chi ha perso e chi ha vinto ….

Domina sui media e tra i vertici del mio partito, quasi incontrastata, la querelle sul toto vincitore delle ultime elezioni amministrative. La cosa non mi pare tuttavia il problema principale. A mio avviso ha perso prima di tutto un modello di selezione della classe dirigente; come afferma giustamente termometro politico , nel centrosinistra, in particolare nei candidati del PD, si è fatta prevalere l’esperienza, la lunga militanza nelle istituzioni e negli enti, rispetto all’elemento del sogno del cambiamento e ad un progetto politico alternativo. E non parlo del sogno/incubo della belle epoque berlusconiana, fatto di perline e simpatiche ballerine di burlesque sculettanti; quel sogno faceva leva sull’invidia sociale del popolino affamato di bella vita, macchinoni e donne; anche l’operaio vuole il figlio tronista o la figlia velina, insomma. Il sogno invece che è mancato ai seppur validi amministratori scelti dall’entourage bersaniano si sarebbe dovuto fondare sull’offerta di cambiamento. Come quando si sceglie di cambiare vita iniziando a progettare insieme ai propri compagni di viaggio, così il PD era chiamato ad esprimere candidati di rottura con la linea tradizionale del bravo amministratore di turno chiuso nelle torri d’avorio di qualche segreteria regionale. Il sogno civico dei cittadini di Parma, Genova, Palermo (ma anche Napoli e Milano) si basava sulla voglia di essere rappresentati e ascoltati innanzitutto da un sindaco non immediatamente riferibile alla classe dirigente di sempre, quella cioè che burocraticamente e sommessamente afferma che le “cose” non si possono fare perché c’è la legge regionale qui, il decreto ministeriale di qua, ma che poi avalla o ha avallato colate di cemento inutili o inceneritori. Ha perso insomma una classe dirigente che occupa posizioni di potere e gangli nevralgici di apparati da tanto, forse troppo tempo, senza sapere più né ascoltare , né sognare ad occhi aperti un futuro diverso per i propri cittadini. Il bravo amministratore, dirigente di partito, presidente di provincia, con 10 assessorati, oggi non basta più per vincere. Si sono infatti liquefatti i ponteggi che reggevano la struttura partito tradizionale ormai da anni, ma questo i nostri dirigenti non lo vogliono accettare, e si barricano, allora, in frasi che sortiscono effetti comici come : ” è una non vittoria” e “si è vinto senza se e senza ma”. Malgrado tutto, da questo misero e insignificante blog, lo dico ormai da anni che si deve cambiare temi e classe dirigente per vincere. E poi si deve ascoltare, ascoltare e ancora ascoltare i cittadini e i territori. Bisogna infine essere seri e onesti e saper progettare mondi e metodi differenti.
E non sono cose da poco.

Riflessioni di un nottambulo

E un’altra volta è notte e scrivo, non so nemmeno io perché motivo, diceva il poeta Guccini. Eppure di motivi ce ne sarebbero eccome: analisi, riflessioni e considerazioni sui fatti mutevoli degli ultimi mesi. Partiamo dalle “good news”: ho ascoltato l’ultimo album di Sprigsteen e ne sono rimasto favorevolmente colpito;  wrecking Ball è un album di demolizione, come una palla di energia vitale si abbatte sulle costruzioni fittizie di un mondo dominato dai castelli di carta della finanza mondiale. Un mondo dove  finanziarie e banche da investimento hanno capitalizzazioni superiori agli stati nazionali e sono più forti nelle decisioni degli stati stessi. Che venga allora la wrecking ball a ripristinare un ordine mondiale ormai dominato da questo nuovo inafferrabile ospite inquietante. Un ospite che entra nei bilanci delle famiglie e degli stati, determinandone il destino. In questo colpo di palla da demolizione, ci metterei anche la classe politica inefficiente, lontana dai territori, rinchiusa da anni nei palazzi del potere, tra le fondazioni delle banche e le partecipate statali. L’ultima canzone dell’album si chiama “We are alive” e racconta della possibilità di ricreare un nuovo ordine di cose, ripartendo dalle infinite risorse e potenzialità che questo enorme sistema inefficiente e autoreferenziale sta ostacolando. Si tratta tuttavia degli ultimi colpi di coda. Le ultime amministrative hanno evidenziato una crescita dei movimenti civici, legati al territorio e un indebolimento complessivo del sistema partitico tradizionale. Se una rinascita ci sarà, questa partirà dai territori e dai temi dei territori, dalla raccolta differenziata alla gestione intelligente e produttiva dei rifiuti, dalla efficientazione del patrimonio immobiliare, alle nuove e sperimentali forme di partecipazione della cittadinanza (soprattutto del mondo giovanile). Insomma da un nuovo rinascimento civico.  Leggo positivamente la vittoria di Hollande, ma se l’austerità è un male, attenzione a ritornare (corsi e ricorsi) a politiche indiscriminate di spesa pubblica: le risorse sono limitate e non potremmo più permettercele. Il governo Monti dovrebbe – al contrario – stimolare la domanda economica di beni e servizi amici del pianeta, dalle rinnovabili alle detrazioni per gli interventi volti al risparmio energetico. Stessa cosa dovrebbero fare i comuni con i loro strumenti urbanistici. Siamo un po’ in ritardo ma possiamo ancora recuperare anche se non vedo una grande volontà in tal senso: i colossi Enel e Eni sono ancora troppo influenti nelle scelte strategiche nazionali dei governi. 

Chiudo qui i miei pensieri sparsi. La prossima puntata la dedicherò alle scelte del mio comune. 

 

di gruppi, associazioni e gruppetti follonichesi …

 

Da un po’ di tempo, nel tempo libero, mi sono dedicato a costituire assieme ad amici un’associazione di promozione cinematografica e culturale,  senza lucro e con molta passione. Tutto è nato per cercare una risposta alla sempre verde e deprimente giaculatoria contro il “niente” follonichese. Il niente – nella filosofia – è il non-ente, cioè un non-fenomeno, qualcosa che non esiste nella realtà esperienziale. Ma a follonica esiste qualcosa; ed è la noia, la ripetitività di un paese invecchiato, con forme sociali, politiche e culturali profondamente sclerotiche e non stimolanti. Questo lo dico perché amo follonica, non mi si fraintenda. A Follonica esiste insomma una cultura di massa provinciale senza radici vere e proprie; anche ieri sera all’assemblea di quel partito di cui faccio parte non sono riuscito a cogliere questa freschezza culturale, ma ancora molte incrostazioni di passato. Abbiamo pensato quindi di uscire dai binari, di scartare un po’ di lato rispetto ai normali meccanismi di elaborazione del messaggio politico, attraverso la creazione di un cineclub libero e libertario. E credo sia un gesto importante per passare dalle parole ai fatti. Di questa associazione possono far parte tutti, non ha finalità né politiche nel senso basso e deteriore, nweeké strategiche, ma semplicemente vuole far vedere quello che nessuno, compreso noi, non ha mai visto perché non glielo hanno mai fatto vedere. E da qui ripartire, invitando registi indipendenti e autori di libri, canzoni e musica, pittori e scultori per contribuire a promuovere nuove forme culturali dalle cui tracce siamo convinti ne possano nascere tante altre. Anche a Follonica. 

Aggiornamento:

Nel frattempo è nata l’associazione culturale piccolo cineclub tirreno , della quale ho l’onore di fare parte. Tra i suoi scopi , come risulta dall’atto fondativo, c’è la volontà di tendere visibile l’invisibile … Cioè restituire a tutti (appassionati e non ) quelle pellicole e quelle immagini che , nel corso del tempo, l’industria cinematografica ha cancellato dai paesi e dalle piccole realtà … Per gli aggiornamenti sulla programmazione vi invito a consultare il blog :

La catena del ciclo dei rifiuti e altre fantastiche meraviglie …

 

Nella campagna elettorale del 2009, durante le primarie, scrissi un post su questo blog intitolato: “non inceneriranno le nostre idee”. Voglio essere chiaro con i pochi che hanno la pazienza di leggermi. Da quel post non ho cambiato assolutamente idea. Credevo allora, come oggi, della necessità urgente di cambiamento che deve interessare l’intero ciclo integrato. Un cambiamento di mentalità, di cultura del consumo, che deve investire noi quando andiamo a fare la spesa e deve anche passare da un atto d’obbligo della grande distribuzione a rinunciare agli imballaggi in polistirolo e plastiche non riciclabili (vedi le confezioni della carne) . Insomma si deve innanzitutto spendere meno e meglio. Dal Noi cittadini si deve poi – in questa catena – passare all’anello “Comune – Enti locali”. Cosa fa o cosa dovrebbe fare il comune? Il comune dovrebbe aumentare da oggi, da subito, i livelli di raccolta differenziata per arrivare alla soglia almeno dell’80% in città. Come? Con il porta a porta spinto. Lo fanno a San Francisco e lo possiamo fare anche noi, non ci sono scusanti. E se ci sono problemi di sostenibilità economica, perché COSECA è un carrozzone e chiede troppi soldi, allora ci si documenti e si veda qui 

. Il proponente del progetto europeo possiamo tranquillamente essere noi comune. La catena va avanti, perché le politiche integrate dei rifiuti non possono essere fatte da soli, bisogna quindi giocoforza organizzarsi su macro-aree. La provincia intesa come territorio – non come ente territoriale – dovrà dotarsi di impiantistica leggera per affrontare in modo efficiente il recupero e la commercializzazione delle materie prime seconde per coprire – in primis – il fabbisogno di riciclaggio (e non lo smaltimento, parola brutta e inopportuna) sul territorio. Come? Attraverso una norma tecnica da inserire nei propri piani provinciali. Se non lo facesse, per ipotesi, allora credo che i privati potrebbero facilmente organizzarsi in proprio; infatti l’art.182 della L.152/2006 (testo unico sull’ambiente) afferma a chiare lettere che le materie seconde da raccolta differenziata hanno libera circolazione sul territorio nazionale. Insomma, se proprio non siamo in grado di risolvere l’annoso problema di una pianificazione provinciale efficiente, i privati potrebbero comunque investire su queste tecnologie semplici e remunerative. L’ultimo anello sarebbero la regione e lo stato. Entrambi – nelle rispettive competenze – dovrebbero pianificare incentivi mirati (detassazione irap e irpef ad esempio) alle imprese che si occupano della valorizzazione della differenziata e tagliare – invece – i favori (di ogni genere) agli inceneritori, che sono un metodo medievale e dannoso per la salute dei cittadini. Basterebbe per esempio che Follonica, Grosseto e Massa-Marittima arrivassero all’80% di differenziata (si parla di 120 mila tonnellate di rifiuti totali circa – metà del totale provinciale -) per poter avviare il progetto “zero-waste” con la semplice aggiunta di una linea del secco a Strillaie. Ecco che alla fine della catena – pur non volendo parlare di inceneritore – mi è toccato nominarlo. Vorrei insomma che l’occupazione si costruisse a partire da questo presente e non dalla difesa ostinata del passato e di certi importanti investitori. Per far questo servono però tutti gli anelli.
Intanto facciamo che nessuno possa incenerire le nostre idee, oggi come allora.

Miscèl ma belle … sont le mots che mi fanno arrabbiare …

 

Tra le cose che mi hanno più colpito in questa settimana c’è senza dubbio la faccia del sottosegretario  Miscèl Martone; quei tratti somatici da rampollo perbene, cresciuto certamente negli ambienti che contano, nei salotti buoni romani, in quei circoli antichi dei Parioli dove Letta, Catricalà e Delise si incontrano cordialmente per tirare al piattello … Miscèl è uno che non si rende neanche conto di quanto sangue possa una famiglia monoreddito sputare per mettere in equilibrio un mutuo, l’imu, la tarsu, l’irpef, l’energia elettrica, il gas, il bollo, l’assicurazione rc, le spese di manutenzione di una casa, la spesa per mangiare e un figlio all’università. Miscèl è uno che non si rende neanche conto dei chilometri di libri, di sintassi, di riferimenti colti che separano un figlio di una famiglia con bassa scolarizzazione e il frequentatore di tiri a segno pariolini. L’ascensore sociale in questo paese medievale e corporativo non ci potrà essere fin tanto che non esisterà una scuola che metterà sullo stesso piano i Miscèl e il giovane destinato al lavoro manuale. Non ci potrà mai essere finchè il 10% delle famiglie continuerà a detenere il 50% del reddito. L’uguaglianza economica è l’unica strada per rallentare la corsa dell’ascensore di Miscèl e accelerare quella dei destinati al tornio.  Tuttavia, a vedere quella faccia incorniciata da quegli occhialini seduta con autocompiacimento tra l’ebete e il padronale tra gli scranni del governo, capisco perché ho sempre scelto – fin da piccolo – di stare esattamente dall’altra parte. 

parlando del naufragio del paese …


Oggi da Roma a Follonica con il treno regionale ho impiegato 4 ore e qualcosina, dalle 18.12 alle 22.15. Naturalmente sono arrivato con un altro treno, perché quello su cui viaggiavo era stato definitivamente messo al tappeto da un fantomatico cervo suicida. Alle 21.15 confidavo vanamente di poter essere qui per una riunione. Purtroppo- è brutto da dirsi – non sono i rari disastri marittimi il problema di questo paese, ma quelli che al contrario si ripetono nella quotidianità, nella routine, nella apparente normalità, come ad esempio una flotta di treni vecchia e non manutenuta che percorre con scarsa frequenza tratte ad alta densità di pendolari. L’amministratore delegato dice in un’intervista recente che si dovrebbero aumentare i contributi statali per chilometro, nonché far lievitare le tariffe. Il vero problema di questo paese è invece un’endemica incapacità a gestire le risorse in modo efficiente. Non ce la facciamo, è più forte di noi. E poi ci sarà sempre il debito, la mancanza di liquidità, il vento, la pioggia, le condizioni di salute non perfette e la sempre verde “forza maggiore” per cercare una scusa al mancato adempimento.
Insomma, più che la Concordia naufragata al Giglio, credo che l’immagine più calzante per descrivere il mio paese sia invece il treno abbattuto dal cervo suicida.

Si ritorna a scrivere …

 

Dopo un po’ di tempo, rieccoci qua, a raccontare un po’ di cose successe negli ultimi mesi di latitanza dal blog inattuale. Il livello nazionale, il cambio di governo, ha coinciso con la fine di un incubo; seppure il tecnocrate non sia il migliore dei mondi possibili,  sembra davvero di vivere in un altro pianeta.

Oggi il parlamento si è risvegliato dal letargo e – conformemente alla sua nomea – ha deliberato contro l’autorizzazione a procedere chiesta nei confronti di un pericoloso camorrista. Fumus persecutionis? O fumus impunitatis? Anche se a scuola non ero una cima in latino, credo questo sia un altro brutto segnale di fine impero. L’atra brutta notizia, a questa collegata, è la decisione inconsulta della Consulta di respingere il #referendumelettorale. Così si lascia la decisione ai partiti in parlamento: ricordo gli stessi partiti, con la stessa classe dirigente, che hanno scelto Cosentino, Papa, Scilipoti, Razzi, le veline, il Trota, Gasparri e chi più ne ha più ne metta; dati presupposti è difficile essere fiduciosi, ma siamo comunque  chiamati ad esserlo. Lo dobbiamo a tutti quei giovani precari che non possono permettersi un mutuo, che hanno smesso di cercare lavoro o che hanno definitivamente lasciato il paese. Basta fare un giro a Follonica per vedere un deserto popolato unicamente da ultra-settantenni e immigrati in cerca di speranza.

A proposito di Follonica. Si dovrà a breve votare il nuovo regolamento dell’IMU (la vecchia ICI) . In gruppo consiliare abbiamo deciso la linea della razionalizzazione della spesa o spending review come dicono i fighetti  (ci sono ancora tante spese inutili da contrarre o eliminare) rispetto a quella dell’aumento ulteriore della pressione fiscale. Credo inoltre giusto discutere su ulteriori abbattimenti dell’aliquota per chi paga un mutuo sulla prima casa o per quelle famiglie con fasce di reddito inferiori alla soglia di povertà … Sarebbe un segnale importante da dare ai cittadini ….

 

 

 

 

 

Altra lettera a un ex sindaco di Follonica

Caro Enrico, visto che i tempi sono cambiati, ti volevo esprimere su questo blog tutta la mia sincera vicinanza e solidarietà per l’episodio increscioso accadutoti e che ho appreso dai giornali. Credo fermamente che la pubblica amministrazione, soprattutto negli enti locali territoriali, sia chiamata ad essere amica del cittadino, qualsiasi cittadino; deve essere un presidio per aiutare a risolvere problemi, cercando insieme agli utenti le soluzioni più opportune; credo (e siamo in molti a pensarlo, te lo assicuro) che una p.a “carabiniere” che sa solo sanzionare, quando addirittura trattare in malo modo i cittadini, eserciti molto male le funzioni che le sono proprie. Ci sono norme, infatti, come l’educazione e il rispetto che non si trovano nei testi unici o nei decreti ministeriali. Queste norme sono invece iscritte nell’animo umano e nella cultura di un popolo e si chiamano, molto semplicemente, “civiltà”.
In fondo, anche il grande poeta Bertolt Brecht, in una sua poesia molto famosa intitolata “Piaceri” , alla fine chiudeva con “essere gentili”, “freundlich sein”. Mi ha sempre colpito l’idea che l’essere gentili sia un piacere (addirittura una “Vergnuegung”, che in tedesco è quasi un divertimento, un godimento dei sensi) e non un dovere sociale o un precetto giuridicamente sanzionato. Mi ha sempre colpito questa spontaneità frutto di una civiltà migliore.
Credo che la nostra P.A debba iniziare a vederla un po’ così, come bertolt.

Saluti fraterni

Francesco