Per una nuova militanza democratica …

Circa un anno è trascorso dalle scorse elezioni che mi hanno portato a ricoprire la carica di consigliere comunale a Follonica. Molte le persone incontrate, alcune deluse altre indifferenti, qualcuna con in mente un grande progetto, altre con la solita ormai stanca disaffezione alla politica.

Cos’è cambiato e quanto sono cambiato da allora?

Innanzitutto insediandomi nel ruolo di consigliere,  dopo le primarie, ho sempre creduto profondamente che lo sviluppo della città doveva passare inevitabilmente da un rinnovamento della classe dirigente; lo credevo un anno e mezzo fa e lo credo con ancora più forza e convinzione oggi. Quali sono tuttavia le criticità di questo passaggio? Le criticità sono in primo luogo nell’impegno incostante delle nuove generazioni alla vita politica. Il ruolo in un partito, la fiducia del cittadino e la conoscenza del complesso mondo amministrativo, non si conquistano pontificando su tutto, ma attraverso un serio piano progettuale, attraverso l’analisi dei bisogni locali e col sacrificio del proprio tempo. Queste sono le precondizioni fondamentali per mettersi sullo stesso piano dei politici “scafati” che, in pressoché totale assenza di alternativa, hanno nel bene o nel male governato il nostro territorio. Come molte volte ho sottolineato su questo blog, non credo che le nuove generazioni siano migliori delle vecchie; anzi, sul piano dell’organizzazione del dissenso sono molto deboli e inchiodate ad una strana forma di frustrazione di massa. Tutto fa schifo, tutto è marcio e la politica e i partiti sono un luogo di squali senza ideali. In questo torpore di inattivismo militante si inserisce poi la figura del politico adulto comprensivo, che cerca di leggere i bisogni dei giovani, il fatto che vivano un disagio da interpretare e che hanno nuovi e legittimi modi di partecipare alla vita pubblica. In questa ricerca di capire chi invece rinuncia al suo diritto affonda secondo me, la peggior retorica paternalistica che si possa immaginare. In questa finta commiserazione del giovane perduto si radica infatti il conservatorismo più bieco di chi il potere non lo vuole mollare. Ecco perché chi vuole impegnarsi deve necessariamente militare, entrare a far parte del sistema, compromettersi assumendosi tutte le responsabilità del caso. Come diceva Lou Reed, raccoglieremo solo quello che abbiamo seminato …

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