quasi un manifesto generazionale.

consiglio-comunale-follonica11dic2013-grossetooggi-(1)

 

Dopo la bellissima esperienza delle primarie mi domandavo se sia giusto andare avanti o fermarsi per un po’ a rifiatare. In fondo non vivo di politica come molti amici e colleghi, anche se la mia vita è sempre più coinvolta dalla politica. Poi mi sono improvvisamente risposto con un sì. Sì, e lo devo alla mia coscienza e a tutte quelle persone – molti giovani – che mi hanno sostenuto a cuore aperto durante questa esperienza democratica dal basso. Credo che il patrimonio culturale e politico nato da questo percorso non possa essere disperso, ma vada necessariamente valorizzato dentro una forma politica nuova. Insomma la sfida consiste nel dare fiducia – nonostante le resistenze gerontocratiche  interne al partito e dei soliti affaristi locali – a tutti quei giovani che hanno pensato che anche a Follonica si potesse cambiare. Prima che prendersi cura degli altri, dobbiamo infatti imparare a “dare fiducia” agli altri:  per vincere la sfida in politica si deve imparare a fare i salti nel buio di kirkegaardiana memoria, per alleggerire il peso delle solite corti dei miracoli che orbitano come zavorre intorno alla politica locale e  per ridare credibilità alle nostre liste. Vorrei poi che si imparasse a pensare con la propria testa e che si fosse valorizzati per quello che sappiamo fare e per quello che siamo disposti a realizzare: senza farsi sponsorizzare dai soliti capibastone “in alto”, parlamentarti e papaveri,  che spesso fanno parte di grosse lobby che difficilmente si occupano di cose locali. Vorrei vedere i consigli comunali incendiarsi di passione per la rigenerazione delle pinete o per il miglioramento dei servizi negli asili nido o nei centri anziani. Questa per me è la missione che mi impedisce di lasciar perdere. Far crescere in pubblico nuove generazioni , come diceva Lou Reed, è la moneta con cui vorrei venisse ripagato il nostro impegno di questi anni. I giovani in politica, nei consigli comunali, dovranno essere quasi una missione. Senza di loro saremo invasi da giovani vecchi, politici prezzolati di carriera, accordi di potere e  affaristi locali. E’ una missione che dovremo necessariamente riassumere in un manifesto incendiario, che configuri una nuova democrazia, fatta dal basso, fatta di idee e progetti nuovi.   Lasciamoci travolgere, fidiamoci e non lasciamo spazi alla platea di finti politici che quotidianamente sfregiano la parola politica. Per tutto questo vado avanti.

Up patriots, imus, missa est.

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