Il giorno che morì il gatto a Raciti

Torno da un interessantissimo incontro dei giovani democratici pisani dal tema: le parole della sinistra. Anche se personalmente lo avrei chiamato” le parole dei democratici” – per citare le ispsissima verba di una rosi bindi in gran spolvero – mi sento di ringraziarli di cuore. Primo perché non è usuale organizzare una scuola di formazione dove si cerca di riflettere sulle parole. Secondo perché occasioni del genere stimolano il confronto con altre persone, facendoci uscire dalla spirale delle buche e della manutenzione delle strade – sempre siano lodate – per affrontare in fiumi di sana logorrea il grande tema dell’identità. C’era pure Civati, un po’ sottotono rispetto ai suoi standard e forse un po’ troppo ripiegato in un’ostilità preconcetta verso i giovani dalemiani. Quello che forse Pippo non ha capito è che non tutti lì rispondevano al cliché stereotipo del giovane-giacca a coste-occhiali a montatura robusta-aria da intellettuale radical chic-pariolino-arrogante e disprezzante tipico del format del giovane dalemiano e più in generale da pd romano. Chi invece è riuscito ad andare oltre il cliché, superando persino l’originale in leziosità e artificiosità del politichese, è Fausto Raciti, segretario nazionale dei GD. Sarebbe interessante approfondire questo giovane dai modi fumosi e dalla retorica meccanica – certamente pomposa – da vecchio esponente della gerontocrazia partitica. Scrivere una fenomenologia della sua ascesa al potere, fatta di linguaggio da Komintern e accondiscendenza verso l’establishment. Tuttavia nel blog di Marco Gentili si trova un altro modo di vedere la militanza politica, come nei molti giovani lì presenti. Un modo più visionario, aperto alla novità di sentieri inesplorati. La frase di Raciti “a me personalmente non è mai interessato il rinnovamento generazionale” sembrava ieri più diretta ai pochi delle segreterie che contano che ai tanti giovani che aveva davanti; quella generazione silenziosa desiderosa di dare una mano, costretta alla seconda fila, a causa anche di quelle persone che – per paura di infastidire – non si sono mai poste il problema.

Per saperne di più.

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