dio è morto, l’acquedotto perde e anche io non mi sento molto bene …

Premetto che ritengo l’acqua un bene nè pubblico nè privato, ma un bene collettivo (della comunità). Tuttavia a me preme anche sgombrare il campo sulla contrapposizione gestione pubblica=equa e privata=iniqua o viceversa. Entrambi rappresentano solo delle modalità di gestione: non di certo si può presuppore aprioristicamente modelli o scenari che devono necessariamente essere verificati a posteriori, guardando ai risultati finali. Premetto inoltre che ritengo il modello a prevalenza di capitale pubblico migliore, perché in grado di assicurare  una migliore regolamentazione delle tariffe. Premetto infine che non ho nessuna pregiudiziale ideologica verso il sistema competitivo della gara per assegnare a capitali privati la gestione di minoranza della rete idrica. Il sistema della gara dovrebbe assicurare una gestione (in un sistema non perturbato) a mezzo di un piano di investimento più efficiente. Allora perché ho firmato i quesiti? Per motivazioni di certo diverse rispetto alla ripubblicizzazione di un sistema che è attualmente gestito per il 90% dal pubblico. Vedi qui.

Li  ho  firmati soprattutto per tre motivi fondamentali:

1. perché la legge 166 del 2009   all’ art 15 lettera a non fissa una quota massima di capitale del privato nella partecipazione alla società di gestione. Questo consentirebbe di creare davvero un monopolio del privato incontrollabile e di mettere a repentaglio ogni politica di programmazione pubblica.

2.   perché assicurare ad un soggetto un tasso di remunerazione del 7 % fisso è una bestemmia contro il mercato e sembra più una tangente che i cittadini devono pagare all’investitore privato. Non vedo perché gli investimenti debbano avere una remunerazione fissa.

3. perché – come sostenuto da Rodotà – sono stati l’unico modo per porre il problema della gestione idrica all’attenzione du un’opinione pubblica spesso pigra e refrattaria a discutere di simili argomenti.

Infine propongo:

1. Una tariffazione equa che consenta alle famiglie numerose e a basso reddito di poter usufruire di sconti o detrazioni in grado di abbassare il costo pro-capite per metro cubo del servizio. Non vedo perché chi ha più soldi debba pagare il costo del depuratore o del sistema fognario esattamente come una famiglia numerosa o a basso reddito, basandosi sull’assunto che l’acqua è di tutti.

2.  L’istituzione di un’Authority dell’acqua in grado di vigilare sui prezzi  ( e di irrogare sanzioni a chi compie violazioni) come esistono già quelle del gas e dell’energia.

Insomma vorrei che non si usasse nuovamente il metro del retro-pensiero ideologico, ma si guardasse al problema con un approccio più critico e analitico, all’insegna di una filosofia più pragmatica e in grado di recepire il concetto dell’efficienza coniugata al principio dell’equità sociale.

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