Dubito ergo sum

Giuro che la disputa tra il nuovo renziano e il vecchio bersaniano non mi affascina per niente. E non per conservatrice ostilità verso la sfida o la dialettica, ma per indecisione conoscitiva sulle idee messe in campo tra i due competitors nostrani. Mi spiego meglio, cercando di fare un po’ di sintesi rispetto a quanto riportano i due leaders nelle loro interviste e interventi pubblici; dall’angolo del ring bersaniano vedo un continuo giocare di rimessa. Davanti c’è un segretario dal volto bonario e dall’estrazione genuinamente socialdemocratica, ma dietro di lui vedo invece una schiera infinita di accordi, accordicchi, compromessi che ci porteranno inevitabilmente a misurarci con i soliti leader di sempre (Bindi, Finocchiaro, Fioroni, D’Alema, Letta, Realacci). Se questo significa continuità del progetto politico, viva allora tutto ciò che è discontinuo.  All’angolo renziano c’è invece una sorta di ricerca della novità , positiva, per carità;    ma è una novità che si sbiadisce subito in ciò che ho già visto mille volte nei format di mediaset. In certi momenti, guardando i suoi video, magnificamente orchestrati da Giorgio Gori,  sembra di rivedere certe sintesi delle giornate del grande fratello. Il grande assente in questo metaforico ring sono le idee, il progetto politico, o – per usare una brutta espressione del passato – la piattaforma programmatica. Insomma , cosa ne pensa/no Bersani/Renzi della riforma fiscale, del modello di welfare, del diritto del lavoro, della piccola impresa, della libera professione, della riforma della rappresentanza sindacale, della riforma delle istituzioni europee, della riforma della giustizia; della rete idrica, delle concessioni autostradali, del patto di stabilità, del federalismo e dell’attuazione del titolo V?  Quali rimedi hanno contro la disoccupazione giovanile e la gestione corrotta degli appalti mafiosi? Che ne pensano di un nuovo sistema per la gestione dei rifiuti fondato sullo zero waste? E delle politiche dell’immigrazione? Purtroppo vedo un grande silenzio o alcuni accenni brevi e poco approfonditi. Forse il percorso sarebbe stato quello di ritrovare il bandolo di quella matassa del programma iniziato dai trentenni/quarantenni qualche anno fa e giocare di squadra verso un rinnovamento reale della classe dirigente e delle idee. Purtroppo visti i troppi protagonisti e i pochi chiari progetti di trasformazione dell’esistente, preferisco per ora stare un po’ a guardare, prima di prendere una posizione, che ripeto, non per opportunismo, non mi sento ancora di prendere (adesso! ) … 

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