Il respingimento dei diritti umani

Il diritto d’asilo trae la sua fonte normativa nel nostro ordinamento all’articolo 10 comma III della Costituzione Repubblicana. L’articolo riconosce la titolarità del diritto d’asilo a tutti coloro che  vivono in paesi stranieri dove esiste una compressione delle libertà democratiche così come riconosciute dalla nostra carta fondamentale. La qualità di rifugiato è invece un diritto soggettivo in capo allo straniero che ha un fondato timore di essere perseguitato. Perché si realizzi questo tipo di situazione giuridica, che spesso dalla stampa viene confusa con quella precedente dell’asilo politico, deve prevalere l’elemento soggettivo, suffragato tuttavia da elementi indiziari forti che facciano presumere uno stato oggettivo di persecuzione. Per quanto riguarda la prima categoria giuridica, l’apprezzamento della commissione abilitata al rilascio del documento dovrebbe naturalmente prescindere dall’audizione dello straniero. Insomma, se vivo in un paese come l’Eritrea, dove un dittatore sta costringendo masse di uomini e donne ad imbracciare le armi per combattere un’assurda guerra contro l’Etiopia,un paese che non assicura i diritti allo studio, alla libera manifestazione del pensiero (chi dissente viene barbaramente ucciso come fosse carne da macello), non dovrei neanche avere  bisogno di dimostrare di essere perseguitato.  Ora quelle che i giuristi chiamano – con una brutta parola – due distinte fattispecie, cioè due tipologie leggermente differenti dello stesso diritto soggettivo, traggono la loro fonte da un lato nella Costituzione all’art 10,3 (diritto d’asilo) e dall’altro nella Convenzione di Ginevra recepita in Italia nel 1954 (status di rifugiato). Quando dunque Maroni e questo governo barbaro respingono masse di persone disperate, ammassate in barconi, affamate e assetate, derubate in Liba, derubate in Sudan, costretti nelle mani di carcerieri senza scrupoli e di politici e poliziotti corrotti, quando il nostro governo fa questo, si mette contro la Costituzione e la Convenzione di Ginevra. Ma il problema è ancora più grave. Infatti non si tratta soltanto di un problema di illegittimità dell’azione governativa, cioè di eterodossia rispetto alla norma o alla convenzione. Qui infatti si tratta di un problema antropologico di cultura dei diritti fondamentali della persona. La questione è etica, signori! L’on. Maroni, infatti, come larga parte di questo governo, sembrano stranieri ad un assunto naturale dell’etica umana: il riconoscimento del diverso, del perseguitato, di chi soffre. E’ un istinto carnale ed ancestrale che la madre ha verso un bambino sofferente che non è il suo, è un impulso veramente umano, troppo umano per poter essere capito dal ministro degli esteri. Quello che a me più preoccupa insomma non è il disallineamento in sé dalle norme dell’ordinamento giuridico italiano e internazionale, ma la cultura xenofoba sottesa a questi atteggiamenti da parte di chi ci sta governando.

Ma la cosa peggiore ancora peggiore, perché complice e consapevole, è quella dello scopo elettorale dei consensi guadagnati usando i respingimenti. Guai a chi, per guadagnare un voto, dovrà respingere i diritti umani sacrosanti e intangibili, perché scritti nella natura dall’eternità. 

Dopo tutto, Berlusconi continuerà a vincere ed a imbarbarire la società di perline e palloncini e tutto , compresa la morte impietosa di quella giovane esule chiusa in una sacco nero dell’immondizia, sulla propra di un barcone, si scorderà con una risata scaccia guai ed una velina in più  da ricordare.

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