Appello ai giovani. Perché stare con Ignazio Marino.

Ci sono temi che possono cambiare una società. Ci sono temi importanti che possono cambiare un partito. Non solo. Ci sono modi e modi di esprimere questi temi, di accentuarli, per renderli davvero fondamentali alla costruzione di una novità politica. Nel lontano ’64, negli Stati uniti, gli studenti si sentirono chiamati ad affermare temi nuovi, per differenziarsi dalla massa acritica e reazionaria che –  attraverso il silenzio complice – avvalorava un modello maggioritario e vecchio di società. Per questo coniarono il celebre slogan: “Which side are you on? ” ,”da che parte state davvero?”.  Ogni piccolo movimento rivoluzionario è in grado di partorire novità, innovazione, e , di conseguenza, benessere sociale.  Allora vorrei partire da un punto fondamentale: le tre mozioni che si affronteranno nel congresso non sono uguali. Io pertanto mi schiero e sto  con Ignazio Marino. So benissimo che quest’opzione è destinata a rimanere minoranza nel partito, ma sono tuttavia disinteressato ai rapporti di potere e alle rendite di posizione derivanti dallo stare sempre con la ragione e mai col torto, con la certezza e mai con i dubbi. La mia presa di posizione si giustifica in due modi: per convinzione e per sottrazione. Mi spiego meglio. Per convinzione perché se si dà un’occhiata alle rispettive piattaforme programmatiche dei tre candidati emerge una differenza enorme. Marino crede davvero nelle politiche ambientali e lo fa attraverso la formulazione di temi concreti e specifici: il solare termodinamico, il fotovoltaico, la detassazione dell’IVA per i prodotti ecologici, l’eolico d’alta quota, gli accordi verdi di fornitura,  etc…. In Bersani e Franceschini c’è invece un NI ambiguo sul nucleare,che rispecchia a mio avviso la solita tendenza fallimentare di cercare soluzioni equilibristiche su temi delicati: insomma in queste due mozioni prevale il non detto al detto; la cosa è tutt’altro che residuale, ma sintomatica di un silenzio troppo ambivalente per essere convincente. Serve chiarezza e responsabilità nelle scelte che cambiano il mondo; non si può dire sì al nucleare , ma anche al solare termodinamico, sì alle centrali a carbone, agli inceneritori, ma anche alla raccolta differenziata come fanno Bersani e Franceschini. Per citare Marino e il Vangelo, si deve imparare a dire “Sì, Sì e No, No”, tutto il resto è del demonio. Serve un modello di sviluppo chiaro per le nuove generazioni. Stesso discorso per le tematiche del lavoro, della flexsecurity, del salario minimo garantito, della formazione permanente, della laicità come impronta metodologica all’agire politico. Ma che ne pensano Bersani e Franceschini, al di là di richiami generici ad una maggiore collaborazione tra impresa e lavoro di questi temi? Troppo ambiguo è ancora il non detto. Per questo io sto con Ignazio Marino. In fine  la visione di partito aperta in Marino è davvero tale e affonda le sue radici in una visione aperta di società a base liquida e mobile come è la nostra. Franceschini assume questa visione più di Bersani, che,  come D’Alema, è estremamente convinto che il futuro stia nel passato del “partito strutturato e controllabile” degli iscritti; tuttavia Franceschini lo è solo teoricamente, dato che gran parte di schierati e  fedeli valvassori dovrà essere risistemata dentro i vari gangli del partito, nel caso di vittoria della sua mozione. Marino invece (ecco la sottrazione) non ha l’apparato con sé. E questo non è solo un elemento demagogico, si badi bene, ma una possibilità di rinascita concreta di una nuova classe dirigente: si liberano – e sottolineo – si liberano così spazi di autonomia critica e di rielaborazione, altrimenti difficilmente perseguibili, soprattutto con Bersani.

Chiedo quindi  a tutti i miei coeatanei, disillusi dalla politica, di fare uno sforzo di comprensione e di schierarsi per la parte debole nel partito, ma forte nell’idea di società che contiene.

Il 25 Ottobre andate a votare Ignazio Marino come segretario nazionale e Simone Siliani come segretario regionale del PD. Abbiamo la possibilità di provare a  liberarci del vecchio per progettare un partito ed futuro più abitabile. Non sprechiamola.

Francesco De Luca

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