Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

In questi giorni stiamo attraversando una fase difficile per il governo della città. Si sente un gran chiasso in un clima di guerra che – di certo – non giova allo sviluppo di Follonica. Il timore è che si faccia tanto rumore per nulla o forse tanto rumore per indebolire non tanto uno schieramento, ma piuttosto la già infima percezione della politica che i follonichesi hanno. Credo sia necessario in questo frangente muoversi , se si vuole il bene di tutti. Credo che si debba innanzitutto imparare tutti ad ascoltare di più. In fasi così delicate si deve uscire cercando l’unione e il dialogo con tutte le espressioni di malessere che stanno rapidamente diffondendosi in questa città. Forse credo sia necessario ripartire dal tanto sbandierato e inflazionato “progetto politico” che si può tradurre nelle domande di Gauguin: chi siamo, dove andiamo? Il Partito Democratico deve – a parer mio – anche a livello locale – avere la forza di tornare tra le persone, tra gli elettori, tra i tanti ragazzi e giovani in cerca di un senso a questa storia. Per fare questo deve parlare chiaro e deve parlare la stessa lingua delle nuove generazioni. Purtroppo, in questo difetto di traduzione sta tutta la debolezza del nostro partito sul versante “nuove generazioni”.
Sul versante amministrazione, ritengo che il partito debba svolgere un ruolo importante di raccordo e di indirizzo, senza certamente ingerirsi come i carri armati russi, ma senza neanche rimanere a guardare come un anziano su una panchina. Partendo dal sacrosanto rispetto della autonomia tra amministrazione e partito, non si deve però far dimenticare o abbandonare l’identità di questo partito, i suoi valori e la sue finalità.
Anche se viviamo tempi difficili, non dobbiamo tuttavia dimenticare chi siamo e dove andiamo. Il PD , nonostante gli attacchi tremendi che sta subendo e continua a subire, rimane un progetto ancora forte e credibile. Ecco perché non ci si deve fermare al primo alito di vento, ma si deve piuttosto costruire un nuovo cammino.
Ci sono momenti più difficili in cui dobbiamo essere bravi ad ammettere – se si vuole ripartire seriamente – anche le nostre debolezze e i nostri errori.

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Una risposta

  1. Alito di Vento??? A me pare una gran libecciata, di quelle dirompenti e che durano. Il problema Francesco è che, ad un analisi lucida e come dire anche profonda, mi diventi superficiale nel finale. Il problema come sempre sono le cose che il partito vi propone e rifila (a voi ma quindi a tutti noi) dall’alto. Cose che nn possono essere partorite da menti capaci di quel che scrivi e che mostrano la debolezza fra voi che “credete” di poter fare e quel che poi mettete in pratica. Certo il tutto deve esser frutto del compromesso…il tutto deve esser smussato, ma predicare una cosa e …vederne altre, nn si capisce nè chi siete, nè dove andate nè che dovete fare. (chiedo umilmente scusa a quel genio di Gauguin per averlo tirato in ballo, in questo tipo di cose, io paragono l’arte alla poesia, la politica di oggi nn c’entra proprio nulla)

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