passioni, affetti e ricordi.  Tra gli apatici oggi si trova una prepotente maggioranza di giovani. Tra i nostalgici, un’enorme pletora di anziani e ex militanti di una sinistra idealizzata che nessuno oggi – della mia generazione – può capire.  In tutto questo clima “eternamente presente” sembra non ci sia più spazio per immaginare una passione che rompa il contenitore della nostalgia e dell’apatia e si ponga come passione trascinante, folle,  portatrice di bene e fertilità.  Oggi dobbiamo immaginarci l’euforia come passione guida e traghettatrice verso un nuovo modo di pensare la politica: dobbiamo rimanere politici “euforici”durante tutto il corso della nostra vita. E le passioni euforiche sono quelle della creatività, della condivisione, della solidarietà,  della fratellanza tra più deboli, mentre quelle apatiche (o tristi) rimangono quelle dell’impotenza, della solitudine, della rassegnazione del “non ci sono alternative” . E’ vero che l’immagine del politico che entra ed esce dai palazzi romani, con stuoli di giannizzeri e ballerine, non ci rende forse euforici. Ma a quell’immagine decadente dobbiamo contrapporre una nuova era, che parte dalla rivolta a quel modello culturale che tanto male ha fatto alla politica e al bene della nostra comune terra.  Un’era dove i nostri figli e nipoti non odino il politico, perché loro stessi saranno politici, felici di essere parte attiva e solidale di una nuova civiltà umana e politica. Per fare questo serviamo tutti. Non solo i potenti o i gestori del potere per il potere a tempo indeterminato. Anzi, quelli non dovranno più avere il diritto d’asilo in un mondo nuovo, fatto di persone che rispondono le une alle altre. In un mondo meno apatico, meno nostalgico e portatore di sana euforia trasformatrice.