Sarà la musica che gira intorno …

Sarà tutta la musica che in questi giorni di svolta ci sta girando intorno, ma ancora vedo nelle teste di questa classe politica un maledetto muro di fossatiana memoria. Da San Siro ai referendum sono trascorsi pochi giorni e sembra sia cambiato il mondo. In realtà, la verità strisciava ormai da tempo sottotraccia, poi, come in una rivelazione, ecco l’evento, in tutta la sua allegra esplosività. Un paese cancellato dalla propaganda, dalle veline parlamentari, dalla xenofobia strisciante, dalla precarietà diffusa e ingiusta, improvvisamente, come Rocky Balboa nell’omonimo filmaccio, alza la testa e si rialza in piedi. E lo fa senza violenza, ma con quella festosità e quell’allegria che sembravano ormai sepolte nelle cartoline degli anni settanta; ma al contrario di quell’esperienza ideologica, i movimenti, i comitati e i tanti giovani in cerca d’autore, si sono mobilitati su temi pragmatici, estremamente pragmatici: acqua, sostenibilità energetica, energie alternative, uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. Il responso è stato talmente netto da non meritare nessuna analisi del voto. Ora bisogna che gli interpreti sappiano vedere oltre. Questi segnali devono aprire la riflessione dentro i partiti ormai consunti da alleanze poco coraggiose; è ora di riprendere la decisione politica e abbandonare i tecnocrati per un po’. E’ ora di ripensare la democrazia interna nei nostri partiti, di affidare la scelta dei parlamentari a primarie, perché siano i cittadini a scegliere i candidati più adatti. E’ ora di smetterla con le alleanze strategiche per incominciare a scrivere i programmi. E’ l’ora di pensare ad un piano energetico nazionale, ma anche locale che – forte della lezione di Herman Scheer – parcellizzi la produzione di energia rinnovabile in tanti piccoli centri domestici; è l’ora che i comuni premino la riqualificazione energetica degli edifici cambiando i regolamenti edilizi; insomma due sono le parole che faranno entrare prepotentemente questo mese di giugno nella storia: democrazia e sviluppo energetico, parole che il vecchio Scheer vedeva assolutamente legate tra loro.

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