Amicus Prodi, sed magis amica civitas …

Mi interessa Prodi, ma ma qui volevo parlare di idee. Senza idee non si va avanti e gli orizzonti scompaiono. Volevo parlare di partecipazione, perché si delega sempre tutto, salvo poi lamentarci che le cose non vanno, che le strade sono piene di buche, che i negozi chiudono, che i giovani non hanno lavoro, che i giovani professionisti non sono tutelati, che le case costano troppo, che si fa poca promozione del nostro territorio, che le opere andavano pensate diversamente. Tempo fa ho scritto un appello ai giovani follonichesi, uscito sulla stampa locale(qui). Premetto che non è mia intenzione tirare orecchie all’amministrazione, al Sindaco, ai consiglieri o alla macchina comunale, contrariamente ad alcuni gruppi che legittimamente si stanno muovendo in città. Ma , come ho sottolineato nell’appello , che allego qui sotto, l’idea è quella di passare dalla protesta alla proposta, coinvolgendo più persone possibile nell’avventura di riscrittura di un alfabeto per la città per chi la abiterà nei prossimi anni. Quindi più che criticare qualcuno vi invito a scrivere una lettera per migliorare follonica e la qualità della vita dei follonichesi nei prossimi anni. Prometto di impegnarmi personalmente per diffondere e difendere questa nuova grammatica nelle sedi politiche, se sarò ancora consigliere, perché si possa cambiare e , soprattutto, sognare insieme il cambiamento tanto aspettato e mai veramente arrivato.

Lascio il mio indirizzo qui sotto e aspetto vostri suggerimenti. A volte bastano 5 minuti per cambiare qualcosa.

granpa79@gmail.com

https://www.facebook.com/granpa790

UN FOGLIO BIANCO PER RISCRIVERE FOLLONICA

APPELLO PER NON LASCIARE MORIRE LA NOSTRA CITTA’

Butto giù un piccolo programma politico per dare una prima spinta a certa inerzia che vedo tutt’attorno a me; non vuole essere certo un programma scalfito nella pietra, ma un sentiero da esplorare per mettere le ali ad una città che sta lentamente spirando. Credo che la passione politica ci debba unire e non dividere, che le nostre appartenenze partitiche o a-partitiche possano per il momento sospendersi davanti alla caduta quotidiana della città in cui abbiamo scelto di abitare. E resistere significa impegnarsi e progettare un territorio migliore e più bello. Percorrendo molte volte via Bicocchi e il centro ho visto i numerosi cartelli “affittasi”, relitti di attività economiche ormai morte. Così come la scarsa manutenzione delle strade e dei marciapiedi, così come la scarsa illuminazione di molte zone. E poi le poche piste ciclabili e la massa di SUV che quotidianamente tagliano il centro cittadino, rendendolo in tutto simile ad una tangenziale o a un far west.
E poi la scarsa valorizzazione dei giovani, molti dei quali professionisti qualificati, che fuggono ogni giorno all’estero per ritornare solo nelle feste comandate; Follonica è ormai un paese invecchiato che ha sempre meno servizi, un sistema di degenza e di cure per anziani non autosufficienti spesso inadeguato e non in grado di rispondere alle necessità delle tante famiglie, ma soprattutto un tessuto sociale sfilacciato, non solidale e sempre più solo.
I pochi giovani in età scolare che rimangono sul territorio non hanno invece spazi comuni dove trovarsi, eleborare cultura, giocare, suonare e incontrarsi, al di là dei soliti locali.
E poi c’è il drammatico problema della disoccupazione sul territorio: basta andare negli uffici provinciali del lavoro per capire quante persone stanno cercando e quante invece poche sono le domande che possone essere evase, al di là delle brevi e mal pagate o , peggio ancora, nero-pagate esperienze stagionali.
E infine c’è il problema della gestione dei rifiuti, che se solo si trasformasse in un asse produttivo (e non distruttivo) potrebbe diventare una risorsa occupazionale per il territorio.

Insomma usciamo dal silenzio e dalla pigrizia e riscriviamo un progetto che rivoluzioni questa città. Basta poco.
Lo dobbiamo ai nostri simili e a chi verrà.

Un abbraccio.

Francesco De Luca
(Consigliere Comunale a Follonica) .

A come Ambiente :

Individuare un gestore che si occupi di dividere in modo efficiente le tipologie dei rifiuti (carta, vetro, plastica, alluminio, così da rivenderli ai consorzi CONAI di filiera in modo da favorire un piano di abbattimento delle tariffe sui rifiuti e da rendere l’incenerimento una pratica preistorica (come vuole l’Europa).
Aumentare la raccolta differenziata fino a livelli prossimi all’85% su tutto il territorio Comunale. (in provincia di Grosseto siamo tristemente al 30% mentre a Follonica abbondantemente sopra il 50%)
Incentivare e valorizzare le fontane e le case dell’acqua in modo da ridurre drasticamente l’acquisto di acqua in bottiglia.
Aumentare la pubblicità sui monitoraggi e le analisi dell’acqua corrente, in modo da abbattere i pregiudizi dei cittadini e renderli più sicuri.
Chiedere alla Regione Toscana di stanziare adeguati finanziamenti per la bonifica della piana di Scarlino dall’arsenico, con tempi certi e un programma dei lavori di bonifica conoscibile dai cittadini.

Esempi:

C come Commercio e attività produttive
E’ necessaria e non più procrastinabile la creazione di una Consulta Unica per il Commercio, che rappresenti tutte associazioni di commercianti Follonichesi per categoria. L’associazione dovrà prendere decisioni sulle politiche economiche da praticare per rendere più competitive e appetibili, soprattutto nel settore turistico, le varie attività artigianali locali. Tale consulta, oltre a prendere decisioni unitarie, diventerebbe l’interlocutore privilegiato del Comune di Follonica e di altri enti, per la negoziazione di mutui, per la creazioni di centrali di acquisto comuni o per dare vita a consorzi per potenziare la pubblicità dei prodotti artigianali fuori dagli usuali mercati del territori, in particolare nei mercati europei.
Si dovranno organizzare risorse europee al fine di aumentare i momenti espositivi dei propri prodotti tipici , in particolare nel settore agroalimentare, nei palcoscenici europei partendo dalle città che già intrattengono rapporti con Follonica. In questo il Comune potrà rendersi parte diligente per facilitare i contatti per l’organizzazione di degustazioni e eventi promozional sottoscrivendo patti di amicizia mirati allo svolgimento di queste manifestazioni tra partner.

Esempi :

Ma anche …C come Cultura
La cultura e le politiche culturali che la favoriscono vengono spesso percepite dai cittadini come un monopolio dell’amministrazione comunale. Al contrario, la cultura può facilmnete partire dal basso . Un esempio, in piccolo, è stato il Piccolo Cineclub Tirreno, che da una semplice idea di un gruppo di giovani si è lentamente trasformato un laboratorio culturale frequentato da moltissime persone. Il Cineclub non solo svolge un ruolo educativo, organizzando proiezioni ed eventi con le scuole dell’infanzia o mostra opere d’arte che spesso il cicuito dominante dei maxi cinema snobba completamente, ma è diventato addirittura una risorsa in termini economici per l’amministrazione comunale .

La pinacoteca dovrà diventare sede di mostre e esibizioni di artisti importanti, trasformando l’idea della consumazione passiva dell’opera esposta, con il coinvolgimento del visitatore in un percorso interattivo con l’opera d’arte: degustazioni, percorsi musicali, ecc …

Il nuovo teatro nell’area ex -ILVA appena realizzato dovrà essere gestito (o più semplicemnte dato in gestione mediante gara) in modo da realizzare non solo produzioni di nicchia, ma , al contrario, favorendo quelle produzioni che possano rendere sostenibile economicamente la gestione stessa e , al contempo, stimolando la partecipazione dei cittadini agli eventi culturali della città. Un asse importante della gestione dovrà essere altresì rappresentato dalla promozione della stagione e dell’opera teatrale mediante un accordo regionale.

Dare in gestione l’area polivalente della fonderia Leopolda perchè venga realizzato un cinema nel centro della città , in modo da rendere viva l’area ex – Ilva e da offrire una sala cinematografica nel centro della città .

Esempi concreti:

G come Giovani

(Proposte: Centro Giovani modello “Piombino”, sala prove e sala conferenze).

L come Lavoro

Considerata la mole di lavoro nero e di contratti elusivi della normativa, che fanno precipitare in alcuni casi il lavoro stagionale in una sorta di moderno schiavismo, sarebbe opportuno predisporre un numero verde , gestito direttamente dagli uffici comunali, dove , mantenendo l’anonimato, possono essere portati all’attenzione casi di sfruttamento , in particolare del lavoro giovanile, cosicché l’ispettorato del lavoro possa incrementare i controlli sulle pratiche illegali.
Una città più giusta deve partire anche dal rispetto del lavoro dei propri giovani.

Favorire, di concerto con L’ufficio provinciale del lavoro, la creazione di una borsa provinciale e della Val di Cornia del lavoro da mettere on-line in tempo reale direttamente sul sito dell’amministrazione , così da poter organizzare un più veloce incontro tra domanda e offerta di posti di lavoro sul nostro territorio.

M come Mobilità alternativa
Chiusura del centro cittadino nella stagione estiva, obbligando , anche nella stagione invernale alle domeniche a piedi. Predisporre una dotazione di piccoli mezzi elettrici da affittare nella stagione estiva magari attraverso una convenzione con rivenditori e distributori di bici elettriche in modo da decongestionare il centro dal traffico veicolare favorendone la fruibilità pedonale.

Predisporre una rete di rastrelliere colorate per biclette in tutto il centro cittadino (anche ricorrendo alle sponsorizzazioni private) , così da incoraggiare l’uso della bicicletta.

Riproporre un piano integrato della mobilità che favorisca anche la realizzazione di parcheggi interrati in alcune aree del centro cittadino (piazza istria, mercato coperto) , ovvero in tutte quelle zone dove non furono previsti gli standard urbanistici adeguati nelle lottizzazioni degli anni 60 .
e
… M come “mettersi in proprio”

Proposte: 1. incubatore di imprese “ spin-off” collegati a brevetti universitari (modello navacchio) preferibilmente collegate alla green economy 2. corsi ai giovani di auto-imprenditorialità in particolare nel settore dei servizi collegati al turismo . 3. Incubatore delle professioni.

N come nautica (sociale )

P come Partecipazione

ma anche P come Patrimonio Comunale

Proposte: l’ingente patrimonio comunale è oggi allocato in modo inefficiente. Proposte: piano delle alienazioni aspettando le condizioni più favorevoli, permutando …

Scuola di Via Gorizia (Destinazione alberghiera)
Casa Comunale (Destinazione alberghiera?)
Scuola media ILVA (insediamenti abitativi ecosostenibili per giovani a prezzi convenzionati).
Scuola di Musica Via Argentarola (Turistico recettivo) .
Scuola di Via Buozzi (da valutare) …
Liceo Scientifico (destinazione commerciale o residenziale) .

con un’area moderna dentro al Parco Centrale che preveda un plesso scolastico e una nuova casa comunale più efficienti sul piano energetico e una nuova sala per la scuola di musica.

Con i proventi del piano delle alienazioni si potrebbe anche riqualificare la Torre dell’Orologio , facendola diventare la nuova sede del consiglio comunale e una sala per la città (piccole esposizioni, celebrazioni di matrimoni).

Realizzare un quartiere ecosostenibile nell’Ilva sul Modello Vauban a Freiburg in Germania ( http://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/in-europa/vauban-quartiere-friburgo-sostenibilita-verde-013.html attraverso il recupero del patrimonio immobiliare esistente. In questo modo si avrebbe anche un recupero monetizzabile di oneri di urbanizzazione e si darebbe luogo ad un quartiere ecosostenibile nel centro della città . Tale idea di insediamento non va a consumare territorio, ma riqualifica un area che di sera sarebbe abbandonata a sacche di criminalità .

S come sole
Per quanto in Italia le fonti rinnovabili rappresentino ormai il 27,4% della produzione, va precisato che a Follonica le domande per le istallazioni di impianti superiori ai 20 kw di potenza pervenute agli uffici comunali sono prossime allo zero. La generazione di energia per un vasto raggio di utenze rappresenta dunque una rarità nel tessuto comunale cittadino. Considerata la scarsità di risorse finanziare e la stretta sul tetto dell’ indebitamento che i comuni hanno dovuto subire, abbiamo pensato di realizzare una cooperativa solare , sul modello già esistente dei comuni emiliani, dove il comune si fa promotore di un consorzio formato da cittdini e altri investitori, per realizzare investimenti di efficientazione energetica sui tetti pubblici della città, garantendo in controportita ai soci (cittadini) sconti sulla bolletta elettrica.

Esempio:

http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/notizie/2011/ottobre/comunita-solare-locale

… ma anche S come solidarietà

T come Turismo sostenibile

In pochi hanno sentito parlare dell’ “albergo diffuso”. Si tratta n estrema sintesi si tratta di una proposta concepita per offrire agli ospiti l’esperienza di vita di un centro storico di una città o di un paese, potendo contare su tutti i servizi alberghieri, cioè su accoglienza, assistenza, ristorazione, spazi e servizi comuni per gli ospiti, alloggiando in case e camere che distano non oltre 200 metri dal “cuore” dell’albergo diffuso: lo stabile nel quale sono situati la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro. Certamente Follonica non è un borgo medievale, ma tale idea sviluppata in molte aree italiane può essere facilemente adattata alle estese urbanizzazioni di seconde case disabitate che insistono sul nostro territorio. L’idea è quella di stimolare una cooperativa o un consorzio di giovani a costutuirsi perché possano partecipare ad una gara per la gestione di una “albergo diffuso” , favorendo la stesura di un contratto con i proprietari delle seconde case che dovranno osservare una serie di standard comuni per la creazione di una serie di camere o posti letto che forniscano servizi in tutto simili a quelli di un albergo (lavanderia, colazione, ristorazione). L’azione dovrà essere portata avanti a 360 gradi, coinvolgendo tra i tanti le lavanderie della zona e i ristoratori. Questa iniziativa oltre a creare occupazione direattamente (amministrazione e gestione) è in grado di favorire un indotto di appalti che portano indubbie ricadute di ricchezza sul territorio cittadino, anche fuori stagione ( cooperative di pulizie, ristoratori , lavanderie, ecc …

U come Urbanistica intelligente

Stabilire il no assoluto ad ulteriore consumo di territorio , incendivando , mediante consistenti premi volumetrici, la riconversione, sostituzione e efficientazione energetica dell’attuale patrimonio edilizio esistenti. Il nuovo piano strutturale dovrà contenere una maggiore dotazione di appartamenti, che costituiscono gran parte della ricchezza cittadina, senza che si metta un solo mattone in più. Questo si può fare incentivando anche le divisioni di appartamenti riducendo la soglia minima fissata dall’attuale regolamento edilizio. Così si stimola il mercato dell’edilizia (rectius “bio-edilizia), bloccando il consumo di territorio e , contribuendo, alla creazione di nuova ricchezza immobiliare.

Vedi : http://www.casaeclima.com/index.php?option=com_content&view=article&id=12889:edilizia-nuova-legge-con-bonus-volumetrici-in-abruzzo&catid=1:latest-news&Itemid=50

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Le parole inattuali del Blog …

 

Questa la classifica delle parole digitate per trovare il mio blog. Al primo posto c’è il central park, al tredicesimo le intramontabili prostitute cittadine; al terzo c’è “speranza” digitata ben 394 volte e questo mi fa ben “sperare” per il futuro. Poi si trova IMU (107 volte) a dimostrazione delle preoccupazioni delle famiglie  sull’aumento della pressione fiscale. E poi c’è la parola “inattuale”,  quella del blog, mutuata da Nietzsche , che si riferisce all’importanza del sapere sognare una città e un territorio diversi, che attualmente non ci sono, ma che potremo realizzare con l’impegno. Infine, mi piace sottolineare la parola pragmatismo: questo blog nato è anche per suggerire soluzioni e percorsi concreti , “attuabili”, o che possono attuarsi,  per rendere l’inattuale un po’ più “attuale”. Per fare questo si deve cambiare classe dirigente, lo sostenevo in apertura di questo blog e lo sostengo con maggiore convinzione oggi , il 28.12.2012 … Tutti questi percorsi concreti sono sotto le parole “efficienza energetica”, “bioedilizia”, “regolamenti edilizi”, “distretti produttivi” “verdi”, “gestione dei rifiuti”, ecc… 

Insomma oltre alle prostitute in subafitto, possiamo ancora inventare e sperare. Perché l’inattuale si avvicini e possa rendere migliore e più felice questa nostra vita associata.

Nel frattempo, auguri “inattuali”  a tutti e
10.000! 

P.S: stavo per compiere il peccato mortale di non citare tra le parole di ricerca il mitico Piccolo Cineclub Tirreno .

 

central park                                                                                                 500

 
stand by me 396
speranza 394
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non so stare al mondo 37
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francesco de luca follonica 36
fragole 35
prostitute follonica 28
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luci a san siro 22
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comune follonica imu 15
imu a follonica 14
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florida follonica 12
bertolt brecht 11
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lettera a un assessore 3
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perchè mi candido come consigliere 2
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quale sono le domande da fare a un consigliere 2
   

chi ha perso e chi ha vinto ….

Domina sui media e tra i vertici del mio partito, quasi incontrastata, la querelle sul toto vincitore delle ultime elezioni amministrative. La cosa non mi pare tuttavia il problema principale. A mio avviso ha perso prima di tutto un modello di selezione della classe dirigente; come afferma giustamente termometro politico , nel centrosinistra, in particolare nei candidati del PD, si è fatta prevalere l’esperienza, la lunga militanza nelle istituzioni e negli enti, rispetto all’elemento del sogno del cambiamento e ad un progetto politico alternativo. E non parlo del sogno/incubo della belle epoque berlusconiana, fatto di perline e simpatiche ballerine di burlesque sculettanti; quel sogno faceva leva sull’invidia sociale del popolino affamato di bella vita, macchinoni e donne; anche l’operaio vuole il figlio tronista o la figlia velina, insomma. Il sogno invece che è mancato ai seppur validi amministratori scelti dall’entourage bersaniano si sarebbe dovuto fondare sull’offerta di cambiamento. Come quando si sceglie di cambiare vita iniziando a progettare insieme ai propri compagni di viaggio, così il PD era chiamato ad esprimere candidati di rottura con la linea tradizionale del bravo amministratore di turno chiuso nelle torri d’avorio di qualche segreteria regionale. Il sogno civico dei cittadini di Parma, Genova, Palermo (ma anche Napoli e Milano) si basava sulla voglia di essere rappresentati e ascoltati innanzitutto da un sindaco non immediatamente riferibile alla classe dirigente di sempre, quella cioè che burocraticamente e sommessamente afferma che le “cose” non si possono fare perché c’è la legge regionale qui, il decreto ministeriale di qua, ma che poi avalla o ha avallato colate di cemento inutili o inceneritori. Ha perso insomma una classe dirigente che occupa posizioni di potere e gangli nevralgici di apparati da tanto, forse troppo tempo, senza sapere più né ascoltare , né sognare ad occhi aperti un futuro diverso per i propri cittadini. Il bravo amministratore, dirigente di partito, presidente di provincia, con 10 assessorati, oggi non basta più per vincere. Si sono infatti liquefatti i ponteggi che reggevano la struttura partito tradizionale ormai da anni, ma questo i nostri dirigenti non lo vogliono accettare, e si barricano, allora, in frasi che sortiscono effetti comici come : ” è una non vittoria” e “si è vinto senza se e senza ma”. Malgrado tutto, da questo misero e insignificante blog, lo dico ormai da anni che si deve cambiare temi e classe dirigente per vincere. E poi si deve ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare i cittadini e i territori. Bisogna infine essere seri e onesti e saper progettare mondi e metodi differenti.
E non sono cose da poco.

Si ritorna a scrivere …

 

Dopo un po’ di tempo, rieccoci qua, a raccontare un po’ di cose successe negli ultimi mesi di latitanza dal blog inattuale. Il livello nazionale, il cambio di governo, ha coinciso con la fine di un incubo; seppure il tecnocrate non sia il migliore dei mondi possibili,  sembra davvero di vivere in un altro pianeta.

Oggi il parlamento si è risvegliato dal letargo e – conformemente alla sua nomea – ha deliberato contro l’autorizzazione a procedere chiesta nei confronti di un pericoloso camorrista. Fumus persecutionis? O fumus impunitatis? Anche se a scuola non ero una cima in latino, credo questo sia un altro brutto segnale di fine impero. L’atra brutta notizia, a questa collegata, è la decisione inconsulta della Consulta di respingere il #referendumelettorale. Così si lascia la decisione ai partiti in parlamento: ricordo gli stessi partiti, con la stessa classe dirigente, che hanno scelto Cosentino, Papa, Scilipoti, Razzi, le veline, il Trota, Gasparri e chi più ne ha più ne metta; dati presupposti è difficile essere fiduciosi, ma siamo comunque  chiamati ad esserlo. Lo dobbiamo a tutti quei giovani precari che non possono permettersi un mutuo, che hanno smesso di cercare lavoro o che hanno definitivamente lasciato il paese. Basta fare un giro a Follonica per vedere un deserto popolato unicamente da ultra-settantenni e immigrati in cerca di speranza.

A proposito di Follonica. Si dovrà a breve votare il nuovo regolamento dell’IMU (la vecchia ICI) . In gruppo consiliare abbiamo deciso la linea della razionalizzazione della spesa o spending review come dicono i fighetti  (ci sono ancora tante spese inutili da contrarre o eliminare) rispetto a quella dell’aumento ulteriore della pressione fiscale. Credo inoltre giusto discutere su ulteriori abbattimenti dell’aliquota per chi paga un mutuo sulla prima casa o per quelle famiglie con fasce di reddito inferiori alla soglia di povertà … Sarebbe un segnale importante da dare ai cittadini ….

 

 

 

 

 

L’angosciante albero di Malick

Schiarita

“The tree of life” è innanzitutto un’opera orgogliosamente diversa dal plot classico. La macchina da presa infatti va a cercare freneticamente un’infinità di immagini tracotanti e montate in modo illogico, per rappresentare l’intuizione di un altrove dove il protagonista sente di abitare autenticamente. Non è niente di più della tematica heideggeriana dell’esistenza come essere gettato nel mondo senza un perché e dell’angosciante spaesamento che ne deriva. L’altro elemento che secondo me affronta è la vecchia dialettica tra natura e cultura, dove la natura, rappresentata dalla madre, sembra un luogo inquieto, alla pari della cultura, incarnata dal padre, che cercherà invano di farsi approvare i 13 brevetti per trasformare la sua condizione. Alla pari delle cascate, ci sono i grattacieli di ferro, che sorgono nell’inquadratura come cattedrali asettiche e angoscianti. Anche lì riposa il feticcio dell’autenticità, il tentativo goffo dell’uomo di riempire gli spazi; mentre ciò che vale è in realtà lo spazio vuoto che Malick non ci fa vedere, ma ci fa intuire; ciò che rileva è l’angoscia e lo spaesamento, il senso di vuoto che fa porre le domanda al protagonista sul principio di tutte le cose. Da questa prospettiva di schiarita appena intuita, da questo vuoto assoluto, ogni distinzione si perde, tanto che sulla riva del mare si incontrano al crepuscolo le stesse persone in età diverse, vive e morte. Non va tuttavia confusa l’angoscia con la disperazione. Per Malick, da heideggeriano convinto, essa rappresenta soltanto il veicolo, la chiave, che apre alla domanda sull’essere, sul chi siamo. Il solo porre questa domanda ci scaraventa in una vertigine di vuoto dal quale nasce il senso di smarrimento, che Malick dipinge con quella cosmogonia inafferrabile fatta di soli neri e vulcani che esplodono; un senso di smarrimento che è il vero stato di grazia annunciato all’inizio del film. E’ una pellicola insomma dove domina il vuoto, l’angoscia, lo smarrimento contro il riempimento fittizio fatto dai grattacieli giganti e dalle domande banali (quotidiane) dei colleghi del protagonista. Lo spaesamento “accade” nella pellicola sotto forma di evento improvviso attraverso piccole epifanie come la morte del fratello o come la perdita del lavoro e di tutti i sogni del padre (un magistrale Brad Pitt). Insomma è un film di ricerca, un film angosciante, fedele a Heidegger, anzi fedelissimo. Un film che scaraventa tutti, spettatori compresi, fuori dal tempo per vivere una nuova temporalità autentica (Zeitlichkeit), al di là delle lancette della prevedibile logica aristotelico-occidentale.
Insomma, “solo un dio ci potrà salvare”: sembra che Malick, infondo, ci abbia voluto dire nient’altro che questo …

VOTO: 8.5

Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

In questi giorni stiamo attraversando una fase difficile per il governo della città. Si sente un gran chiasso in un clima di guerra che – di certo – non giova allo sviluppo di Follonica. Il timore è che si faccia tanto rumore per nulla o forse tanto rumore per indebolire non tanto uno schieramento, ma piuttosto la già infima percezione della politica che i follonichesi hanno. Credo sia necessario in questo frangente muoversi , se si vuole il bene di tutti. Credo che si debba innanzitutto imparare tutti ad ascoltare di più. In fasi così delicate si deve uscire cercando l’unione e il dialogo con tutte le espressioni di malessere che stanno rapidamente diffondendosi in questa città. Forse credo sia necessario ripartire dal tanto sbandierato e inflazionato “progetto politico” che si può tradurre nelle domande di Gauguin: chi siamo, dove andiamo? Il Partito Democratico deve – a parer mio – anche a livello locale – avere la forza di tornare tra le persone, tra gli elettori, tra i tanti ragazzi e giovani in cerca di un senso a questa storia. Per fare questo deve parlare chiaro e deve parlare la stessa lingua delle nuove generazioni. Purtroppo, in questo difetto di traduzione sta tutta la debolezza del nostro partito sul versante “nuove generazioni”.
Sul versante amministrazione, ritengo che il partito debba svolgere un ruolo importante di raccordo e di indirizzo, senza certamente ingerirsi come i carri armati russi, ma senza neanche rimanere a guardare come un anziano su una panchina. Partendo dal sacrosanto rispetto della autonomia tra amministrazione e partito, non si deve però far dimenticare o abbandonare l’identità di questo partito, i suoi valori e la sue finalità.
Anche se viviamo tempi difficili, non dobbiamo tuttavia dimenticare chi siamo e dove andiamo. Il PD , nonostante gli attacchi tremendi che sta subendo e continua a subire, rimane un progetto ancora forte e credibile. Ecco perché non ci si deve fermare al primo alito di vento, ma si deve piuttosto costruire un nuovo cammino.
Ci sono momenti più difficili in cui dobbiamo essere bravi ad ammettere – se si vuole ripartire seriamente – anche le nostre debolezze e i nostri errori.

La classe politica va in paradiso?


Mi sembra di fare politica da mille anni, invece, sì e no, ne saranno passati 3 o 4. Come in un horror di Wes Craven è facile trovare, all’interno del genere “politica”, vari schematismi che a loop si ripetono costantemente, generando un fenomeno di culto. Innanzitutto l’ambientazione, la location è fondamentale. Generalmente il politico locale “si riunisce” o va alle riunioni. Qui vi si trovano due grandi categorie di politici: quelli che intervengono 40 minuti, passando dall’analisi del voto a Tatti fino alla crisi libica e quelli che traggono spunto per trovarsi in capannelli separati per discutere di temi che in pubblico non si possono affrontare. Come in ogni film di genere ci sono i ruoli: lo stratega, la vittima, il protagonista, i comprimari. In tutta questa sindrome da riunionismo compulsivo si perde spesso la bussola della situazione; si ragiona spesso in termini di alleanze, quando fuori la maggior parte delle persone ragiona in termini di bisogni.
Il dato è che la politica non parla più al cuore delle persone. E non è una semplice affermazione retorica. In una società anestetizzata la politica deve suscitare entusiasmo, coinvolgimento, inclusione. Deve raccontare una storia bella, affascinante. Deve saper dipingere mondi impossibili agli occhi fatti di mobilità alternativa, percorsi in bicicletta, strade senza macchine, navette ecologiche, piazze affollate di giovani la notte, scambi internazionali; deve saper raccontare che si può costruire senza calcestruzzo e che i pochi spazi verdi non si edificano più; deve saper parlare alla gente, ma anche ricevere idee dalla cittadinanza, dandole fiducia; deve incentivare iniziative imprenditoriali innovative, anche nel settore della cultura. Deve trovare la forza di uscire dai vecchi equilibrismi tra partiti o vecchi iscritti e aprirsi alla formazione dei giovani.
La scorsa sera a cena mi diceva padre Valletti, un bravo e non “pauroso gesuita” (cit. Joyce), che il luogo dei giovani non deve essere la riunione, ma la strada, la spiaggia, la scuola, la rete. Lì si deve tentare l’approccio pre-politico per ricostruire una nuova cultura e un nuovo alfabeto. Nonostante tutto c’è ancora molto da fare e da sperare: ed è anche per questo che ho deciso di non mollare.

Gobetti e l’Italia che non vuol cambiare

“Insomma ciò che non va, nel fascismo, non è tanto la violenza – che da sempre larga parte dell’antifascismo ha visto come elemento saliente, per non dire identificante del fascismo – ciò che non va, nel fascismo è piuttosto il fatto che esso genera una unanimità consenziente, una dimensione in cui tutti sono daccordo su tutto e in cui, di fatto, si rinuncia alla dialettica democratica vera e propria”.
Piero Gobetti, a differenza della cultura antifascista dell’epoca (marxista e cattolica) che vedeva nella violenza l’elemento caratterizzante del fascismo, proponeva una lettura molto originale. Per il giovane torinese, infatti, ciò che rileva nel fascismo è “l’unanimità consenziente” e “la rinuncia alla dialettica”; cioè tutti elementi che lo portano a definire il fascismo, non tanto come un accidente della storia o come una mera casualità ma, al contrario, come “un’autobiografia di un popolo”.
Insomma questi erano gli italiani. Amanti del vivere in pace, rinunciatari e facilmente accondiscendenti. A volte mi viene da pensare che un lo siamo ancora oggi.
E la cosa, a dire il vero, un po’ mi rattrista.

L’importanza di chiamarla democrazia

Chi amministra spesso non si rende conto di quanto sia importante il contatto con il proprio elettorato. E la stessa cosa accade al contrario: spesso l’elettorato non si rende conto di quanto sia importante parlare con chi amministra.
Per quanto i processi partecipativi vengano dai più intesi come specchietti per le allodole, per vendere una sbandierata e raffazzonata trasparenza, quando non addirittura cosa inutile e dispendiosa, questi strumenti sono invece importantissimi. E se partecipa soltanto la solita vecchietta o il solito pensionato rompiballe, perché organizzarli? Per comunicare, per includere, per responsabilizzare, anche una sola persona.
Un esempio pratico può essere il bilancio partecipativo che prevede l’affidamento della gestione di una piccola e simbolica parte del bilancio comunale a comitati organizzati di cittadini o scuole; la democrazia insomma come partecipazione concreta alle scelte per non sprecare il patrimonio di idee e originalità che molti hanno.
L’altra sera alla Colonia ho visto tanti cittadini volenterosi di esprimere la loro opinione sul futuro della struttura e la cosa mi ha fatto molto piacere.
Come dimostrano i recenti sondaggi, oltre l’80% dell’elettorato – udite udite anche nel pdl – ritiene le primarie il migliore strumento per selezionare la classe dirigente. Ci sarà pure una ragione?
Per motivare alla politica non serve solo l’inutile sfogatoio delle doglianze al politico di turno; è al contrario indispensabile favorire sistemi e luoghi dove incanalare le lamentele, per renderle idee, progetti, azioni, siano essi piazze o più in generale spazi della vita reale dei cittadini.
Anche solo per replicare alla solita usata e ridondante frase: “ci cercano soltanto al momento del voto”.

Florida is the question

Leggo ultimamente sulla stampa alcuni fatti nuovi a proposito della futura lottizzazione del vecchio dancing Florida. Premetto che non so se le notizie riportate sui giornali in merito ad una presunta rivendicazione proprietaria demaniale dell’area abbiano o meno un fondo di verità. Tuttavia i fatti che conosco sono i seguenti. Al momento dell’adozione (non dell’approvazione) del regolamento urbanistico, il consiglio comunale, di cui faccio parte, a seguito di una promessa fatta in campagna elettorale, adottò il regolamento così come già precedentemente istruito riservandosi di valutare le singole osservazioni e la questione perequativa. In quella sede riconoscemmo all’osservante una potenzialità edificatoria pari alla volumetria esistente: mi pare di ricordare circa 1500 mc. Allora, nonostante le perplessità personali, dato che sull’abbattimento volumetrico e riqualificazione di quell’area c’era stato un ricorso al TAR vinto dal Comune di Follonica, mi adeguai alla scelta della concessione di una maggiore volumetria, poiché mi sembrava l’unica via per riqualificare quell’area da troppo tempo abbandonata a se stessa. Tuttavia, vedo oggi emergere un fatto nuovo: cioè l’ipotesi che proprio lì dovrebbe esserci una proprietà controversa tra privato e demanio. Nonostante i più affermino che la vicenda proprietaria sia indifferente per un pianificatore pubblico, io credo al contrario che sia un dovere civico e verso i cittadini accertare tale circostanza. Voglio dire, se il terreno è demaniale o privato la cosa un po’ cambia. So tuttavia che gli interessi su quell’aerea sono tanti, ma un po’ di chiarezza sui fatti la ritengo fondamentale per permettere ai consiglieri di potersi esprimere in piena consapevolezza. Credo infine che sia un dovere morale e politico rendere conto ai cittadini – in virtù del proprio mandato – dei fatti che interessano la vita futura della nostra città. Insomma tra la proprietà pubblica e quella privata passa la stessa distanza che c’è tra una piazza, un giardino o fontana e un centro commerciale …