Miscèl ma belle … sont le mots che mi fanno arrabbiare …

 

Tra le cose che mi hanno più colpito in questa settimana c’è senza dubbio la faccia del sottosegretario  Miscèl Martone; quei tratti somatici da rampollo perbene, cresciuto certamente negli ambienti che contano, nei salotti buoni romani, in quei circoli antichi dei Parioli dove Letta, Catricalà e Delise si incontrano cordialmente per tirare al piattello … Miscèl è uno che non si rende neanche conto di quanto sangue possa una famiglia monoreddito sputare per mettere in equilibrio un mutuo, l’imu, la tarsu, l’irpef, l’energia elettrica, il gas, il bollo, l’assicurazione rc, le spese di manutenzione di una casa, la spesa per mangiare e un figlio all’università. Miscèl è uno che non si rende neanche conto dei chilometri di libri, di sintassi, di riferimenti colti che separano un figlio di una famiglia con bassa scolarizzazione e il frequentatore di tiri a segno pariolini. L’ascensore sociale in questo paese medievale e corporativo non ci potrà essere fin tanto che non esisterà una scuola che metterà sullo stesso piano i Miscèl e il giovane destinato al lavoro manuale. Non ci potrà mai essere finchè il 10% delle famiglie continuerà a detenere il 50% del reddito. L’uguaglianza economica è l’unica strada per rallentare la corsa dell’ascensore di Miscèl e accelerare quella dei destinati al tornio.  Tuttavia, a vedere quella faccia incorniciata da quegli occhialini seduta con autocompiacimento tra l’ebete e il padronale tra gli scranni del governo, capisco perché ho sempre scelto – fin da piccolo – di stare esattamente dall’altra parte. 

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