Sulla fissazione delle nostre credenze o apologia del pragmatismo

Non tutti conoscono Charles Sanders Pierce, filosofo, matematico e come tutti i geni o le persone particolarmente sensibili e intelligenti morto in povertà. Qui la biografia breve. Come tutti i geni, dicevo, si contrapponeva in italia all’idea positivista di una scienza infallibile, così come all’idealismo crociano che faceva strame di ogni evidenza scientifica nella teoria della conoscenza. Pierce, da persona geniale, si occupava oltre che di bere tanto alcol, anche di ricerca della verità. Quando si svolgono varie e variopinte discussioni politiche, in cui si ricercano criteri di scelta per selezionare unanimemente la persona migliore per un dato tipo di incarico, mi viene in mente Charles Sanders e il suo libretto intitolato “il fissarsi della credenza” (The fixation of belief): un libro scritto in modo chiaro e semplice e allo stesso tempo complesso come i soli geni sanno fare. In questo libro Pierce dice che la credenza – cioè la norma che guida il nostro agire, compreso il nostro giudizio sugli altri – si fissa generalmente in 4 modi: 1. Con la tenacia, tipica di quelle persone che non cambiano mai idea. Categoria a cui appartiene chi suppone di essere migliore di altri e che, con il pretesto di una finta e quantomai fasulla coerenza, si dichiara scarsamente disponibile ad aprire una discussione su un argomento, perché troppo convinto di essere nel giusto. 2. Con l’autorità, tipica modalità dei ferventi credenti , nell’Imperatore, nel diritto o in persone che possono determinare un cambiamento positivo o negativo della altrui sfera di vita. Qui l’idea o l’opinione si fissa per induzione diretta o indiretta dell’autorità. 3. Con la metafisica, ossia con una causa a priori come Dio, la fede o il credo laico in principi universali. 4. Con il metodo scientifico, cercando di dimostrare in modo chiaro e con tutti i passaggi logici il perché di un’affermazione partendo da fatti oggettivi. Charles Sanders non ha dubbi che quest’ultimo sia quello valido per una ragione semplice: con questo metodo si possono (ri)conoscere gli errori nei passaggi logici a partire da un’affermazione ipotetica data per vera. Mi spiego meglio. Se mi si fissa l’idea che Francesco De Luca è bravo a giocare a freccette, questa può essermi generata da una convinzione che io ho, dal fatto che me l’ha detto il mio datore di lavoro, dal fatto che è la volontà di Dio o dall’analisi nel segmento di tempo dell’azione svolta da Francesco De Luca in base a come tira la freccia, a quante volte fa centro o quante volte infilza ignari passanti. L’unica convinzione misurabile e in grado di essere vera o falsa data la proposizione iniziale è quindi l’ultima.
Tutta questa pippa non è solo per ricordare un grande filosofo, ma soprattutto per riflettere che senza un po’ di metodo scientifico (e per metodo intendo un percorso, una strada orientata alla verità, non già un’opera già scritta), si rischia di far sballare anche la bussola della democrazia con le nostre labili e non fondate opinioni personali.
O forse oggi sarebbe meglio parlare solo di postdemocrazia, a tutti i livelli?

Amen

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