Perché è importante sviluppare la città

A me sinceramente a volte sembra di vivere in un paese immobile e congelato. Sento discorsi da molti candidati che mi ricordano discorsi fatti da altri candidati di altre elezioni di 5, 10 , 20 anni fa (oltre non ricordo bene) .  E mi riferisco anche alla girandola di risposte piccate sulla colonia, come se avessi detto chissà quale bestemmia.  A me , sinceramente, dire che la colonia deve essere data in concessione lunga a un  privato perché possa rientrarci nell’investimento e possa garantire posti di lavoro ai nostri giovani (cioè a tanti coetanei che non hanno la fortuna di essere più appoggiati da altri) , non sembra una cosa abominevole.  Qualcuno mi ha detto che questo è un tema di destra, altri mi hanno ricordato la funzione sociale del processo partecipativo. A quelli della destra  nemmeno rispondo, perché usare le questioni ideologiche sui temi serve solo a riempire i social network di chiacchiere a vanvera.  A quelli della funzione sociale dico: perché creare posti di lavoro, riqualificando un immobile che casca a pezzi e che costa al comune 100.000 euro l’anno di manutenzione, è una sporca  manovra neoliberista? Ma poi che vuol dire? Le parole sono importanti diceva un famoso regista. A quelli, infine, che mi accusano di aver violato il programma sottoscritto col PD, rispondo che il PD parla di mantenimento della proprietà pubblica e io, infatti parlo di concessione al privato col mantenimento della proprietà. E poi mi pare che il processo partecipativo famoso si concludesse anch’esso con una richiesta ai privati.  Sulla funzione sociale, parliamone. Magari anche 50 posti di lavoro da cuoco, cameriere, receptionist, oltre all’indotto, possono di certo, dato il momento difficile, avere una funzione sociale e – aggiungo io – costituzionale, oltre che naturalmente economica …  Insomma, e mi rivolgo ai giovani e alle loro famiglie, vogliamo provare a cambiare o vogliamo davvero emigrare?

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puntata 10: mercato del venerdì e l’assessore di quartiere

Oggi, venerdì sette,  sono stato con la mia amica Romina  in giro per il mercato settimanale. Ho incontrato molte persone; ascoltarle per me è un privilegio. Metto qui insieme, in ordine sparso,  i problemi più sentiti dai cittadini che ho ascoltato stamani: salute pubblica, decoro urbano, lavoro per i giovani, case popolari e relative disparità di trattamento nell’assegnazione. C’era la signora con il marito non completamente autosufficiente che aveva bisogno del sollevatore nel bus per portarlo in centro , c’era chi aveva avuto problemi di salute gravi ed era preoccupato per la qualità dell’aria e dell’acqua , c’era l’ambulante che parlava della crisi e della difficoltà a trovare un  dialogo con i vigili urbani di Follonica. In sintesi ciò che prevale è il pessimismo, di un paese in ginocchio che cerca la strada per rialzarsi. Mentre li ascoltavo pensavo a quale debba essere il nostro ruolo, quello della politica, davanti a questo mutato quadro sociale. Alcune soluzioni sono semplici, altre un po’ più complicate. Due sono le strade parallele: entusiasmo e pragmatismo. L’entusiasmo e pragmatismo ci aiutano a restituire ai cittadini una visione positiva del futuro, serve a dire:  “sì, ok,   alcune cose vanno male,  ma là fuori c’è un mare di cose belle e semplici che possiamo fare insieme per migliorare la nostra vita e quella dei nostri figli e nipoti” . Il messaggio deve essere insomma: non abbattiamoci, perché ce la possiamo fare alla grande!  Per la signora, come per l’ambulante, il pragmatismo suggerisce di pensare ad un assessore di quartiere: io lo penso giovane, con un taccuino (o un notebook) in mano che gira la città 8 ore al giorno e prende nota dei problemi. Poi va in comune negli uffici e assegna ai funzionari il tempo per risolverli e le priorità. Fatto questo ritorna dai cittadini e dice che il problema è risolto oppure spiega i motivi del ritardo.  Ecco, se divento sindaco, prometto che oltre ai vigili urbani, ci sarà anche un rappresentante dei cittadini a girare tutti i giorni per ascoltarli e per cercare insieme a loro la soluzione.  Se vinco, insomma, ci sarà la delega di giunta “alle piccole cose” . Lo prometto.

Diario di bordo (Puntata V) : Disoccupati follonichesi: Unitevi!

pelizza

Ritorno a scrivere dopo giornate bellissime trascorse a raccogliere firme nelle case di molte persone. In questi momenti si scopre quanto sia un privilegio poter fare politica nella città dove sei nato e cresciuto. Il privilegio di ascoltare i problemi delle persone, di cercare di entrare nelle loro vite, che , alla fine, non sono poi così lontane dalla mia; il  privilegio di poter provare ad aiutarli, cercando soluzioni insieme; il privilegio anche di schiantarsi contro un bus a due piani , come dicevano gli Smiths, perché la soluzione sembra impossibile.  E guardate ciò di cui si parla di più è il lavoro e la sua assenza:  a Follonica ci sono casi disperati di anziani che mantengono figli disoccupati e nipoti con pensioni poco superiori a mille euro. E noi che si fa? Sarebbe troppo facile e populistico trovare soluzioni immediate, ma non possiamo neanche, come ente più vicino al cittadino, ignorare questo dramma.  Qualche giorno fa ero a Roma , alla Commissione Europea, per un incontro conoscitivo dei nuovi canali di finanziamento europei. Il tizio del ministero del lavoro che parlava ci diceva che in Italia si spendono tutte le risorse in politiche passive del lavoro (sussidi di disoccupazione, cassa integrazione) e quasi nulla in politiche attive, cioè in quelle azioni concrete volte a promuovere e favorire l’occupazione. Il comune in questo non ha la bacchetta magica, ma può svolgere un ruolo attivo nella intermediazione, funzionando , assieme ad altri soggetti  (centri per l’impiego) , per favorire  il primo contatto ai giovani in cerca di prima occupazione e selezionare i curriculum. Servirebbe una/due persone qualificate che tengano aperto un front-office 8 ore al giorno per rispondere alle richieste dei giovani disoccupati. I finanziamenti ce li facciamo mettere all’Europa con un bel progetto.  Se fossi sindaco, sarebbe la prima cosa che farei. Ripartirei davvero dal lavoro. Senza bandiere rosse e proclami ideologici.

Al grido antico di: “disoccupati di tutto il comune: Unitevi!”

diario di bordo (IV puntata) : #ripartire dal turismo 2

Non rispondo a chi vuole solo farsi un po’ di pubblicità usando la stampa locale. Secondo me le polemiche su chi copia cose e su chi è più bravo, più bello e più simpatico si commentano da sole e non fanno certo il bene di Follonica.  Ma siccome mi sono ripromesso di dire bene solo di Follonica e di ignorare i mestieranti della provocazione gratuita, continuo umilmente a presentare il mio/nostro programma fatto di cose concrete per cambiare la città. E per fare questo si deve parlare di un altro problema che frena il turismo e che si chiama “piano strutturale”; in questo piano infatti c’è una norma che limita i posti letto per gli alberghi nelle varie zone in cui è divisa la città (nel brutto gergo urbanistico le chiamano UTOE) . Visto che con la prossima consiliatura si approverà il nuovo piano di governo della città,  per risolvere questo problema basterebbe fare una cosa semplicissima: aumentare la dotazione di posti letto   a destinazione alberghiera nelle varie aree per permettere, a coloro che hanno già da tempo presentato le domanda e ad altri, di poter creare posti letto che siano davvero tali (non i soliti appartamenti camuffati). Un’altra piccola cosa da fare urgentemente , nei primi 2 giorni, è portare avanti il bando per l’ampliamento volumetrico del 10% degli alberghi già esistenti, in modo da far aumentare il numero dei posti letto previsti dal regolamento:  bando che ultimamente era rimasto fermo ad ammuffire negli uffici.

Insomma le proposte sono fatte per fare bene e creare sviluppo  e devono essere patrimonio della città e dei cittadini, non di alcuni. E poi se le idee si somigliano,  vorrà dire che quando le porteremo in consiglio anche qualche consigliere di minoranza ci aiuterà sicuramente ad approvarle.

Diario di Bordo (III puntata) : IL TURISMO

III puntata . Cose semplici: ripartiamo dal turismo.

I dati dell’osservatorio turistico provinciale non sono incoraggianti: negli ultimi anni infatti le presenze straniere nel comune di Follonica sono diminuite di oltre il 30%. Ciò dipende in realtà da una cosa molto semplice: non esiste a Follonica un soggetto in grado di mettere insieme , in sinegia, Comune e categorie economiche (es: ristoratori, albergatori, stabilimenti balneari, bar, gelaterie) per organizzare in modo davvero serio ed efficiente , cioè con personale qualificato, una vera promozione turistica all’estero del territorio. In Germania, in Scandinavia, in Danimarca per citare solo alcuni paesi, la capacità di acquisto dei redditi è molto elevata, come è parimenti elevata l’appetibilità di un territorio sul mare che ha temperature di 15 gradi durante l’inverno. Dati questi presupposti, è evidente che se si fa davvero promozione organizzata stringendo accordi con i grandi Tour Operator e mettendo d’accordo sui prezzi i nostri operatori, si recupera di sicuro quella enorme fetta di turisti andata perduta negli anni. Come si fa? L’idea è semplice: realizzare una società mista pubblico-privata tra comune e operatori dove la quota del comune sia rappresentata dal gettito della tassa di soggiorno (circa 350.000 euro), con oggetto sociale la promozione organizzata in modo professionale del nostro territorio.

Infine, un’altra piccola cosa semplice, e che da Sindaco farei subito, è ridare ai villaggi , in paricolare al Veliero, quelle garanzie amministrative per consentire loro di fare 800.000 euro di investimenti e far ripartire finalmente quell’attività ferma da anni che nel bene o nel male rappresenta, assieme all’indotto, una fonte economica molto importante per la nostra economia turistica.

diario di bordo : giorno 0 (prequel)

Come nel 2009 voglio provare a condividere una serie di riflessioni legate a questo periodo pre-primarie. Sgombro il campo. Io mi candido per vincere, non  per partecipare.  Credo che il progetto politico che pubblicheremo a breve in un programma possa avere l’ambizione di cambiare davvero il volto di Follonica nei prossimi cinque anni.  Mi candido, ma voglio chiarire una cosa: questa non sarà una corsa contro qualcuno, ma per qualcosa. Vorrei cioè che chi va a votare alle primarie del 9 marzo non partecipasse alla giuria di un concorso di bellezza o di abilità politiche decennali,  ma che invece valutasse con intelligenza e sapienza quello che si scrive in un progetto di cambiamento e quanto entusiasmo ci viene messo per raggiungerlo , il cambiamento. Va cioè ribaltata la città con forze nuove, senza dire male di nessuno, ma dicendo bene di Follonica. Si deve fare però una lotta leale , buona, giusta, senza tatticismi: perché il futuro della mia generazione e delle persone che aspettano di vedere una Follonica che riparte, non può essere certamente sacrificata a giochi politici da quattro soldi.  Si deve parlare di temi appunto; e il punto di cambiamento  va dalla difesa dell’ambiente alla smart city, dal wi-fi libero al porta a porta spinto. Dal nuovo piano per la mobilità, alla riconversione energeticamente efficiente del patrimonio edilizio. Dai talent garden per giovani imprenditori al nuovo piano strutturale. Dal futuro piano delle alienazioni al nuovo quartiere verde. Da un piano per favorire il lavoro dei giovani residenti disoccupati, alla lotta contro l’inceneritore. E ancora : che si fa dell’ippodromo nuovo? E della colonia?  Ecco vorrei che ci si confrontasse con “il sorriso sulle labbra” direbbe Renzi su questi temi e che poi vinca davvero il migliore.

E’ forse questa un’utopia?

Letterina a babbo natale

caro babbo natale,

come saprai, tu che conosci i desideri profondi di noi miserabili, il 24 febbraio 2014 ci saranno le primarie a follonica per scegliere il prossimo sindaco.  Innanzitutto vorrei che tu portassi primarie vere, dove ci si confronta davvero sui problemi di molti giovani della mia generazione e le relative soluzioni. Primarie dove non ci siano i soliti vomitevoli giochi dietro e davanti per occupare spazi di potere, ma siano l’occasione per iniziare il tempo del cambiamento. Vorrei tu portassi volti nuovi, più freschi e pieni di idee, che portino a loro volta avanti nel tempo questo comune (sentire). Perché la mia impressione è che a forza di occupare spazi si fermi anche il tempo, come quei fenomeni paranormali che fermavano gli orologi, congelando nel freezer dei soliti accordi ciò che di nuovo sta germogliando. Ma la primavera tarda ad arrivare e siamo ancora in pieno inverno. Insomma vorrei tu portassi un confronto leale, fuori dai soliti gruppi organizzati, fuori dalla solita giostra dove, alla fine,  sempre i soliti rimangono lì, sempre lì, lì nel mezzo, a girare, come diceva il poeta.

sempre tuo,

Francesco

5 anni dopo: perché ancora #primarie …

Sui giornali locali si parla di primarie e di una mia certa candidatura.   Non nascondo il mio piacere di mettermi a disposizione per un progetto politico di cambiamento della città . In modo sommesso, semplice e concreto per portare nel dibattito “pre elettorale” la mia esperienza in consiglio in questi cinque anni. Il mio impegno da sempre  è quello di coinvolgere nell’immobile vita politica locale un po’ di delusi, abbattuti, rassegnati. Un po’ di giovani e di piccoli imprenditori che nel tempo si sono inesorabilmente allontanati.  E su questo voglio continuare a lavorare. Questo blog è stato , in un certo senso , un tentativo di fare questo lavoro: portare alla politica quelli che la politica non la amano più.  Non so quali saranno “i giochi politici” nel mio partito sui candidati, ma io rimango fermo,

perché forte della convinzione che non possiamo lasciare tutto come era prima; perché bisogna rendere più semplice il contatto tra utente e p.a, perché vanno tolte norme che concretamente impediscono lo sviluppo di certe attività a Follonica (vedi oneri troppo alti per convertire un capannone in attività commerciale o soglie minime troppo altre per dividere unità immobiliari, perché vanno incentivate le riqualificazioni con premi di volume) .

Perché bisogna dare spazio ai consorzi di promozione turistica e spostare molte delle decisioni sul livello intermedio della società locale.  Perché bisogna insegnare ai giovani a mettersi in proprio per rendere più qualificata l’offerta di beni e servizi a follonica, soprattutto nel turismo e nelle nuove tecnologie.

Perché bisogna progettare un quartiere nuovo dentro l’Ilva , recuperando il patrimonio esistente.

Un quartiere verde e eco-sostenibile con appartamenti a prezzi bassi di nuovo abitato da giovani follonichesi. Perché bisogna ridare entusiasmo a tutti i volti che ho incontrato in questi anni.

Perché bisogna creare una classe politica nuova, pulita e motivata. Piena di passione.  Ecco questa è la parola magica da cui si deve ripartire.

Alla fine a me interessa davvero questo . E per questo continuerò a cercare questa strada.

E’ difficile, ma si deve farlo per noi e per chi verrà.

Ora più che mai.

Euforia, nostalgia e apatia : quasi un manifesto per non morire

In questo clima precongressuale, di sperata rinascita di un modello di società politica più partecipato,  penso che si debba ripartire dalle passioni.  Quelle che mi vengono in mente ora, guardando al presente sono due: nostalgia e apatia. Una – invece – è quella del futuro:  l’euforia.   Quanto alle prime, si possono distinguere due generazioni politiche in antitesi tra loro: i ventenni-trentenni e gli ultra sessantenni. Abitano nello stesso spazio fisico, ma in due distinti spazi sociali e culturali: i primi sono gli apatici, rassegnati e difficilmente integrabili (spesso disintegrati) , mentre i secondi abitano uno spazio più ampio di socialità e di partecipazione, ma – per ovvie ragioni anagrafiche –  rimangono attaccati al trasporto agrodolce per il tempo che fu, per le passioni “nostalgiche” di una sinistra felice. Ma rimane questo un ricordo non vero, rappresentato, filtrato dagli inganni della mente, una rappresentazione irreale e dolorosa, appunto, perché Itaca al ritorno non è più quella che si era abbandonato, è , anzi, un’isola nuova, dove si stenta a trovare se stessi fuori da quel mondo fatto di passioni, affetti e ricordi.  Tra gli apatici oggi si trova una prepotente maggioranza di giovani. Tra i nostalgici, un’enorme pletora di anziani e ex militanti di una sinistra idealizzata che nessuno oggi – della mia generazione – può capire.  In tutto questo clima “eternamente presente” sembra non ci sia più spazio per immaginare una passione che rompa il contenitore della nostalgia e dell’apatia e si ponga come passione trascinante, folle,  portatrice di bene e fertilità.  Oggi dobbiamo immaginarci l’euforia come passione guida e traghettatrice verso un nuovo modo di pensare la politica: dobbiamo rimanere politici “euforici”durante tutto il corso della nostra vita. E le passioni euforiche sono quelle della creatività, della condivisione, della solidarietà,  della fratellanza tra più deboli, mentre quelle apatiche (o tristi) rimangono quelle dell’impotenza, della solitudine, della rassegnazione del “non ci sono alternative” . E’ vero che l’immagine del politico che entra ed esce dai palazzi romani, con stuoli di giannizzeri e ballerine, non ci rende forse euforici. Ma a quell’immagine decadente dobbiamo contrapporre una nuova era, che parte dalla rivolta a quel modello culturale che tanto male ha fatto alla politica e al bene della nostra comune terra.  Un’era dove i nostri figli e nipoti non odino il politico, perché loro stessi saranno politici, felici di essere parte attiva e solidale di una nuova civiltà umana e politica. Per fare questo serviamo tutti. Non solo i potenti o i gestori del potere per il potere a tempo indeterminato. Anzi, quelli non dovranno più avere il diritto d’asilo in un mondo nuovo, fatto di persone che rispondono le une alle altre. In un mondo meno apatico, meno nostalgico e portatore di sana euforia trasformatrice.

Il nuovo principio della galleggiabilità sine die

Mentre studio diritto penale e altre giuridiche amenità,  il flusso dei miei pensieri rimbalza spesso sul tema futuro del governo e sulla costituzionalizzazione di un nuovo principio fondamentale: la stabilità. Poi mi chiedo se futuro del governo e futuro del paese coincidano da vero o siano , al contrario, i soliti artifici e raggiri per aggrapparsi al potere, quel potere così distante oggi dai cittadini, ma anche dai partiti di cui io faccio parte.  Mi spiego: il vero problema di questo sistema sono le caste al potere, non i partiti; la guerra grillina contro i partiti, origine immonda di tutti i mali, è un argomento falso. I partiti sono , anzi, un potenziale luogo di impegno e di indirizzo politico e culturale, dove tutti , e dico tutti, possono , attraverso l’iscrizione, fare la differenza.  Lo dice la Costituzione in due bellissimi principi: il combinato disposto degli articoli  2 e 3  dove si fa riferimento ai diritti di associarsi in formazioni sociali come “luoghi di promozione e pieno sviluppo della persona umana” e il 49,  che promuove i partiti come “via per concorrere in modo democratico alla determinazione della politica nazionale”.

Ma torniamo al problema: qui si deve capire se il governo è in grado di “governare” , ovvero imprimere l’indirizzo politico determinato e libero per far riaffiorare la nave senza cocchiero dalle acque dell’indeterminatezza, che è bella nella poesia, ma non nella politica.  Io credo semplicemente che un governo, frutto di un’intesa di scopo con la “controparte contrattuale di cosa nostra” e benedetto da Napolitano, non possa che essere fisiologicamente a  termine.

Quindi,  secondo step: legge elettorale, misure urgenti e voto in primavera, dopo il congresso, chiunque vinca. io, tra parentesi sono per Civati, perché le logiche renziane iperliberiste mi preoccupano, viste le condizioni in cui versa il welfare in questo paese sempre più anziano e sempre meno autosufficiente.  Il liberismo spinto vale in sostrati sociali giovani, non certo in un paese fermo e impoverito come l’Italia.  Tuttavia, questo non implica il sostegno all’attuale classe di potere, che sembra aver costituzionalizzato (come quella montiana in precedenza) il principio della stabilità “sine die” per fare riforme indeterminate e a tempo indeterminato per un paese astratto.  Questo non è quello che vogliono gli iscritti. Mi dispiace, il problema ancora una volta non è il partito, ma altri accordi estranei al perimetro decisionale degli ormai pochissimi iscritti.

Quindi pensiamoci bene. Le tessere si possono ancora fare fino al 20 settembre per partecipare al prossimo congresso. Quello davvero disciplinato dalla costituzione per concorrere a cambiare il paese.