I Rom e i furbi …

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Non starò qui a fare un trattato di sociologia sulla rom-fobia che scorre in questi giorni come un fiume in piena nei bar follonichesi, anche perché non lo so fare e apparirei ridicolo ai più. Non starò qui neanche a difendere con toni assolutori alcuni episodi di devianza minorile di certi gruppi sociali riconducibili ai cosiddetti “zingari”, con il consueto pietismo giustificazionista. Ma agitare i peggiori spettri razzisti, lo stigma sociale, con toni xenofobi da uomini delle caverne verso un’etnia che rappresenta appena lo 0,22% della nostra popolazione lo trovo francamente riprovevole. E mi riferisco a quelle forze politiche cosiddette “civiche” che pur di rastrellare un pugno di voti alle prossime elezioni follonichesi sembrano più propense alla mistificazione e all’incitamento all’odio sui social network, anziché alla ricerca della soluzione più intelligente per l’inclusione e l’integrazione di gruppi che abitano pressoché stabilmente questo territorio da decine di anni. Ma ogni parola ragionevole si perde purtroppo nella ormai inestricabile trama di pregiudizi di cittadini che vivono oggi una condizione di forte sofferenza economica; tuttavia, ciò non può, a mio avviso, giustificare in alcun modo cacce alle streghe,  alimentate dal peggior campionario di stereotipi razzisti, per cercare il capro espiatorio ai problemi quotidiani. Un capo espiatorio che nella storia  lo si è sempre cercato nei più deboli, giudicati “pericolosi” per i loro comportamenti ritenuti antisociali. Le minoranze, anche se sporche e diverse, in ogni società libera e democratica devono ricevere tutela. La tutela delle minoranze è un segnale di avanzamento sociale e di progresso civico.

Ma andiamo alla cosiddetta delibera: 

1. La delibera non ghettizza, ma cerca percorsi di inclusione: i “concessionari” si impegnano infatti, di concerto con i servizi sociali, a mandare i propri figli a scuola e a ricercare un’occupazione lavorativa sul territorio. Mi si dirà: i rom non accetteranno mai queste condizioni. D’accordo, ma invece di giudicare l’esperimento a-priori, verifichiamolo a posteriori. Se va male, lo si interromperà e si revocherà la concessione. 

2. la delibera cerca di dare quelle misure igieniche  minime (attacco all’acqua corrente e al sistema fognario) per impedire l’insorgere di malattie ben più gravi che esporrebbero a rischio sanitario queste persone. E poi l’alternativa sarebbe quella di continuare a farli “abbaraccare” abusivamente? 

3. la delibera individua un luogo dove poter controllare e identificare queste persone , così da poter rintracciarli più velocemente qualora questi ultimi dovessero commettere reati predatori. Insomma la concessione potrebbe funzionare anche da concreto deterrente di eventuali reati. 

Anziché sparare a raffica messaggi di allarme, basterebbe a volte riflettere e pensare al bene della città. A volte. 

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