Diario di un candidato (prima puntata)

MARTEDI’ 13 GENNAIO

Mi trovo in casa con la febbre. Oggi Martedì 13 Gennaio inizio a scrivere, come in un flusso di coscienza, le mie impressioni, le mie idee, i mie malumori, per poterli condividere con voi. Da quando è iniziata questa campagna per le primarie, ormai da un mese , mi chiedo il perché ho fatto questa scelta e cosa implicherà per la mia vita. Vado per ordine. Per il cambiamento. Parola travolgente, di quelle che lasciano a bocca aperta, così anarchica da stravolgere lo status quo. Ma che significa? Tutto da sempre cambia, si muove da una posizione all’altra; anche io non sono uguale a dieci anni fa. Questa parola, tuttavia, non rappresenta solo una condizione esistenziale, ma e soprattutto una necessità politica. Cosa allora va cambiato ? Molte cose. Bisogna cambiare in primis il modello di sviluppo della nostra società. Ciò significa consumare risorse in modo che anche le prossime generazioni abbiano di che vivere. Significa cambiare la nostra cultura consumista verso un virtuoso risparmio dell’energia. Significa produrre energia dal sole. Significa diminuire la cementificazione degli spazi pubblici. Significa differenziare i rifiuti, combattere contro l’inceneritore di Scarlino, per un vivere buono. Non solo quindi cambiare per vivere bene ma anche per un vivere buono, etico, giusto, responsabile. L’altra parola che mi ha spinto ad ingaggiare la lotta contro i mulini a vento, è “partecipazione”. Un anonimo parigino nel 1968 scriveva così: io partecipo, tu partecipi, egli partecipa, noi partecipiamo, voi partecipate, ESSI DECIDONO. Oggi la società civile nelle sue parte organizzata (associazioni, comitati) e nella sua parte “sfusa” (singoli cttadini) non viene inclusa nei processi decisionali. Sembra infatti che molti politici siano affetti dalla sindrome di PIMBY: Please in my back yard. E faccio subito un esempio: il famigerato inceneritore e l’impianto di CDR. Ogni amministratore si è sempre posto il problema di come generare il consenso dei cittadini su di una scelta calata dall’alto, mai ascoltando e informando correttamente la cittadinanza delle criticità dell’infrastruttura in altro loco decisa. Anche questo va cambiato. Ci sono le tecniche per organizzare processi partecipativi in grado di includere tutti gli strati della società civile, rendendoli co-decisori. E badate, non è demagogia, ma rientra nel cambiamento del modello di sviluppo. Proviamo quindi a spostare l’accento dalla sindrome di NIMBY (not in my back yard) alla ben più realistica sindrome di PIMBY che ha contagiato molti amministratori. Come prova mi sembra abbastanza. Dai prossimi giorni continuo, magari analizzando alcuni punti all’ordine del giorno. Ringrazio chi farà lo sforzo di leggere queste righe, cercando di condividere o anche criticando… Grazie inoltre a chi mi ha espresso solidarietà e mi ha incoraggiato con gentilezza e con convinzione in questa scelta importante… Francesco

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