Le “utilities” comunali per generare lo sviluppo

Il noto adagio, spesso ripetuto a sproposito, secondo cui il comune sulle faccende economiche private non può fare nulla, va ritenuto non veritiero. Il comune, in realtà,  pur non essendo attore principale sul palcoscenico, può tuttavia rivestire l’importante ruolo di sollecitare lo sviluppo economico del territorio. Come? Attraverso, in primis, lo sviluppo e la messa in funzione di tutte quelle utilities, di tutti quei servizi pubblici in grado di agevolare l’imprenditore verso il suo obiettivo.

Poniamo intanto l’accento sul trend  positivo mondiale della “green economy” e sulla sua potenziale espansione sul nostro territorio. Per intercettare il trend non basta stare a guardare ed aspettare che la provvidenza o la mano invisibile faccia il suo corso, ma si rendono necessarie una serie di interfacce – anche pubbliche – in grado di accelerare questo processo. Molti cittadini follonichesi – ad esempio –  lamentano la mancanza di un ufficio a cui fare riferimento per informarsi sugli incentivi che lo stato riconosce  nella misura di detrazioni di imposta a chi fa un investimento all’insegna dell’ecocompatibilità. Serve dunque un ufficio, adeguatamente pubblicizzato e con orari compatibili con le esigenze lavorative degli utenti, in grado di illustrare i vantaggi e i benefici di  un acquisto verde, la modalità procedurale per ottenere le detrazioni e le banche che offrono tassi di interesse ribassati per tali investimenti. Insomma chi vuole isolare termicamente la sua abitazione (per inciso si risparmia fino a 3500 KW all’anno in una normale abitazione civile), chi vuole dotarsi di pannelli fotovoltaici, chi vuole conoscere i vantaggi del mini-eolico, deve avere il suo ufficio di riferimento. Questo front office può quindi generare effetti sulla domanda dei prodotti appena elencati, obbedendo peraltro ad un esigenza di sviluppo economico con impronta ambientale bassa.

L’altro strumento a cui ogni amministrazione può fare ricorso per sviluppare l’economia ecologica si chiama”green public procurement” , in italiano “gli acquisti verdi delle amministrazioni pubbliche. Secondo questa idea, in ogni bando di gara e in ogni capitolato d’appalto pubblici aventi ad oggetto lavori o la fornitura di beni o servizi,  si devono rispettare criteri  di ecosostenibilità nella scelta dei materiali, nell’uso delle risorse idriche, nel risparmio energetico,  etc… Visto che in Italia – ancor più che in Europa –  la spesa pubblica incide per quasi il 20% del pil, tale strumento diventa quasi fondamentale per smuovere domanda di beni e servizi ecologici, con la conseguenza di incidere sul modello di sviluppo di un intero territorio. Una scuola, un palazzo comunale, una biblioteca , una piscina, potranno inserire nei contratti per la fornitura del servizio di pulizia – ad esempio – l’obbligo di utilizzare detersivi e saponi con marchio “ecolabel”.

Non sarà infine il progetto pantagruelico a cambiare la vita dei cittadini,  ma una microprogettualità diffusa, nella quale il comune può giocare davvero un ruolo fondamentale sul versante dell’erogazione dei servizi d’impulso allo sviluppo.

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