Frugando dentro i soliti cassetti

Oggi, per caso , come accadono molte cose nella vita, ho trovato questa cosa che avevo scritto nel novembre del 97 , appena 17 anni fa a 18 anni. Una riflessione in cui mi specchio ancora oggi. Nonostante il tempo, penso che rimanga ancora fortemente attuale e mia. La riscrivo volentieri qui sotto, in questa fine estate del 2014, per condividerla con voi, come con la macchina del tempo.

Potere negativo o potere positivo?

Oggi, giovedì 28 novembre (1997?) durante la scuola all’impegno politico e sociale, la discussione si è in parte evoluta sul valore effettivo che il termine “potere” assume nell’attuale momento storico …
Dire infatti “potere” fuori dal contesto storico-culturle è solo una mera astrazione, causa della idea negativa di potere che abbiamo oggi.
Una parola che richiama la violenza dei fascismi o dei regimi autoritari o, nelle nostre false democrazie borghesi, si riferisce piuttosto al prestigio che riscuotono i cosiddetti uomini “che contano”.
Se guardo il Dizionario Italiano ragionato invece trovo un’altra definizione di potere, cioè: ” la possibilità effettiva di decisione e di azione”; niente quindi a che vedere con l’idea di autoritarismo o di privilegio borghese a cui siamo abituati.
Oggi non dobbiamo perciò stupirci se i giovani si ritengono scettici rispetto all’uso linguistico di questa parola, perché il potere non viene gestito come servizio al prossimo, ma piuttosto come riproduzione e posizionamento di una élites dominante.
Quali soluzioni proporre, allora, perché si possa esercitare un potere “positivo”, che nasce dal basso?
L’unica risposta è la formazione, la formazione e ancora la formazione.
Bisogna infatti rafforzare le piccole istituzioni e le piccole comunità, educandole al senso profondo della responsabilità pubblica, affinché si sia coscienti che nessuno è necessario ma tutti siamo indispensabili. Bisogna insegnare che l’indebolimento del potere “piccolo” è una delega cieca al suo abuso e un tacito patto con il più forte.
Il potere è autorità, viene da augere, che significa crescere/far crescere una comunità: e perché sia questo è indispensabile una forte spinta educativa verso la democrazia. Non vedo altre soluzioni.

Francesco, novembre 1997 .

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