puntata 10: mercato del venerdì e l’assessore di quartiere

Oggi, venerdì sette,  sono stato con la mia amica Romina  in giro per il mercato settimanale. Ho incontrato molte persone; ascoltarle per me è un privilegio. Metto qui insieme, in ordine sparso,  i problemi più sentiti dai cittadini che ho ascoltato stamani: salute pubblica, decoro urbano, lavoro per i giovani, case popolari e relative disparità di trattamento nell’assegnazione. C’era la signora con il marito non completamente autosufficiente che aveva bisogno del sollevatore nel bus per portarlo in centro , c’era chi aveva avuto problemi di salute gravi ed era preoccupato per la qualità dell’aria e dell’acqua , c’era l’ambulante che parlava della crisi e della difficoltà a trovare un  dialogo con i vigili urbani di Follonica. In sintesi ciò che prevale è il pessimismo, di un paese in ginocchio che cerca la strada per rialzarsi. Mentre li ascoltavo pensavo a quale debba essere il nostro ruolo, quello della politica, davanti a questo mutato quadro sociale. Alcune soluzioni sono semplici, altre un po’ più complicate. Due sono le strade parallele: entusiasmo e pragmatismo. L’entusiasmo e pragmatismo ci aiutano a restituire ai cittadini una visione positiva del futuro, serve a dire:  “sì, ok,   alcune cose vanno male,  ma là fuori c’è un mare di cose belle e semplici che possiamo fare insieme per migliorare la nostra vita e quella dei nostri figli e nipoti” . Il messaggio deve essere insomma: non abbattiamoci, perché ce la possiamo fare alla grande!  Per la signora, come per l’ambulante, il pragmatismo suggerisce di pensare ad un assessore di quartiere: io lo penso giovane, con un taccuino (o un notebook) in mano che gira la città 8 ore al giorno e prende nota dei problemi. Poi va in comune negli uffici e assegna ai funzionari il tempo per risolverli e le priorità. Fatto questo ritorna dai cittadini e dice che il problema è risolto oppure spiega i motivi del ritardo.  Ecco, se divento sindaco, prometto che oltre ai vigili urbani, ci sarà anche un rappresentante dei cittadini a girare tutti i giorni per ascoltarli e per cercare insieme a loro la soluzione.  Se vinco, insomma, ci sarà la delega di giunta “alle piccole cose” . Lo prometto.

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diario di bordo puntata 6: i miei concorrenti

Oggi, domenica 26 dell’anno 2014 , si è presentato anche Gesuè Ariganello. Ieri ho letto sui giornali anche della presentazione di Andrea Benini. Ne manca uno per completare il quadro dei quattro che si sono resi disponibili. Personalmente,  sono molto felice che le primarie a Follonica siano partecipate e non l’antico plebiscito bulgaro sul predestinato dai “gruppi di potere”. Perché la predestinazione non serve a migliorare la città e spesso fa male anche al predestinato, se davvero ce ne è uno tra noi.  Dal mio ottimistico punto di vista sono anzi sicuro (senza finta prudenza) che il risultato di queste primarie sarà indecifrabile fino alla fine. Sarà difficile, sarà faticoso, ma non sarà uno sforzo vano quello di misurarsi tra noi. Certo, senza inutili prove muscolari sul più forte, ma con la passione che ognuno di noi metterà per migliorare la vita di questa città e di questi cittadini. Di Ariganello leggo che parla molto di discontinuità con il sindaco Baldi, citando in concreto il suo impegno sull’abbattimento della TARES ai ristoratori e ai piccoli commercianti. Credo sia brutto e , a volte un po’ antipatico, volersi prendere il merito di un’azione amministrativa, che deve essere sempre il frutto di un’azione comune: ma , per amore di verità, quell’emendamento, pensato per evitare gli aumenti dell’imposta fino al 350%  l’ho proposto io insieme ad altri, con PdL incomprensibilmente uscito dall’aula : qui le prove e  qui il video della seduta .  Comunque non importa chi propone cosa, l’importante, come detto fin dalla lontana apertura di questo blog, è fare il bene della città e dei tanti cittadini scoraggiati e delusi. Il rinnovamento, infatti,  non deriva dall’essere supporter di un candidato alla segreteria nazionale, ma si dimostra quotidianamente con i fatti e con la buona amministrazione.

Comunque benvenuti Andrea e Gesuè.  E Buone primarie anche a voi …

Diario di bordo (Puntata V) : Disoccupati follonichesi: Unitevi!

pelizza

Ritorno a scrivere dopo giornate bellissime trascorse a raccogliere firme nelle case di molte persone. In questi momenti si scopre quanto sia un privilegio poter fare politica nella città dove sei nato e cresciuto. Il privilegio di ascoltare i problemi delle persone, di cercare di entrare nelle loro vite, che , alla fine, non sono poi così lontane dalla mia; il  privilegio di poter provare ad aiutarli, cercando soluzioni insieme; il privilegio anche di schiantarsi contro un bus a due piani , come dicevano gli Smiths, perché la soluzione sembra impossibile.  E guardate ciò di cui si parla di più è il lavoro e la sua assenza:  a Follonica ci sono casi disperati di anziani che mantengono figli disoccupati e nipoti con pensioni poco superiori a mille euro. E noi che si fa? Sarebbe troppo facile e populistico trovare soluzioni immediate, ma non possiamo neanche, come ente più vicino al cittadino, ignorare questo dramma.  Qualche giorno fa ero a Roma , alla Commissione Europea, per un incontro conoscitivo dei nuovi canali di finanziamento europei. Il tizio del ministero del lavoro che parlava ci diceva che in Italia si spendono tutte le risorse in politiche passive del lavoro (sussidi di disoccupazione, cassa integrazione) e quasi nulla in politiche attive, cioè in quelle azioni concrete volte a promuovere e favorire l’occupazione. Il comune in questo non ha la bacchetta magica, ma può svolgere un ruolo attivo nella intermediazione, funzionando , assieme ad altri soggetti  (centri per l’impiego) , per favorire  il primo contatto ai giovani in cerca di prima occupazione e selezionare i curriculum. Servirebbe una/due persone qualificate che tengano aperto un front-office 8 ore al giorno per rispondere alle richieste dei giovani disoccupati. I finanziamenti ce li facciamo mettere all’Europa con un bel progetto.  Se fossi sindaco, sarebbe la prima cosa che farei. Ripartirei davvero dal lavoro. Senza bandiere rosse e proclami ideologici.

Al grido antico di: “disoccupati di tutto il comune: Unitevi!”

diario di bordo (IV puntata) : #ripartire dal turismo 2

Non rispondo a chi vuole solo farsi un po’ di pubblicità usando la stampa locale. Secondo me le polemiche su chi copia cose e su chi è più bravo, più bello e più simpatico si commentano da sole e non fanno certo il bene di Follonica.  Ma siccome mi sono ripromesso di dire bene solo di Follonica e di ignorare i mestieranti della provocazione gratuita, continuo umilmente a presentare il mio/nostro programma fatto di cose concrete per cambiare la città. E per fare questo si deve parlare di un altro problema che frena il turismo e che si chiama “piano strutturale”; in questo piano infatti c’è una norma che limita i posti letto per gli alberghi nelle varie zone in cui è divisa la città (nel brutto gergo urbanistico le chiamano UTOE) . Visto che con la prossima consiliatura si approverà il nuovo piano di governo della città,  per risolvere questo problema basterebbe fare una cosa semplicissima: aumentare la dotazione di posti letto   a destinazione alberghiera nelle varie aree per permettere, a coloro che hanno già da tempo presentato le domanda e ad altri, di poter creare posti letto che siano davvero tali (non i soliti appartamenti camuffati). Un’altra piccola cosa da fare urgentemente , nei primi 2 giorni, è portare avanti il bando per l’ampliamento volumetrico del 10% degli alberghi già esistenti, in modo da far aumentare il numero dei posti letto previsti dal regolamento:  bando che ultimamente era rimasto fermo ad ammuffire negli uffici.

Insomma le proposte sono fatte per fare bene e creare sviluppo  e devono essere patrimonio della città e dei cittadini, non di alcuni. E poi se le idee si somigliano,  vorrà dire che quando le porteremo in consiglio anche qualche consigliere di minoranza ci aiuterà sicuramente ad approvarle.

Diario di bordo (II puntata) : L’importanza di non avere nessuno dietro

Ma il De Luca chi ha dietro? Sembra l’inquietante titolo di un film horror anni 70, in realtà è una delle domande frequenti che mi sento spesso riportare. Anche qui c’è una risposta semplice. Non ho nessuno dietro di me, ma molti davanti a me.  E questi molti sono quei ragazzi che stanno lasciando Follonica perché le case costano troppo, gli affitti sono diventati impossibili, un appartamento è diventato un lusso; sono tutti quei giovani e meno giovani, anche laureati,  che campano a malapena con il sussidio di disoccupazione o perché i genitori possono – ancora per poco –  mantenerli. Una generazione che non trova più su questo territorio una vita autonoma e dignitosa. Una generazione intera che si è fatta sempre amministrare e non ha mai provato ad amministrare, perché non aveva nessuno dietro, appunto.  Ecco, io vorrei avere loro davanti per fare qualcosa di concreto e invertire questa decennale sudditanza.   Ed è per questo che il 22 gennaio andrò a Roma per seguire la presentazione dei nuovi fondi strutturali europei, fondi che possono essere intercettati mediante progetti dai comuni per combattere la disoccupazione e creare nuova imprenditorialità e sviluppo anche a Follonica.  Per ora ho davanti un piccolo gruppetto di giovani e meno giovani (tipo me) che sta lavorando con grande entusiasmo su un mini-programma per cambiare Follonica: sinceramente non credevo di trovare, ai tempi dell’anti-politica, tanta passione e voglia di proporre.

Ps: stasera ci sarà l’assemblea al PD dove si deciderà sulle primarie di coalizione o di partito e sul ballottaggio. Per ora i miei compagni di viaggio in queste primarie non si sono ancora palesati. Li attendo volentieri, una volta raccolte le firme,  e non vedo l’ora di iniziare un bel confronto di idee per rendere Follonica più bella e, soprattutto,  senza nessuno dietro a fare ombra.

Letterina a babbo natale

caro babbo natale,

come saprai, tu che conosci i desideri profondi di noi miserabili, il 24 febbraio 2014 ci saranno le primarie a follonica per scegliere il prossimo sindaco.  Innanzitutto vorrei che tu portassi primarie vere, dove ci si confronta davvero sui problemi di molti giovani della mia generazione e le relative soluzioni. Primarie dove non ci siano i soliti vomitevoli giochi dietro e davanti per occupare spazi di potere, ma siano l’occasione per iniziare il tempo del cambiamento. Vorrei tu portassi volti nuovi, più freschi e pieni di idee, che portino a loro volta avanti nel tempo questo comune (sentire). Perché la mia impressione è che a forza di occupare spazi si fermi anche il tempo, come quei fenomeni paranormali che fermavano gli orologi, congelando nel freezer dei soliti accordi ciò che di nuovo sta germogliando. Ma la primavera tarda ad arrivare e siamo ancora in pieno inverno. Insomma vorrei tu portassi un confronto leale, fuori dai soliti gruppi organizzati, fuori dalla solita giostra dove, alla fine,  sempre i soliti rimangono lì, sempre lì, lì nel mezzo, a girare, come diceva il poeta.

sempre tuo,

Francesco

5 anni dopo: perché ancora #primarie …

Sui giornali locali si parla di primarie e di una mia certa candidatura.   Non nascondo il mio piacere di mettermi a disposizione per un progetto politico di cambiamento della città . In modo sommesso, semplice e concreto per portare nel dibattito “pre elettorale” la mia esperienza in consiglio in questi cinque anni. Il mio impegno da sempre  è quello di coinvolgere nell’immobile vita politica locale un po’ di delusi, abbattuti, rassegnati. Un po’ di giovani e di piccoli imprenditori che nel tempo si sono inesorabilmente allontanati.  E su questo voglio continuare a lavorare. Questo blog è stato , in un certo senso , un tentativo di fare questo lavoro: portare alla politica quelli che la politica non la amano più.  Non so quali saranno “i giochi politici” nel mio partito sui candidati, ma io rimango fermo,

perché forte della convinzione che non possiamo lasciare tutto come era prima; perché bisogna rendere più semplice il contatto tra utente e p.a, perché vanno tolte norme che concretamente impediscono lo sviluppo di certe attività a Follonica (vedi oneri troppo alti per convertire un capannone in attività commerciale o soglie minime troppo altre per dividere unità immobiliari, perché vanno incentivate le riqualificazioni con premi di volume) .

Perché bisogna dare spazio ai consorzi di promozione turistica e spostare molte delle decisioni sul livello intermedio della società locale.  Perché bisogna insegnare ai giovani a mettersi in proprio per rendere più qualificata l’offerta di beni e servizi a follonica, soprattutto nel turismo e nelle nuove tecnologie.

Perché bisogna progettare un quartiere nuovo dentro l’Ilva , recuperando il patrimonio esistente.

Un quartiere verde e eco-sostenibile con appartamenti a prezzi bassi di nuovo abitato da giovani follonichesi. Perché bisogna ridare entusiasmo a tutti i volti che ho incontrato in questi anni.

Perché bisogna creare una classe politica nuova, pulita e motivata. Piena di passione.  Ecco questa è la parola magica da cui si deve ripartire.

Alla fine a me interessa davvero questo . E per questo continuerò a cercare questa strada.

E’ difficile, ma si deve farlo per noi e per chi verrà.

Ora più che mai.

Euforia, nostalgia e apatia : quasi un manifesto per non morire

In questo clima precongressuale, di sperata rinascita di un modello di società politica più partecipato,  penso che si debba ripartire dalle passioni.  Quelle che mi vengono in mente ora, guardando al presente sono due: nostalgia e apatia. Una – invece – è quella del futuro:  l’euforia.   Quanto alle prime, si possono distinguere due generazioni politiche in antitesi tra loro: i ventenni-trentenni e gli ultra sessantenni. Abitano nello stesso spazio fisico, ma in due distinti spazi sociali e culturali: i primi sono gli apatici, rassegnati e difficilmente integrabili (spesso disintegrati) , mentre i secondi abitano uno spazio più ampio di socialità e di partecipazione, ma – per ovvie ragioni anagrafiche –  rimangono attaccati al trasporto agrodolce per il tempo che fu, per le passioni “nostalgiche” di una sinistra felice. Ma rimane questo un ricordo non vero, rappresentato, filtrato dagli inganni della mente, una rappresentazione irreale e dolorosa, appunto, perché Itaca al ritorno non è più quella che si era abbandonato, è , anzi, un’isola nuova, dove si stenta a trovare se stessi fuori da quel mondo fatto di passioni, affetti e ricordi.  Tra gli apatici oggi si trova una prepotente maggioranza di giovani. Tra i nostalgici, un’enorme pletora di anziani e ex militanti di una sinistra idealizzata che nessuno oggi – della mia generazione – può capire.  In tutto questo clima “eternamente presente” sembra non ci sia più spazio per immaginare una passione che rompa il contenitore della nostalgia e dell’apatia e si ponga come passione trascinante, folle,  portatrice di bene e fertilità.  Oggi dobbiamo immaginarci l’euforia come passione guida e traghettatrice verso un nuovo modo di pensare la politica: dobbiamo rimanere politici “euforici”durante tutto il corso della nostra vita. E le passioni euforiche sono quelle della creatività, della condivisione, della solidarietà,  della fratellanza tra più deboli, mentre quelle apatiche (o tristi) rimangono quelle dell’impotenza, della solitudine, della rassegnazione del “non ci sono alternative” . E’ vero che l’immagine del politico che entra ed esce dai palazzi romani, con stuoli di giannizzeri e ballerine, non ci rende forse euforici. Ma a quell’immagine decadente dobbiamo contrapporre una nuova era, che parte dalla rivolta a quel modello culturale che tanto male ha fatto alla politica e al bene della nostra comune terra.  Un’era dove i nostri figli e nipoti non odino il politico, perché loro stessi saranno politici, felici di essere parte attiva e solidale di una nuova civiltà umana e politica. Per fare questo serviamo tutti. Non solo i potenti o i gestori del potere per il potere a tempo indeterminato. Anzi, quelli non dovranno più avere il diritto d’asilo in un mondo nuovo, fatto di persone che rispondono le une alle altre. In un mondo meno apatico, meno nostalgico e portatore di sana euforia trasformatrice.

L’utile del più forte …

Siamo arrivati alla fine di questa consiliatura. Da settembre si inizia un congresso importante per il mio partito e spero vivamente che vinca la mozione del cambiamento, perché di questa eterna stagnazione che porta solo critiche e malumori verso coloro che  provano a fare qualcosa di diverso, in fondo mi sono stancato; sì perché il fuoco grillino e l’eterna massa dei confusi, indecisi, ipercritici, dissidenti, antipolitici, anticapitalisti, antisistema, anti-partiti, non se la prende con i tiranni che conservano il potere (secondo la platonica lezione di Trasimaco e dell’utile del più forte), ma al contrario con coloro che dentro un partito come il PD, dominato da logiche di conservazione del potere, cercano di cambiarne la grammatica. Chi prova a cambiare dentro il PD è per costoro solo un connivente del sistema, una foglia di fico, un favoreggiatore e via andando con altre laute amenità. Insomma gli unici abilitati a fare una critica di sistema e ricercare soluzioni per migliorare le condizioni di vita di una comunità sono solo i contestatori della prima ora. Gli altri stiano fuori, si dimettano, in questo bel clima da purghe staliniste. Non vorrei sembrare un apologista del potere costituito, si badi bene, ma neanche un robespierre da tastiera, capace solo  di aizzare gli istinti più aggressivi di un sistema in coma al solo fine di guadagnare un po’ di centralità.  I sistemi organizzati e razionali (leggi partiti) , per quanto — a mio avviso  – ancora troppo poco democratici, rimangono l’unica alternativa pensabile per incanalare il dissenso in organizzazione, ottenendo così risultati. A me la tastiera piace, per carità, ma non la ritengo affatto un’alternativa alle formazioni sociali esponenziali di un indirizzo politico di costituzionale memoria. La liquidità –  paradigma della post-modenità –  non deve necessariamente incoraggiare il “liberi tutti”. Per organizzare una società, e farne il suo bene, si deve passare necessariamente dall’organizzazione. Non c’è altra strada. Purtroppo così va la democrazia.   A meno che si voglia fare come Trasimaco, che  – con l’aggressività del lupo – impaurisce Polimarco e Socrate, stabilendo l’unica legge giusta: quella emanata dal più forte.

L’importanza di chiamarsi avanti … per primi.

Tempo fa un amico giornalista mi ha chiesto il permesso di citarmi tra i possibili candidati alle prossime primarie per Sindaco di Follonica . Io ho risposto di sì, anche se , come in tutti i partiti plurali, mi dovrò necessariamente e giustamente confrontare con le assemblee e le segreterie del mio partito.  Ma quella risposta immediata nasceva da una riflessione un po’ acerba e da un riflesso condizionato della mia coscienza che mi suona dentro da anni più o meno così: sono chiamato a realizzare qualcosa di importante per la mia generazione e per la città dove sono nato. Insomma un riflesso condizionato che si trasforma a forza di ripetersi in una sorta di imperativo morale. Engagez vous, perdio, ora o mai più. E poi mi sono un po’ stancato di questa battaglia tutta strategica e sotterranea per cui dire di volersi candidare coincide con un delitto punibile con l’esclusione per eccesso di supponenza. Sembra quasi che tutti aspettino l’aria che tira per orientare le proprie vele. Io anticipo e non mi interessa se strategicamente questo sia  un bene o un male. Credo che il tribunale delle nostre scelte siano poi i cittadini che dovranno conoscere le motivazioni pubbliche del nostro chiamarsi avanti nella lotta che si dovrà combattere. Io le armi per la battaglia (che in democrazia si chiamano idee) le ho elencate tempo fa in un piccolo vademecum ( citato in questo blog) essenziale per sviluppare la città e cambiarne un po’ il volto. Oltre a quelle idee e ad una grande capacità di ascolto serve urgentemente l’impegno – non me ne voglia nessuno – di persone nuove e preparate. Motivate soprattutto dalla voglia di migliorare con lavoro quotidiano e conoscenze nuove  le condizioni di vita dei cittadini. Insomma io ci sono, per ora, e non provo nessuna vergogna a dirlo: e poi perché ci si dovrebbe  vergognare quando si vuole il bene degli altri e della città dove si è nati e sempre vissuti? E poi la politica non è da sempre la battaglia per trasformare l’esistente in un futuro migliore?