Di amore, morte, ippodromi e farmacie comunali …

Credo che in ragione anche dei voti che ho ricevuto, sia arrivato il momento di aprire una riflessione personale per rendereconto ai cittadini lettori del blog delle due vicende che stanno guidando il dibattito consiliare in questi giorni.

Sull’ippodromo sarò coinciso: alle accuse del centro-destra  (dirette soltanto a destabilizzare e non di certo a costruire qualcosa di buono), credo che l’unica risposta da dare sia una risposta di prospettiva.Infatti  nell’ultimo decennio ci si è più preoccupati della  giustificazione tecnica  sulla regolarità o legittimità formale degli atti, più che della domanda politica fondamentale: che farne dell’impianto che ormai è lì? Come valorizzarlo per permettere una sua riqualificazione funzionale in grado di generare reddito e occupazione. Io credo che noi dovremmo essere in grado di dare alla cittadinanza una risposta in tal senso. Ai cittadini non importa molto se la delibera 58 del 2001 avente ad oggetto l’approvzione del piano particolareggiato dell’ippodromo fosse tecnicamente regolare o no. Quersta è materia del dirigente all’urbanistica, non degli abitanti. E quindi insisto su un punto che ritengo fondamentale: partendo dall’esistente e tralasciando gli strascichi e  le polemiche sugli errori passati, partendo dalla struttura e dalle pertinenze, è compito nostro trovare una soluzione che porti ad uno sviluppo complessivo della struttura (campo+pertinenze),  in grado di restituire in vantaggi occupazionali ciò che in termini di consumo di territorio è stato irrimediabilmente  sottratto.

Sulla farmacia: ritengo legittime le istanze degli abitanti del quatiere 167 (dove sono nato e cresciuto), ma credo che si debba compiere una valutazione anche in termini di utili di esercizio, utili che vengono destinati attualmente all’emergenza abitativa. Quindi se i cittadini, responsabilmente, si impegnano a far realizzare utili al presidio sanitario comunale, ben venga la farmacia, altrimenti va cercata una soluzione più razionale. Il servizio al quartiere in sostanza non può prescindere dalla gestione economica dell’azienda, proprio perché gli utili hanno un vincolo di destinazione molto speciale. L’ultima questione è in fine  quella degli studi medici. Se si è in grado di portare almeno due o tre medici nell’area del centro commerciale 167, allora ben venga la farmacia comunale. Insomma, il dibattito sulla individuazione della 6. farmacia va affrontato, ma sgombrando il campo da ogni pregiudiziale ideologica o di interesse privato.

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