Consiglio Comunale tra ragioni di partito e ragioni del cuore

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Da sempre sono stato convinto che il processo democratico sia la strada da seguire per la selezione delle cariche pubbliche. Gli uomini spesso scelgono col voto chi per affinità, per doti simpatetiche, per familiarità con le idee o con i geni o per scambio di favori, sia più in grado di assomigliare  alle loro aspettative. Tuttavia conosciamo i rischi attuali del migliore dei sistemi. Infatti, in una società antropologicamente modificata come la nostra, dove la televisione, con il fine di incrementare i consumi, ha generato un tipo umano mutante, come diceva la buonanima di Pasolini, le aspettative e i bisogni sono radicalmente trasformati, esondando drammaticamente dall’alveo della ragione politica.E per razionale mi rifaccio alla nota massima aristotelica che vede l’uomo come animale sociale oltre che socievole. Per abitare la polis servono quindi valori politici, cioè attitudini dell’animo umano con cui leggere la vita associata di molti cittadini Se dovessi fare una classifica io metterei in testa la giustizia e l’uguaglianza. Inoltre riterrei fondamentali la lealtà verso le idee, più che verso i notabili del partito, e lo spirito di servizio e di sacrificio (solidarietà è una parola troppo annacquata) verso il debole, il povero, il senza difesa. Questo per me vuol dire stare a sinistra. 

Purtroppo questi valori sono stati frantumati dalla nascita del pensiero unico moderno e sostituiti dal saper fare, dal know-how delle nuove professioni, dal trionfo della tecnica. Ora qui non si pone in questione l’importanza della tecnica nell’organizzazione del consenso, ma il suo strapotere in un mondo dove la desertificazione  delle idee e dei progetti è inquietante. Die Wueste waechst diceva Nietzche, il deserto cresce. 

Allora insieme a giovani (Mirjam Giorgieri e Francesco Aquino), compagni di viaggio in questa avventura, ho deciso di candidarmi al consiglio comunale, rompendo un lungo silenzio generazionale, perché dobbiamo riappropriarci di un nuovo modo di vivere e abitare la polis, attraverso la ri-scoperta degli antichi valori politici.  Oggi l’espressione fare politica o gestire in modo politico qualcosa hanno – ahimè – assunto significati spregevoli. 

La liquidità post-moederna soffocata dal suo individualismo cieco,  ha bisogno di nuove generazioni in grado di avere una visione limpida e globale della vita sociale.

Ed è anche per questo che ci siamo candidati.

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