5 anni dopo: perché ancora #primarie …

Sui giornali locali si parla di primarie e di una mia certa candidatura.   Non nascondo il mio piacere di mettermi a disposizione per un progetto politico di cambiamento della città . In modo sommesso, semplice e concreto per portare nel dibattito “pre elettorale” la mia esperienza in consiglio in questi cinque anni. Il mio impegno da sempre  è quello di coinvolgere nell’immobile vita politica locale un po’ di delusi, abbattuti, rassegnati. Un po’ di giovani e di piccoli imprenditori che nel tempo si sono inesorabilmente allontanati.  E su questo voglio continuare a lavorare. Questo blog è stato , in un certo senso , un tentativo di fare questo lavoro: portare alla politica quelli che la politica non la amano più.  Non so quali saranno “i giochi politici” nel mio partito sui candidati, ma io rimango fermo,

perché forte della convinzione che non possiamo lasciare tutto come era prima; perché bisogna rendere più semplice il contatto tra utente e p.a, perché vanno tolte norme che concretamente impediscono lo sviluppo di certe attività a Follonica (vedi oneri troppo alti per convertire un capannone in attività commerciale o soglie minime troppo altre per dividere unità immobiliari, perché vanno incentivate le riqualificazioni con premi di volume) .

Perché bisogna dare spazio ai consorzi di promozione turistica e spostare molte delle decisioni sul livello intermedio della società locale.  Perché bisogna insegnare ai giovani a mettersi in proprio per rendere più qualificata l’offerta di beni e servizi a follonica, soprattutto nel turismo e nelle nuove tecnologie.

Perché bisogna progettare un quartiere nuovo dentro l’Ilva , recuperando il patrimonio esistente.

Un quartiere verde e eco-sostenibile con appartamenti a prezzi bassi di nuovo abitato da giovani follonichesi. Perché bisogna ridare entusiasmo a tutti i volti che ho incontrato in questi anni.

Perché bisogna creare una classe politica nuova, pulita e motivata. Piena di passione.  Ecco questa è la parola magica da cui si deve ripartire.

Alla fine a me interessa davvero questo . E per questo continuerò a cercare questa strada.

E’ difficile, ma si deve farlo per noi e per chi verrà.

Ora più che mai.

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Un enorme deja-vu …

Nonostante mi impegni in politica locale solo da qualche annetto, mi capita di googlare alcuni comunicati stampa del passato e scopro di vivere in una fantastica struttura a loop … Ho visto comunicati sull’ippodromo, sulla legalità da ripristinare nei villaggi Turistici, sulle doti da cabarettista di Simone Turini, sulla raccolta differenziata, sul passaggio dell’ILVA al Comune di Follonica a 1 euro, su Piuss e Parco Centrale, sulle divisioni tra fazioni nei DS e poi nel PD. Insomma l’impressione che al cambio di soggetti sia corrisposta un’invarianza degli oggetti mi genera personalmente una interessante sindrome da straniamento. E se tutto fosse un enorme Truman Show? Penso che si debba urgentemente intervenire sugli oggetti se si vuole modificare la realtà; ma a volte gli oggetti dipendono dai soggetti … ecco allora che bisogna riprendere il progetto politico, ridisegnare le linee di contorno sui temi. Io inizierei dal ricambio generazionale, dal che fare sull’ippodromo nei restanti 300 giorni di inattività, dal che fare sulle politiche giovanili, dal che fare sulla partecipazione alle scelte, dal che fare sulla raccolta differenziata e la gestione eco-compatibile dei rifiuti e la contestuale riduzione, dal che fare sul versante investimenti verdi per riattivare l’economia depressa del territorio, sulle politiche energetiche comunali, dal che fare sulla vita notturna follonichese, dal che fare sui campetti di quartiere, sul piano del traffico e le isole pedonali d’estate, dal che fare su Senzuno … quasi come Lenin, al di là di Lenin, saltando le ideologie, le fazioni e le massonerie. Semplicemente rispondendo alla domanda. Perché non possiamo più aspettare …

La classe politica va in paradiso?


Mi sembra di fare politica da mille anni, invece, sì e no, ne saranno passati 3 o 4. Come in un horror di Wes Craven è facile trovare, all’interno del genere “politica”, vari schematismi che a loop si ripetono costantemente, generando un fenomeno di culto. Innanzitutto l’ambientazione, la location è fondamentale. Generalmente il politico locale “si riunisce” o va alle riunioni. Qui vi si trovano due grandi categorie di politici: quelli che intervengono 40 minuti, passando dall’analisi del voto a Tatti fino alla crisi libica e quelli che traggono spunto per trovarsi in capannelli separati per discutere di temi che in pubblico non si possono affrontare. Come in ogni film di genere ci sono i ruoli: lo stratega, la vittima, il protagonista, i comprimari. In tutta questa sindrome da riunionismo compulsivo si perde spesso la bussola della situazione; si ragiona spesso in termini di alleanze, quando fuori la maggior parte delle persone ragiona in termini di bisogni.
Il dato è che la politica non parla più al cuore delle persone. E non è una semplice affermazione retorica. In una società anestetizzata la politica deve suscitare entusiasmo, coinvolgimento, inclusione. Deve raccontare una storia bella, affascinante. Deve saper dipingere mondi impossibili agli occhi fatti di mobilità alternativa, percorsi in bicicletta, strade senza macchine, navette ecologiche, piazze affollate di giovani la notte, scambi internazionali; deve saper raccontare che si può costruire senza calcestruzzo e che i pochi spazi verdi non si edificano più; deve saper parlare alla gente, ma anche ricevere idee dalla cittadinanza, dandole fiducia; deve incentivare iniziative imprenditoriali innovative, anche nel settore della cultura. Deve trovare la forza di uscire dai vecchi equilibrismi tra partiti o vecchi iscritti e aprirsi alla formazione dei giovani.
La scorsa sera a cena mi diceva padre Valletti, un bravo e non “pauroso gesuita” (cit. Joyce), che il luogo dei giovani non deve essere la riunione, ma la strada, la spiaggia, la scuola, la rete. Lì si deve tentare l’approccio pre-politico per ricostruire una nuova cultura e un nuovo alfabeto. Nonostante tutto c’è ancora molto da fare e da sperare: ed è anche per questo che ho deciso di non mollare.

«Giovane sì, ma non inesperto»

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Francesco De Luca, alcuni cittadini di Follonica temono che tu sia troppo giovane per affrontare il ruolo di Sindaco.
Hanno qualche ragione? Posso fare una premessa?
E’ singolare che molti che chiedono il rinnovamento e il ringiovanimento della politica e del modo di amministrare la cosa pubblica, di fronte ai cambiamenti in corso si mostrino preoccupati ed incerti.
Mi sono candidato alle primarie del PD non con leggerezza, ma con grande senso di responsabilità.
Ritengo di avere capacità politiche e di relazione per costruire un gruppo che sappia davvero amministrare al meglio questa città, ponendosi in modo collaborativo e costruttivo con tutti i cittadini.

C’è chi pensa che tu sia il candidato per fare da “esca” ai molti che non andrebbero a votare.
Questa espressione è tipica delle persone che invocano la partecipazione dei cittadini ad occuparsi di politica, ma in realtà non creano le condizioni perchè questa possa realizzarsi. La mia scelta scelta nasce da un confronto “ragionato” con amici che pensano che il disimpegno politico di molti cittadini e dei giovani in particoare, sia dovuto ai comportamenti della vecchia politica fatta di giochi e di affermazioni personali, piuttosto che di trasparenza, impegno e responsabilità diffuse.

Quali sono i motivi ideali che ti hanno dato il coraggio di fare questa scelta?
Vedendo quello che succede nella politica nazionale, vorrei contribuire a costruire un “pezzetto di stato giusto” a Follonica, che possa essere di esempio per la soddisfazione dei cittadini e per una nuova stagione di speranze e di crescita umana e sociale per la nostra città.

Quali sono in concreto i problemi della città ai quali dare soluzione e quelli che vuoi porre in continuità con l’attuale amministrazione?
Abbiamo lavorato nel Partito Democratico ad un programma dettagliato, che è in continuità con l’amministrazione in carica. Sono stati sforzi condivisi dall’assemblea. Il mio obbiettivo è tuttavia quello di portare avanti una piccola rivoluzione “verde” che possa essere in grado di garantire un notevole sviluppo occupazionale sul territorio. Ad esempio, dichiararsi “antiincenitoristi” e basta, traduce un atteggiamento superficiale del problema. Bisogna necessariamente andare oltre. Fare cioè pressioni sui livelli competenti per favorire un polo industriale del riciclaggio. Su questo argomento si fanno spesso illazioni infondate e in malafede. Non è vero che i materiali originati dai rifiuti siano privi di valore economico. Anzi attraverso la loro lavorazione e commercializzazione si crea un mercato fruttuoso e in grado di portare un enorme valore aggiunto sul territorio. Per fare quuesto bisogna pianificare bene gli investimenti, senza escludere la possibilità di un intervento del gestore dei rifiuti locale in tale impianto.
Un’altra strada da percorre, in grado di liberare risorse economiche per le casse del comune, si chiama efficienza energetica”, cioè tutte quelle azioni concrete in grado di far risparmiare all’amministrazione molti soldi. Poi c’è la rivoluzione fotovoltaica, la trasparenza e l’efficienza degli uffici comunali. Insomma un programma importante, che ripeto, non nasce da me soltanto, ma dalle tante persone che fanno parte dell’assemblea  del partito di cui faccio parte.

Diario di un candidato (prima puntata)

MARTEDI’ 13 GENNAIO

Mi trovo in casa con la febbre. Oggi Martedì 13 Gennaio inizio a scrivere, come in un flusso di coscienza, le mie impressioni, le mie idee, i mie malumori, per poterli condividere con voi. Da quando è iniziata questa campagna per le primarie, ormai da un mese , mi chiedo il perché ho fatto questa scelta e cosa implicherà per la mia vita. Vado per ordine. Per il cambiamento. Parola travolgente, di quelle che lasciano a bocca aperta, così anarchica da stravolgere lo status quo. Ma che significa? Tutto da sempre cambia, si muove da una posizione all’altra; anche io non sono uguale a dieci anni fa. Questa parola, tuttavia, non rappresenta solo una condizione esistenziale, ma e soprattutto una necessità politica. Cosa allora va cambiato ? Molte cose. Bisogna cambiare in primis il modello di sviluppo della nostra società. Ciò significa consumare risorse in modo che anche le prossime generazioni abbiano di che vivere. Significa cambiare la nostra cultura consumista verso un virtuoso risparmio dell’energia. Significa produrre energia dal sole. Significa diminuire la cementificazione degli spazi pubblici. Significa differenziare i rifiuti, combattere contro l’inceneritore di Scarlino, per un vivere buono. Non solo quindi cambiare per vivere bene ma anche per un vivere buono, etico, giusto, responsabile. L’altra parola che mi ha spinto ad ingaggiare la lotta contro i mulini a vento, è “partecipazione”. Un anonimo parigino nel 1968 scriveva così: io partecipo, tu partecipi, egli partecipa, noi partecipiamo, voi partecipate, ESSI DECIDONO. Oggi la società civile nelle sue parte organizzata (associazioni, comitati) e nella sua parte “sfusa” (singoli cttadini) non viene inclusa nei processi decisionali. Sembra infatti che molti politici siano affetti dalla sindrome di PIMBY: Please in my back yard. E faccio subito un esempio: il famigerato inceneritore e l’impianto di CDR. Ogni amministratore si è sempre posto il problema di come generare il consenso dei cittadini su di una scelta calata dall’alto, mai ascoltando e informando correttamente la cittadinanza delle criticità dell’infrastruttura in altro loco decisa. Anche questo va cambiato. Ci sono le tecniche per organizzare processi partecipativi in grado di includere tutti gli strati della società civile, rendendoli co-decisori. E badate, non è demagogia, ma rientra nel cambiamento del modello di sviluppo. Proviamo quindi a spostare l’accento dalla sindrome di NIMBY (not in my back yard) alla ben più realistica sindrome di PIMBY che ha contagiato molti amministratori. Come prova mi sembra abbastanza. Dai prossimi giorni continuo, magari analizzando alcuni punti all’ordine del giorno. Ringrazio chi farà lo sforzo di leggere queste righe, cercando di condividere o anche criticando… Grazie inoltre a chi mi ha espresso solidarietà e mi ha incoraggiato con gentilezza e con convinzione in questa scelta importante… Francesco

MI CANDIDO PERCHE’ INATTUALE

Dichiarazione d’intenti di Francesco de Luca per le Primarie di Coalizione follonichesi

– SULL’INATTUALE E LA MIA CANDIDATURA
Pensavo al concetto di inattuale e mi sono domandato: che significa essere inattuale oggi? Un giovane in una società dominata da logiche di potere è per definizione inattuale, perché il potere non ce l’ha e quindi non lo può gestire. Essere inattuali significa essere anche anticipatori di cose future, che verranno e che ancora non ci sono. In una società aperta, ancor prima che in un partito, si DEVE permettere a chi esprime una visione inattuale delle cose di ESPRIMERSI, gli si deve riconoscere la possibilità di farlo.
Tempo fa alcuni ragazzi del Forum dei Giovani Democratici di Follonica mi hanno chiesto di tentare questa avventura, di dare un segnale che avrebbe indicato una strada nuova da percorrere insieme. Una strada fatta di proposte, di una visione pragmatica e allo stesso tempo ideale della politica, al servizio della famiglia umana. Eccomi quindi, un giovane adulto espressione di un gruppo nato da poco ma con tanta voglia di collaborare nella costruzione del futuro di Follonica.
Ho aspettato finora, fino all’ufficializzazione del Comitato promotore: quindi oggi DICHIARO di candidarmi alle primarie del centro-sinistra, confidando nella responsabilità collettiva di questo grande partito che è il PD, perché vinca la democrazia.

-SUI MIEI INTENTI
Mi candido alle Primarie per chi non si sente allineato, per chi, pur non vivendo tra le pagine della cronaca locale, ha molto, molto da dire: i giovani prima di tutto, i precari e cassaintegrati, le donne, le famiglie in difficoltà, i più deboli, gli immigrati, i disincantati dalla politica… gli inattuali, appunto.
Mi candido perchè voglio vivere in questa Città per i prossimi 60 anni, se ci riuscirò. E solo nella prospettiva di lungo/lunghissimo periodo si può fare una politica forte e incisiva.
Mi candido perché è solo grazie ad un salto generazionale che rendiamo la nostra città ed il Pd luoghi più plurali. Sono convinto infatti che chi fa l’amministratore o chi si impegna a livello dirigenziale in un Partito, deve concepire questo ruolo come servizio transitorio reso alla comunità e non di certo come “posizione a vita”; anche per questo è importante il ricambio.
Mi candido perché credo nelle idee. Voglio che temi come l’innovazione, la trasparenza e l’economia della conoscenza siano al centro della discussione politica e dell’opinione pubblica; ma soprattutto lavorerò per una rivoluzione socio-economica “verde” della nostra città. Molto presto parleremo più a fondo di tutto questo!
Mi candido per tutto questo e NON CONTRO qualcuno, non sarebbe nella mia idea di politica e soprattutto non farebbe bene a questa città. Aprire il cuore e la mente alla novità è una strada coraggiosa e molto faticosa su cui molti giovani stanno oggi lavorando da persone libere e per questo forse anche un po’ inattuali. È uno sforzo che chiedo anche a voi. Sono convinto che NON E’ e NON SARA’ un esercizio inutile, e che “ci sono giorni possibili e altri giorni immaginabili finchè si è giovani”.
Nei prossimi giorni si formalizzerà la formazione del comitato promotore, verranno dettagliati i punti programmatici che si intendono perseguire di concerto con il PD locale, si inizierà l’attività di fund-raising, e tutto il resto. Per ora voglio ringraziare questo partito plurale e aperto che ha consentito la possibilità di un canale reale di rinnovamento.