La termovalorizzazione delle nuove idee

Alla luce dei manifesti inceneritoristi di Enrico Rossi, vorrei soffermarmi preliminarmente su una riflessione più ampia sul destino della classe politica Pd. Lo vorrei fare partendo da una considerazione inattuale, per autocitarsi un po’. Il nostro partito produce (o riproduce) da anni una classe politica di ottimi amministratori dell’esistente. E questo è un dato acclarato. L’esistente è un dato attuale per definizione. Tuttavia ciò che santifica il loro operato è ahimè la mancanza di visione prospettica o – come avrebbe detto Nietzsche – di inattualità, di rottura degli schematismi e di analisi della novità emergente. Dagli abissi del sottobosco politico italiano nascono forze mature, in grado di disegnare lo sviluppo di idee nuove, cariche di inattualità, ma che faticano a trovare collocazione nei partiti e nei sindacati: luoghi asfittici e troppo attuali. Ecco allora il compito principale del partito e del sindacato: allocare il dissenso critico e propositivo per creare novità negli indirizzi politici. I bravi amministratori dell’esistente sono attualmente incapaci di sviluppare idee coraggiose di trasformazione. Parafrasando Marx, la dialettica del cambiamento deve necessariamente passare da una rivoluzione e ne sono sempre più convinto. Ma ogni buona rivoluzione presuppone attività e motivazioni forti che oggi – mi dispiace – non vedo nelle nuove generazioni. Già in questo blog ho parlato di 2 categorie di giovani: gli indifferenti (fuori dai partiti e maggioritari) e gli integrati (dentro i partiti, ortodossi, aspiranti buoni amministratori dell’esistente e minoritari). Anche se sono convinto che l’obbedienza acritica non sia più una virtù, purtroppo devo convenire sul fatto che siano meglio gli integrati degli indifferenti. L’ultima categoria – quella degli apocalittici, dei profeti, dei portatori di inattualità, purtroppo o è debole o pressoché inesistente. Premesso ciò, vengo immediatamente alla questione: perché il mio partito che nel congresso si proclamava ecologico, verde e di sinistra, sta portando avanti una campagna elettorale promuovendo l’incenerimento come business? Perché amministra l’esistente e non guida più i processi, come amavano dire i vecchi PCI. Se una banca investe soldi su un progetto  sbagliato e contrario ad un territorio (leggi inceneritore di Scarlino) sembra quasi che il mio partito non sia più in grado di sviluppare una dialettica forte di contrasto e di negoziazione per rivedere il piano di investimento e ripensarlo secondo i valori che ispirano il partito stesso. Delle alleanze a me non me ne frega più niente: io voglio risposte serie e puntuali sullo sviluppo del mio territorio: dall’occupazione all’alternativa all’incenerimento. Voglio che il mio partito abbia una visione del futuro, non che si ripieghi in silenzi e non detti. Voglio che parli nei manifesti elettorali di raccolta differenziata spinta, impianti meccanici per il riciclaggio, sviluppo del mercato dei materiali derivanti da  recupero, del vento e del sole, e non di termovalorizzazione, con una terminologia peraltro erronea. Insomma per cambiare in meglio le cose, oltre ai buoni amministratori servirebbero anche buoni visionari lucidi e concreti. Questi sì che sarebbero fonti di guadagno per tutti.

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