egemonia, what else?

Agire è sempre conseguenza di ciò che si è, dicevano i latini . Ciò che manca al PD in questa fase storica di bassa congiuntura, anche a livello locale , è un’elaborazione culturale autonoma e nuova. Elaborare cultura significa tessere nuovi valori fondanti, che non devono nascere dalla mente di qualche esperto tuttologo illuminato, ma piuttosto da un’elaborazione collettiva a partire da nuovi bisogni emergenti. Bisogna poi diffondere questi valori nuovi, ridisegnando la grammatica del nostro avvenire: insomma,  bisogna iniziare a fare egemonia.  Dico questo perché noto una fase di profonda incertezza e di vuoto, dovuta principalmente all’assenza di un’elaborazione di valori. Oggi durante il consiglio comunale,  mi sono soffermato a riflettere sul fatto che io stesso sono servo di una visione identitaria della città che – mi dispiace – non sento mia. E con me centinaia di coetani, costretti giocoforza ad abbandonare il territorio, non percepiscono Follonica come il luogo della memoria, delle canalizzazioni leopoldine o degli assi viari che collegavano stati antichi, ma come un luogo senza opportunità. Eppure, da che vivo in questa città, ho sempre sentito parlare di recupero della memoria e poche volte di interventi funzionali allo sviluppo economico e infrastrutturale della città. Chi ha viaggiato e ha visto gli interventi realizzati in molte città europee, si renderà conto che i volti delle città sono in continua trasformazione, perché il dinamismo sociale crea e disfa: c’è una spinta vitale nella storia degli uomini che tende a rompere le forme, creando dalle ceneri di queste nuovi significati, certamente più conformi all’emergere di nuovi bisogni collettivi. Questo non significa distruggere brutalmente le tracce. Non mi si fraintenda. Ma piuttosto prendere coscienza che le tracce del passato non devono mai essere sacrificate al presente. Il bello è ciò che è utile e ciò che incide significativamente sulla qualità della vita delle presone nell’ora e nel non ancora. Ma ingabbiarci in meccanismi identitari astratti, costruendoli artificiosamente, non contribuisce secondo me ad un’elaborazione distaccata dello sviluppo della città. Per questo è necessario attivare quelle poche forze rimaste in città che non si riconoscono pienamente in una  bella narrazione delle nostre radici , e  spingerle verso un’elaborazione culturale nuova, più contaminata con le esperienze europee. Alla fine lo scambio di idee, le buone prassi, un certo sincretismo culturale, sono la base della nuova civiltà europea. Pertanto ritengo che si deve iniziare a chiuderci nelle stanze, confrontarci, riflettere e infine dare luogo ad una sintesi progettuale nuova, sulla base di un’idea nuova di città, riscrivendone se necessario la grammatica. Sradicati di tutto il mondo, uniamoci …

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...