Ben venga il postmoderno…

Lampadine nella notte

Bisogna toranare zu den Sachen selbst, gridava Husserl, l’uomo che sempre visse da filosofo e così morì. Così , malgrado oggigiorno l’analisi e la valutazione in politica vengano considerati elementi superflui e scarsamente utili, tenterò di guardare con neutralità l’oggetto- rinnovamento. Innanzitutto c’è un dato oggettivo consistente nei 355 voti (il 17 % di tutte le preferenze) raccolto nelle ultime elezioni dai giovani democratici. Ora, questo dato, in sé, non ha alcun significato specifico: infatti 350 voti si raccolgono in molti modi. Allora – procedendo per logica – passiamo al secondo dato, quello psicologico del significato da attribuire.

Riprendendo quanto affermano i teorici della società liquida, oggi non esiste più una predeterminazione dei consensi politici. Non esiste più cioè un fenomeno di massificazione delle scelte pubbliche, perché il tessuto sociale non è più compatto, non ha più forza attrattiva. Dal mio canto, ritengo questo indebolimento delle scelte, questa fine dell’unidimensionalità del pensiero di massa, un elemento importantissimo e non completamente negativo. E’ come se una grossa gomma avesse cancellato quanto i partiti e le formazioni sociali, attraverso il controllo della militanza, riuscivano a conquistare fino a 30 anni fa.  Oggi l’elettorato è più critico e si fida sempre meno dei consiglieri interni ai partiti. L’autorevolezza in questa società di frontiera, impaurita e disorientata, non si trova più dove prima la si cercava. Malgrado ciò, sono convinto che questo sconquasso generi anche mostri buoni. Ci spinge infatti a guardare le cose in modo più indipendente, più distaccato, più prudente. Non si valuta più attraverso un rigido schematismo ideologico, attraverso le lenti della storia,  ma partendo dall’esperienza vissuta nel quotidiano. In questo maelstrom di vacuo, di indeterminato, di eternamente indeciso, si annida, a parer mio, il seme della rinascita, della speranza. Che c’entrano i giovani allora in tutto ciò?

Credo che in questa campagna elettorale siano stati gli unici a capire quanto appena detto. La loro marginalità rispetto ai sistemi predefiniti, li ha resi paradossalmente più forti nella ricerca del consenso. Li hanno cercati sulla strada, tra gli insicuri, gli ipercritici e i delusi. Si sono fatti magicamente ponte con questa parte sempre più consistente di società, con i cani sciolti senza diritto di cittadinanza in questa nuova città.

Questa intuizione tuttavia spero che possa essere coltivata, analizzata e capita. Spero che questo nuovo modo di fare politica, a partire dalla lettura dei nuovi bisogni sociali, sia il terreno da cui ripartire. Dopotutto, la caduta dei valori e la postmodernità non è sempre cosa negativa; con buona pace dell’ADC e dei suoi “fedeli” sostenitori.

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Una risposta

  1. Allora, per la serie masturbazioni intellettuali senza conclusione:
    Società postmoderna è società non ideologica che determina di volta in volta le sue scelte politiche e che quindi è più analitica e critica.
    Vero… Se la società fosse postmoderna! Per me è postmodernista, nel senso che la sua ideologia di fondo è il relativismo arazionale, che tante volte sfocia in puro nichilismo. Quindi più che riflessiva manca invece di quei dogmi di fondo che la proteggevano dall’annegamento nel nulla.

    Zenone

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