Per chi non sa stare al mondo …

In Francia alla corte di Versailles c’era una bella cortigiana. Una cortigiana che sapeva stare al mondo. Con furbizia ed astuzia, trattando sempre con chi di dovere, scavalcò la fama del re, ereditando terre e feudi. In Germania nel 1900 c’era un grande filosofo. Egli abitava nel futuro, aveva gli occhi vivi, intelligenti, nuovi, ma aveva un grande difetto: non sapeva stare al mondo. Non sapeva neanche farsi un caffè. Morì nel 1940 ingerendo una dose letale di morfina per scappare dai nazisti al confine con i Pirenei. Era un giudicato un fesso. Il fesso in questione si chiamava Walter Benjamin.Non ebbe mai una cattedra universitaria, fu riformato alla visita di leva, i suoi scritti non vennero quasi mai recensiti. La sua tesi di laurea, tirata in un migliaio di copie, resto’ invenduta, finendo in cenere nell’incendio di un magazzino a Berna. La sua morte e’ patetica. Mentre attraversava i Pirenei, a Portbou, camminando a passo lento e cadenzato a causa dell’asma cronica, con i polmoni sfasciati e il cuore a pezzi, portando con se la tela di Paul Klee su cui era impresso l’Angelus Novus“, l’angelo sofferente della storia, ingoiò la morfina. Poco prima, arrivato a Portbou, un piccolo villaggio spagnolo, chiese con gentilezza e discrezione l’ospitalità. L’amica e compagna di viaggio ebbe a dichiarare: “Tutto crolla nel mondo, tranne la gentilezza di Benjamin” . L’oste malvagio e poco gentile (nel senso di umano) lo denunciò alla Gestapo. L’uomo che non sapeva stare al mondo” la fece finita per sempre. L’amico del comunista Brecht, l’amico del “cabbalista” Scholem, l’ebreo errante e perduto, l’incarnazione del ventesimo secolo, “entleibte” come scrisse Brecht, “scorporò”, “uscì dal suo corpo”.  Neanche la morte lo sottrasse al patetico. L’amica Hanna Arendt nel cercare la sua tomba a Portbou,  con sommo sbigottimento, si sentì dire dalla bocca del sindaco che il corpo di Walter era stato gettato in una fossa comune, perché l’affitto del loculo era scaduto da tempo e nessuno aveva pensato di pagarlo. Anni dopo l’artista  israeliano  Dani Karavan scolpì per lui un bellissimo monumento, con incisa l’epigrafe, “e’ piu’ arduo onorare la memoria dei senzanome che non delle grandi personalita” tratta dalla  raccolta di Benjamnin “I Passaggi”.  E allora che hanno a che fare Walter Benjamin e la furba cortigiana? Nulla fortunatamente. La cortigiana ha costruito la sua fortuna nel presente, Benjamin nel futuro. Sono convinto che nessuno di noi aspira ad una redenzione post mortem,  e che la cortigiana lontana nel tempo sia la figura che più esprime il XXI secolo. Tuttavia penso – almeno personalmente – che questa storia qualcosa me l’abbia insegnato. L’intuizione della novità si paga a prezzo della qualità della vita. Benjamin era un fesso ma con le sue “Meditazioni senza meta” e il suo “flanieren“, il suo girovagare senza una meta fissa, sfogliando le pagine delle città e delle persone, ha inventato Internet. La cortigiana invece ha solo replicato se stessa con una storia vecchia come il mondo. Non ha portato niente al mondo, abitando il suo presente in modo piatto. La cortigiana è come un cavallo a dondolo che si muove, ma non va. Benjamin ha invece fatto fare un passo avanti alla storia della civiltà.

Non so se ci siamo spiegati.

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    • D’accordissimo con te. la chiusura dell’orizzonte sta generando la morte politica delle organizzazioni partitiche e assimilate. E la cosa è molto preoccupante. E quando si cerca il consenso senza idee e per realizzare una carriera, la cosa è molto più inquietante. Si spalancano le porte del nichilismo e noi non sappiamo più che fare …

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