Se dovessi pensare alle emergenze della mia città (come uso malvolentieri questa parola da follonichese), collocherei il degrado urbano di certo non tra i primi posti. Eppure il centrodestra Follonichese, ormai da giorni, non fa altro che scrivere – sulla stampa nostrana – di strade sporche, di escrementi trovati ovunque, di marciapiedi distrutti, di macerie, siepi lasciate incolte e – last but not least – di macchie sulla piazza a mare dovute alla caduta delle bacche dai gelsi. I nostri oppositori redarguiscono l’amministrazione affermando – sul corriere di oggi – quanto di gran lunga sarebbero state preferibili le ben più mediterranee tamerici, rispetto ai cinesi (forse gli rievocavano il comunismo) gelsi. Al di là di qualsiasi considerazione politica in apologia dell’amministrazione di cui sono parte, vorrei per un attimo spostare il riflettore su un tema per me fondamentale e che ritengo rappresenti la vera questione dirimente per la felicità collettiva della città: la fuga dei giovani, dei miei coetanei verso lidi più ospitali a causa della scarsa qualità del terziario locale e dell’incapacità di generare impresa competitiva sul territorio. E l’amministrazione che dovrebbe fare? Sicuramente non stare a guardare. L’amministrazione deve  infatti formare le nuove generazioni alla cultura di impresa , insegnando loro la strada per mettersi in proprio e per investire sulle loro conoscenze e sulla loro creatività: la città le deve trattenere offrendogli la possibilità di vivere un’esistenza autosufficiente e dignitosa sul territorio in cui sono nate.  Per fare questo serve, secondo me, anzitutto un primo step: potenziare lo sportello unico per le imprese (SUAP), come già stabilito nel programma della coalizione attualmente al governo. Questo sportello dovrebbe avere per me tre caratteristiche fondamentali. 

1. Informare i giovani sugli  strumenti normativi di sostegno alle piccole attività imprenditoriali (vedi legge 185/2000) e al contempo assitereli nella preparazione di un piano di investimento per lo sviluppo della loro attività.

2. Formare i giovani attraverso corsi di formazione per scegliere la forma giuridica più adatta (nella fase genetica) e per acquisire la Techne (know how non mi piace) per gestire l’impresa in modo intelligente (nella fase successiva). 

3. Fornire ai giovani aspiranti imprenditori un servizio attivo di consulenza per sbrigare tutte quelle pratiche formali antecedenti allo start up. Mi riferisco soprattutto all’intermediazione per trovare un fondo da affittare, alle consulenze, agli atti costitutivi di società, alle licenze. Il giovane aspirante imprenditore dovrebbe essere assistito da una struttura pubblica (sarebbe auspicabile che lo SUAP lavorasse a stretto contatto con la Camera di Commercio) in tutta la fase preparatoria, affinché la sua idea possa prendere forma in modo veloce ed economico, evitando così il ricorso dispendioso ad intermediatori immobiliari, avvocati e commercialisti,  spesso poco coordinati tra loro. Si potrebbe pensare, per finanziare la cosa, ad una tariffa extra per pagare il servizio ed implementare così l’attività dello sportello. 

Infine sogno, con un po’ di concreta utopia, una una piccola imprenditoria giovanile verde e sostenibile, che – aggregandosi in un distretto – sia anche in grado generare un indotto capace di incidere sulle  abitudini e sul modello di sviluppo locale. 

Insomma prima delle tamerici sarebbe opportuno pensare, anche con la collaborazione dei nostri oppositori, allo sviluppo economico del territorio ed all’avvenire della mia povera e fuggente generazione.