L’italia al massimo ribasso

Quanto pesa in termini di costo una gestione non concorrenziale degli appalti pubblici? Questa è la domanda fondamentale che ci chiama ad una riflessione politica importante. Sappiamo che il 18% del PIL italiano si produce attraverso gli affidamenti della pubblica amministrazione. In questa fase di recessione poi, sappiamo anche che le stazioni appaltanti pubbliche sono le sole in grado di muoversi in senso contrario al ciclo economico. Tuttavia la competizione ha molti elementi di vischiosità nel nostro sistema, perché si dice  che gli affidamenti “sottosoglia” sono generalmente in grado di mantenere l’occupazione locale e garantire servizi migliori sul territori. Su questo mi trovo parzialmente d’accordo. Infatti la mancanza di un sistema di rotazione istituzionalizzato negli affidamenti di beni e servizi, pur garantendo una maggiore affidabilità e conoscenza delle imprese da parte del soggetto appaltante,  può determinare una sfiducia complessiva nella creazione di nuove imprese sul territorio. Tuttavia la soluzione a questo problema non può neanche essere il criterio della gara al massimo ribasso rispetto alla base d’asta. Questo sistema spinge infatti le aziende a risparmiare sui fattori della produzione (capitale e lavoro), facendo sì che l’offerta sia qualitativamente scadente. Dietro al massimo ribasso si nascondono infatti le violazioni più grossolane della legalità e i peggiori sfruttamenti della manodopera. Allora quale soluzione si deve adottare? Per me si deve lavorare in primo luogo sul bando. Si deve cioè stabilire una percentuale di punteggio incidente sui costi e una percentuale incidente sulla qualità del servizio-fornitura. Introdurre clausole sociali (tipi di contratti utilizzati, salari etc..) e criteri ambientali (tipi di materiali, ciclo della vita, risparmio energetico) in grado di garantire una quota fondamentale del punteggio. Secondariamente si deve lavorare sui controlli, sulla fase cioè successiva all’assegnazione; serve un osservatorio permanente degli appalti che raccolga in una banca dati tutti i contratti in essere: cioè una cane da guardia con poteri sanzionatori che faccia rispettare le condizioni stabilite dal bando. Per fare ciò basterebbe un regolamento degli appalti comunale serio, che negli spazi della cornice nazionale, sappia garantire etica e concorrenza. Consiglio a tutti di leggere qui.

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