Largo ai giovani

 

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Leggendo il Blog di Rifondazione tenuto dall’amico Robespr, trovo l’espressione : “Largo ai giovani nel PD, a patto che siano innocui”. Premetto che appartengo alla mia coscienza, più che ad un partito nazionale o ad una categoria anagrafica (e in questo sono d’accordo con Robespr).  Tuttavia riconosco che il processo di identificazione in un partito dipende dalla sua capacità di generare una visione complessiva della società, un sistema ordinato di valori sui quali educare e coinvolgere gli elettori. Al Pd è mancata purtroppo questa forza centripeta, capace di movimentare i cuori e le menti giovani verso un’etica condivisa e rinnovata. La sua liquidità interclassista lo ha reso un enorme calderone pieno di contraddizioni logiche e politiche.  La sua tendenza a cancellare nell’unanimismo le decisioni interne, la sua paura della contraddizione, dell’antitesi, delle opinioni diverse al suo interno, disegna un partito troppo centrato su convergenze di interesse.  Questa paura delle contraddizioni interne, malamente cancellata da un tentativo ridicolo di restaurazione del centralismo democratico, è figlia dalla vecchia cultura PCI-DS. Ne sono certo.  Se infatti  si cercano i funzionari di questo partito, li si scopre tutti appartenenti in massima parte ai vecchi DS, che, a parer mio, soffrivano tutti di un difetto macroscopico:  l’assenza di un’identità politica.  Di conseguenza questo partito ha sostituito in alcune sue espressioni il culto della carriera personale all’interesse per la collettività, ha sostituito esimi intellettuali a pessimi funzionarietti, a segretarini regionali e provincilali, tutti protesi a far lievitare i consensi al proprio partito attraverso piccole strategie paranapoleoniche e giochetti elaborati dentro le loro sacrestie sconsacrate: mai ebbero a preoccuparsi della questione etica, generazionale, antropologica. In una parola, non hanno saputo rinnovarsi perché limitati culturalmente e sprovvisti di capacità di analisi; e non hanno capacità di analisi perché mediocri e vecchi.  In questo sistema le nuove generazioni più critiche non hanno diritto di cittadinanza. 

Il secondo problema su cui riflettere, a proposito di nuove generazioni, è  di tipo quantitativo. La loro presenza numerica è direttamente proporzionale al loro disinteresse.  Questo nuovo tipo umano disinteressato e disilluso, incapace di combattere, di studiare fino alla nausea per servire la sua comunità, si è reso estraneo, alienato rispetto allo spazio-tempo sociale nel quale è inserito soltanto fisicamente. Io personalmente odio queste persone, non nutro verso di loro alcuna comprensione paterna. Credo che dobbiamo smetterla con il giustificarli a causa dei loro problemi sociali o drammi familiari: questi fascistelli qualunquisti sono il male assoluto dei nostri tempi. A questi fascistelli menefreghisti, attratti da brillantini e cartapesta, dovremo consegnare il nostro paese, la nostra salute, i nostri soldi tra circa vent’anni o poco meno. Anche questo è un problema generazionale. 

Ma tuttavia, caro Robespr, non credo che sia soltanto colpa del PD se si assiste a questo declino inesorabile dell’appartenenza alla famiglia delle idee politiche. Il fenomeno è più vasto e assume proporzioni più grandi: è infatti un problema pedagogico-educativo. L’educazione immorale al successo di tante famiglie italiane verso i propri figli, una scuola pubblica ridotta allo spettro di se stessa, un’università corporativa ed autoreferenziale, la mancanza di eventi di discussione nei paesi e nelle piazze, una cultura asservita alla tecnica e basta, non fa altro che giocare a favore di quei potenti, che – come dici te –  tirano le fila di burattini inconsapevoli. Io, personalmente, non mi appiattirò mai ad una visione acritica del partito in cui milito. Se lo facessi gli renderei un pessimo servizio. Ed è proprio questa speranza nella possibilità che mi restituisce ancora la passione  e il senso di libertà nel manifestare – dentro il mio partito –  il mio dissenso critico e motivato.

E  largo ai giovani…

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Una risposta

  1. Condivido appieno la tua analisi. Vorrei però aggiungere che in proposito al Pd è possibile sbizzarrirsi in critiche, soprattutto rivolte ai seniores rappresentanti della vecchia casta, ma accanirsi sui giovani è stupido e da ignoranti. Se si vedesse quello che accade all’interno del partito (anche relativamente al comune nostro) è palese che i giovani sono quelli che maggiormente hanno raccolto la sfida di costruire un soggetto nuovo libero dalle vecchie logiche partitiche, e che sono meno condizionati da vecchie contrapposizioni ideologiche. Ironeggiare su chi questo partito lo critica e vuole migliorarlo è una leggerezza più che mai controproduttiva.

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