Diossine e Furani

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Ancora una volta (a malincuore)  una storia di diossina sul nostro territorio. E poi è   brutto dire ve lo avevamo detto. E mi riferisco allo sforamento all’inceneritore di Scarlino  di diossine e furani di ben 5 volte i limiti di legge.

Tempo fa abbiamo presentato una mozione consiliare (vedi qui)   per attivare l’inchiesta pubblica per l’accesso alle informazioni e la partecipazione dei cittadini e un’altra  (vedi qui) per  dare incarico ai nostri avvocati di impugnare la nuova autorizzazione concessa dalla Provincia,  a seguito del supposto venir meno del diritto ad un ambiente salubre, come prescrive l’Europa. Vedi qui  a proposito di “democrazia ambientale” .

Questa direttiva Europea, che ha recepito la Convenzione di Aahrus,  individua infatti tre pilastri fondamentali: l’informazione dei cittadini, la partecipazione diffusa del territorio ai processi decisionali (non solo per gli esperti) e l’accesso facile e poco costoso alla giustizia amministrativa per le opere che hanno effetti e ricadute sensibili sull’ecosistema ambientale. Una cosa così semplice che anche un bambino la capirebbe. Un bambino, appunto, ma non la pletora di enti locali, uffici ambientali, dirigenti ASL, dirigenti ARPAT, funzionari, sub funzionari, giudici di TAR , consiglieri di stato che si occupano di conferenze dei servizi  e procedimenti giurisdizionali in questa materia.

L’altro aspetto è la recente risoluzione del Parlamento Europeo (2012) che invece obbliga la Commisione a legiferare sul divieto di incenerimento di tutti quei rifiuti che posso essere recuperati e riciclati. Sullo stesso argomento e sull’esigenza di avviare un “nuovo modello di sviluppo” abbiamo presentato un’altra mozione (clicca qui  accanto per leggerla   Documento:Mozione incenerimento1.DOC)   ben due anni prima della risoluzione summennzionata, mentre il documento del Partito Democratico di Follonica che ho contribuito a scrivere (insieme ad altri validissimi amici e compagni di viaggio di allora) è di 4 anni prima (2008). Eccolo qui , dopo cinque anni,  in tutta la sua bellezza e attualità.

Insomma se si fosse seguita la scia delle deliberazioni europee e del loro – troppe volte tardivo – recepimento nel pletorico diritto italiano, oggi saremmo qui a raccontare un’altra storia. Magari una storia di creazione di lavoro e nuova impresa nel settore del riciclaggio e della valorizzazione delle materie prime seconde. Invece dobbiamo raccontarci ancora di “Diossine e Furani” . E chissà per quanto tempo ancora …

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