L’APPARATO

agora
Oggi è il 17 Gennaio. E’ tardi e scrivo con parte della famiglia immersa nel profondo e rumoroso sonno vicino a me. Oggi si è svolta l’assemblea del Pd di Follonica. Partecipo attentamente e ne esco profondamente convinto che il partito è vivo. E per vivo intendo critico, dialogante, riflessivo, attento.
Al contrario la mia mente associa un’immagine di morte, di stasi, di povera rassegnazione alla parola apparato. Un pò come paralisi – direbbe joyce – per la religione e la civiltà irlandese. Mi ha fatto molto piacere sentire da un delegato, in un suo intervento, la distinzione tra apparato e assemblea di partito. L’apparato è un organismo autoreferenziale, non democratico che riproduce la sua classe dirigente mediante rapporti di riproduzione del potere. L’assemblea è invece un luogo plurale dei cittadini democraticamente eletti, in cui ci si prende cura degli altri. L’assemblea è per definizione estroflessa, affacciata sul mondo della vita; l’assemblea è l’agorà; l’assemblea è la piazza dove si celebra l’incontro di individui che camminano insieme.
Perché l’assemblea non si trasformi in apparato serve una continua cura della democrazia con regole e tempi certi. Mi spiego: se la vita non è infinita, ma liquida e precaria, non si capisce perché lo debba essere un ruolo dentro un partito. Quindi stabiliamo in 5 anni il tempo massimo di permanenza degli organi dirigenti e fondiamo una scuola di formazione politica per favorire il ricambio. Dobbiamo impedire che a fare scuola di politica sia un esercito di mummie decadenti, che, arroccate sui bastioni della cittadella del potere, fanno del clientelismo una ragione di sopravvivenza.
Questi pessimi esempi dovranno essere sostituiti dallo studio, dall’analisi e dalla rielaborazione creativa. Le future generazioni hanno un diritto naturale a tutto questo.
Per vivere come assemblea e non trasformarci in apparato anche noi.

Francesco

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  1. … concordo su tutto quello che hai detto; purtroppo la realtà è che sono gli “apparati” a comandare generando un sistema marcio fino al midollo con i partiti che tengono in mano un sistema che di democratico ha solo il nome.
    La speranza è che dentro a questi apparati nascono delle cellule “cancerogene” che li uccidano per sempre. Spero che tu sia una di queste cellule e spero che tu non sia solo ma la vedo dura.
    Un esempio su tutti: credi che i tuoi propositi in locale, sull’ambiente e sull’inceneritore, i capi del tuo apparato li condividano? Sicuramente a chiacchere si, in campagna elettorale per ottenere consensi ma poi a risultato acquisito faranno quello che “si deve fare” per garantirsi i soldi (più o meno neri) di quei pochi che a bruciare i rifiuti ci guadagnano a discapito della maggioranza.
    Stai per entrare in un mondo molto brutto e, pur non dubitando dei tuoi buoni propositi, penso che rischierai di allinearti al marciume.

  2. Concordo con te in quello che mi dici. In partiti esistono gruppi, lobbies varie che si affiancano ai poteri economici per trane un vantaggio di fazione. Ma bada bene, in molti partiti, e non solo nel partito democratico, vivono queste forme deviate di democrazia. Io credo che gli interventi da fare siano due:
    1. Allargare la sfera della partecipazione alla vita politica- partitica attiva, rivolgendoci a qui soggetti portatori di interessi collettivi autonomi. Oggi il partito trova consensi soprattutto nelle organizzazioni strutturate come i sindacati o alcune forze economiche. Noi dobbiamo invece far partecipare le scuole, i disoccupati, i lavoratori dequalificatii, gli imprenditori con un’etica, i giovani.
    2. Determinare regole certe, condivise e durevoli sulla durata delle cariche interne al partito. Es: un amministratore non può fare il segretario o il membro di una segreteria. Un membro della segreteria deve durare al massimo 5 anni e poi decadere.
    Questo non è impossibile, ma realizzabile con le armi dell’impegno. Follonica è piena di persone critiche e interessate, ma che al momento di riunirsi e partecipare trovano grande difficoltà.
    Spero tu possa sostenere questa battaglia.
    Together we stand, divided we fall.
    Insieme si resta in piedi, divisi si cade.

    Con affetto

    Francesco

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